Write on Martedì, 07 Gennaio 2014 Pubblicato in Bolentino

Il bolentino su medio fondale, si pratica a una profondità compresa tra i 25 e i 70-80 metri, in prossimità di rilievi o di secche. Le migliori poste sono le zone di sabbia o fango con scogli sparsi, nelle cui vicinanze si ancora la barca per pescare immediatamente sotto la caduta dello scoglio, provando anche a mezz’acqua e sulla sommità. Ricche zone di pesca sono sicuramente i relitti e in tutte le variazioni batimetriche.
Il protagonista di questo tipo di pesca è il pagello fragolino, preda presente in abbondanza da inizio autunno sino a fine primavera. Sgombri, orate, scorfani e tanute sono altre prede che si possono trovare all'amo se pratichiamo questa tecnica.
Per la pesca a bolentino di medio fondale viene utilizzata un'attrezzatura che va a cavallo tra il bolentino leggero e il bolentino di profondità;
possono essere utilizzati terminali con tre-cinque ami innescati con vermi, o meglio ancora un’esca bianca, tipo calamaro a strisce.  L'imbarcazione ha la sua importanza, deve essere spaziosa, con un pozzetto che consenta una buona agilità di manovra e un motore piuttosto potente considerando che le poste di pesca solitamente si trovano oltre le sei miglia dalla costa. La canna deve avere una lunghezza da 1,80 a 2,40 metri con una potenza di 80-160 Libbre.
Il piombo deve avere una grammatura tale da resistere alle forti correnti che spesso si agitano sotto l'imbarcazione.

Le esche più indicate sono il verme americano e il gambero o la seppia per l'amo che pesca più prossimo al terminale. Sulla barca non deve mancare un minimo di strumentazione, come una bussola, un GPS e un buon ecoscandaglio che raggiunga almeno la profondità di 150 metri. Una volta scelta la zona di pesca, se su fondale roccioso ci si ancorerà da prua in maniera da agevolare le azioni di pesca, se su fondale sabbioso lo scarroccio è sempre una delle alternative che possono regalare magnifiche prede.

Write on Giovedì, 07 Novembre 2013 Pubblicato in Video

Gallery completa di video sulla pesca dalla spiaggia a Bolentino

Write on Domenica, 16 Giugno 2013 Pubblicato in Bolentino

Nella pesca a bolentino, di segreti per catturare una quantità maggiore di pesci ne esistono ben pochi possiamo però seguire dei piccoli accorgimenti, che in Un certo senso possono aiutarci nello svolgimento della nostra tecnica. Nella preparazione dell'attrezzatura dobbiamo innanzitutto inserire una perlina sulla lenza madre prima di legare la girella con moschettone che servirà per il collegamento della madre con il terminale. Detta perlina, ha soltanto lo scopo di fine corsa della girella evitando che questa, una volta effettuato il recupero della lenza dal fondo possa, per diversi motivi, incastrarsi nell'apicale della vetta, creando problemi di rottura della vetta stessa. I piccoli accorgimenti tecnici riguardano soprattutto la preparazione dei finali.
Ci aiutano in questa operazione i gariali che, come sempre, sono alla costante ricerca di innovazioni tecniche le quali si trasformano, per i profani, in vei e propri segreti. terminali, come ben sapdiamo, dovranno essere ostruiti in base al luogo e soprattutto al tipo di preda che intenderemo insidiare. Alla base della preparazione dei finali c'è l'esigenza di evitare gli in frbugliamenti, dovuti al Correnti, alla profondità di pesca e alla discesa e alla risalita del terminale dal fondo.

Per questi motivi si è cercato di creare dei terminali pressoché perfetti, Ostruendoli con particolari accorgimenti in modo da rendere nullo ogni qualsiasi attorcigliamen10. Si è iniziato quindi ad adottare il sistema della girella a barilotto di dimensioni micro fermata tra due nodi e due perline, sistema molto efficace, ma che a giudizio di molti a causa dell'aggiunta dellegirelle appesantiva molto la lenza. La mente del garista si è messa subito in moto e sul mercato sono uscite a ruota due novità che hanno rivoluzionato il sistema di costruzione dei terminali. Per prima la Clessidra di Giorgio Lazzini, la famosa Clapsy, molto più leggera della girella che consente una completa rotazione del bracciolo intorno alla madre.

La seconda é la Tecnosfera, distribuita dalla Tecnofish che altro non è che una piccola pallina di plastica (in varie misure) con doppia foratura, una per la madre, e l'altra per il bracciolo. Con questo sistema la rotazione è completa evitando qualsiasi torsione. L'ultima novità del mercato è stata presentata dalla ditta Stonfo di Firenze. Una piccola sfera in lega con un gancetto, (il tutto di tre dimensioni di cui una micro) permettono la completa rotazione del bracciolo e la sostituzione veloce dello stesso per mezzo di un comodo gancetto. Ultimo argomento di discussione, non per importanza, ma perché solitamente è quello che viene messo per ultimo nella lenza, è il piombo. Anche qui i garisti hanno lavorato alacremente fino a creare dei piombi antingarbuglio, tutto si ottiene mettendo una girella con moschettone al piombo per una completa rotazione e quindi riducendo al massimo i momenti torcenti. Per questo motivo, il sottoscritto, ha creato con la ditta BIst di Brescia una serie completa di zavorre da bolentino che offrono tutti quei requisiti richiesti: rotazione, forma e colore. Infatti oltre alla rota• zione, la forma del piombo è molto importante. Un piombo dovrà essere in tutti i casi di forma il più possibile aerodinamica per creare il minimo attrito sia in discesa che in risalita dal fondo. Infine, da non sottovalutare li colore: molto spesso infatti un piombo colorato può attirare un pesce verso le esche aumentando le possibilità di cattura. Bisogna comunque tener sempre presente che molto spesso è importante usare terminali extrasottili specialmente in quei luoghi dove il pesce è particolarmente restio ad abboccare. Importante anche l'utilizzo di esche il più possibile fresche e quando occorrono, secondo i tipi di pesca, vive. L'innesco dovrà essere sempre curato al massimo senza mai scordarci di alternare sempre i tipi di esche in nostro possesso. Il pesce può infatti in quel momento preferire un'esca ad un'altra.

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Bolentino

Possiamo parlare di "piccoli " accorgimenti "super" che spesso ci aiutano nella nostra tecnica di pesca preferita. Per parlare, però, di tutte quelle cose che servono per una determinata tecnica servirebbe più un libro che una rubrica; vediamo quali sono le principali e soprattutto le più pratiche da mettere in opera. 

Pesca ancorati o a scarroccio

Può capitare spesso che nella pesca a fondo dalla barca non dobbiamo per forza di cose tenere la canna in mano e quindi siamo costretti (ad esempio se peschiamo con due canne per pescatore) ad appoggiarla.
I portacanne ad incasso sono da escludere, come quelli orientabili, in quanto le canne disposte in tali portacanne sono spesso posizionate verso l'alto ed è molto più problematico l'avvistamento della toccata. Per tale motivo siamo costretti a tenere le canne abbassate. Come sappiamo, però, il movimento oscillatorio della barca fa sempre scivolare le canne, specialmente quelle appoggiate sulla battagliola, finendo per accatastarle l'una sull'altra con un ingarbugliamento inevitabile. Basta, in questo caso, approvvigionarsi di piccoli elastici con due fermi ai lati e arrotolarli alla battagliola in modo da creare dei fermi contro i quali le canne poste in pesca sono costrette a fermarsi. 

La pasturazione

Pasturare dalla barca è spesso cosa semplice, non sempre è semplice usare perfettamente la pastura. Come sappiamo nella pesca ancorata, specialmente ai pesci di mezzofondo, abbiamo la necessità di far sostare i pesci ad una determinata altezza dal fondo. Nella maggior parte dei casi usiamo legare ad una caluma il sacco della pastura e caliamo il tutto all'altezza desiderata. 

Come sappiamo, molto spesso un solo sacco di pastura non basta e quindi, una volta terminato il primo, siamo costretti a salpare la caluma, a togliere il sacco vuoto, legare il nuovo e quindi ricalare il tutto. Detta manovra, che ci fa perdere momenti preziosi, magari con i pesci sottobordo, può essere evitata legando ai sacchi di pastura da sostituire un piccolo moschettone di acciaio inox e, ogni volta ci sarà da effettuare l'operazione, sarà sufficiente attaccare il moschettone alla caluma calata in mare e far scendere il nuovo sacco che si fermerà appena arriverà sul sacco di pastura terminato che servirà, in questo caso, da fine corsa. 

Pesca in profondità

Senza dubbio la pesca in profondità è quella che richiede i grandi accessori o meglio tutte quelle invenzioni che aiutano in qualche modo la tecnica di pesca e tutte quelle operazioni per far sì che la pesca riesca nel miglior modo possibile. Basti pensare ai salpabolentini elettrici e ai calatori di filaccioni. Senza dubbio efficace e sicuramente facile da manovrare è un grande accessorio come il pallone salpaancore.E' infatti impensabile salpare l'ancora a circa 200 metri di fondale e/o oltre con il solo ausilio della forza delle braccia e d'altronde non tutte le barche dispongono di un salpa ancore. In tali situazioni è sufficiente prendere un grosso parabordo, magari di forma rotonda, e applicare, mediante uno spezzone di corda legato nell'apposita campanella in gomma, un grosso moschettone di acciaio inox (dovrà essere grosso in modo da far passare la catena della nostra ancora).

Al momento di salpare il tutto sarà sufficiente inserire il moschettone nella caluma dell'ancora, gettare il pallone in acqua e legare il capo della calurna dell'ancora alla bitta della barca. Sarà ora la volta di mettere in moto il motore e trascinare il tutto. Inizialmente la caluma scorrerà nel moschettone fino ad arrivare alla catena che, una volta entrata nello stesso, manterrà con l'aiuto del pallone la nostra ancora in superficie. Sarà allora il momento di tornare con la barca verso il parabordo recuperando tutta la caluma rimasta in superficie senza durare il minimo sforzo.

Write on Giovedì, 13 Giugno 2013 Pubblicato in Bolentino

La pesca a bolentino effettuata su fondali molto consistenti, come tutti sappiamo, può riservare sorprese a non finire. Infatti, esercitando la nostra tecnica a partire da 100 metri, quasi sempre non sapremo cosa ci aspetta all'altro capo del filo, specialmente se avremo calato esche di dimensioni voluminose. Per tutti questi motivi chi si reca a pesca di profondità non parte con l'idea di catturare una specifica specie: una volta individuata la posta giusta, cerca in qualche modo di catturare quello che "passa il convento". Questo discorso vale per un classico calamento a tre ami, con piombo terminale, usando gli inneschi del gambero di paranza, del trancio di calamaro o del filetto di sarda. Contrariamente, quando invece caliamo un terminale con uno o due braccioli di nylon o di cavetto di acciaio che recano uno o due ami del 6/0 innescati con una sarda intera, siamo coscienti che qualcosa di grosso prima o poi dovrà abboccare: una gallinella, un San Pietro oppure un grongo. Mai e poi mai capiterà invece di catturare un pesce piccolo. Se questa è la teoria, la pratica come sappiamo è del tutto diversa e ciò che poi è capitato al sottoscritto in una recente battuta di pesca lo dimostra ampiamente. 

Cronaca di pesca

Calamenti appropriati per pesce grosso, esca voluminosa e alla prima cala... una castagnola rossa, alla seconda una boga; senza considerare che tutte le volte che l'esca arrivava sul fondo (105 metri) veniva letteralmente presa d'assalto da questi pesciuzzi. Le soluzioni a questo punto erano davvero poche, come pochi, o quasi erano i pesci belli portati a bordo. Fatto sta che, nella noia di vedere attaccate le nostre esche in maniera inesorabile, un componente della battuta ha lasciato la canna in mare con una boga allamata.Il San Pietro si è rivelalo un predatore formidabile e le sue preferenze sono rivolte solo all'esca viva.  La canna si piegò di colpo lasciando di stucco tutti i pescatori a bordo. Una resistenza iniziale al recupero e poi un peso morto che veniva dal profondo blu. Quella passività dava però adito a scarse speranze. Poteva essere un polpo, un'aragosta (ci è capitato diverse volte), oppure... un pesce buono. Cosi fu, infatti; circa venti metri sotto la barca incominciammo a vedere una massa scura che piano piano veniva a galla. Occorse poco tempo per capire che si trattava di un bellissimo pesce San Pietro. Di lì a poco, dopo i complimenti al pescatore, notammo che il nostro esemplare aveva letteralmente Ingoiato la boga rimasta allamata. la brillante idea iniziale si era rivelata vincente. Decidemmo allora di lasciare tutti la canna in pesca con l'eventuale piccola preda che sarebbe rimasta allamata... ma, come tradizione vuole, da quell'istante sia le boghe che le castagnola rosse decisero di mangiare a sbafo, senza pagare il pegno dell'amo.

 Primi tentativi

Cambiammo allora sistema.
Montammo una canna per catturare le esche e, preparata una lenza con ami piccoli e un pezzetto di totano, calammo sul fondo. Alla prima cala catturammo subito una boga ed una castagnola, che appena salpate furono innescate e rimandate sul fondo con una canna ed un finale adeguati ad ... una preda come il San Pietro. Passarono alcuni minuti, una decina circa, ma nessun segno veniva dalla canna calata con l'esca 'che credevamo viva. Contrariamente alle nostre aspettative, e come legge di natura vuole, le nostre esche salpate dalla profondità non avevano resistito alla velocità del recupero, per cui erano inesorabilmente morte e quindi poco appetibili. I tentativi successivi di innescare pesci vivi furono vani, per cui incominciarono a fioccare le idee destinate ad escogitare un qualcosa che potesse portare una boga o una castagnola rossa viva e guizzante sul fondo, A nulla servirono il recupero lento dell'esca, il suo mantenimento nella vasca del vivo e la reimmissione veloce in acqua. Dopo un po' di tempo ad un amico di pesca venne un'idea che ritenni inizialmente banale, ma che presto, invece, si rivelò un successo inaspettato.

 L'intuizione geniale

Avrebbe provato a pescare le carpe come nel lago, a carpfishing! Iniziammo a preparare un terminale da bolentino così distribuito: lenza madre dello 0,50, girella a barilotto fermata tra due perline e due nodi piani a quattro giri: a distanza di circa 60 centimetri un piombo da circa 200 grammi. Alla girella fissò un bracciolo di lunghezza di 40 centimetri al quale legò un amo del 4/0. E qui venne il bello. Sulla curvatura dell'amo legò un bracciolo di nylon di diametro dello 0.20 di lunghezza di circa 10 centimetri al quale fissò un amo del n. 10. Preparato un bocconcino di totano, lo mise sul piccolo amo e calò la lenza sul fondo con un piombo da circa 200 grammi. «State a vedere!», disse. Appena la lenza giunse sul fondo le boghe attaccarono l'esca e subito una rimase allamata. A questo punto appoggiò la canna alla battagliola della barca ed attese. 11 vettino della canna era tutto un sussultare continuo a causa della boga. Sussulto che improvvisamente si tramutò in una curvatura completa dell'attrezzo. Un enorme San Pietro era rimasto ingannato dal finale trabocchetto. Una volta in barca notammo che il pesce si era letteralmente ingoiato la boga, il bracciolino e tutto l'amo del 4/0. Con questo sistema quel giorno abbiamo continuato a catturare diversi esemplari: sinceramente il nostro amico dulciacquicolo ci aveva dato una bella lezione di pesca. Pensando ad una cosa abbastanza casuale, data dal momento e soprattutto dalla giornata, ho ripetuto il tentativo su altre secche in condizioni diverse ed ho potuto constatare un successo inaspettato. Tale sistema si rivela soprattutto positivo quando nella zona di pesca è presente la minutaglia che continuamente attacca le esche. Forse proprio per questo i pescetti creano sul fondo una situazione che attira i pesci predatori in zona. Da notare anche un fatto particolare: i nostri San Pietro abboccano quasi esclusivamente alla castagnol rossa ed alla boga, disdegnando gli altri pesci, anche se vivi.

Molti esperimenti sono seguiti a tale battuta di pesca, che ci hanno insegnato sempre cose nuove; addirittura adesso usiamo un finale con tre braccioli e il piombo terminale in modo da offrire sempre l'esca in pesca al predatore. Infatti con un solo amo poteva capitare che il boccone fosse mangiato, oppure che la boga si slamasse dopo poco. Con tre bocconi abbiamoquindi maggiori possibilità, ma soprattutto abbiamo il vantaggio di poter lasciare in pesca la canna un tempo nettamente superiore. In caso di assenza completa di minutaglia possiamo lo stesso tentare con il pesce vivo, catturato a terra e mantenuto in una apposita vasca. Abbiamo constatato che i pesci catturati in acqua bassa, soprattutto le boghe, vivono senza particolari problemi anche se calati a profondità. mentre è una cosa completamente diversa per quelli catturati sul posto, salpati e poi rimessi in acqua.

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