Write on Domenica, 16 Giugno 2013 Pubblicato in Pesci

La spigola è una preda di tutto rispetto, che, al suo massimo accrescimento, raggiunge il metro di lunghezza per 12/13 chilogrammi di peso. L'aspetto grintoso, è degno di un predatore che l'evoluzione ha reso una "macchina" perfetta. Quando è giovane e di taglia ridotta, può sviluppare abitudini gregarie. Gli esemplari più grandi però conducono generalmente una vita solitaria ed errabonda. La spigola è un pesce che si può catturare tutto l'anno ma in particolare d'inverno, specialmente nei mesi di dicembre e gennaio. Durante questi mesi le grandi spigole sono in piena attività. Nessun problema per loro, ma noi se vorremo incontrarle dovremo attrezzarci per affrontare parecchi disagi: il freddo, la pioggia, le mareggiate. Disagi spesso ripagati da entusiasmanti catture di esemplari che possono di frequente superare il peso di 5 chilogrammi. Quando e dove caccia La spigola è insuperabile nello sfruttare le forti correnti sottomarine, nel rendersi praticamente invisibile in mezzo alle onde, alla schiuma e ai corpi in sospensione.

I momenti migliori per insidiarla coincidono con una bella mareggiata in avanzata fase di scaduta, con i bruschi abbassamenti di pressione atmosferica, con i cambi di marea specie nella fase montante e al culmine dell'alta. Anche con il mare calmo tuttavia, la spigola non cessa la sua perenne azione di caccia. E possibile ottenere buoni risultati anche in situazioni di bonaccia, ma in questo caso il serranide diventa molto più diffidente e attento a qualunque situazione anomala. Le possibilità di pesca coprono più o meno tutta la giornata, ma aumentano durante le ore a cavallo dell'alba e del tramonto. Anche la notte però l'attività di caccia si intensifica, facendo della spigola uno dei predatori notturni per eccellenza. 

Spigole di notte

Si può pescare a rockfishing di notte? La risposta è senz'altro si, soprattutto se si parla di spigole. Anche in questo caso le opportunità più favorevoli prevedono la presenza di un certo moto ondoso. La presenza di pesci è infatti favorita dall'azione delle onde che strappano e tra sportano in mare i tari ti organismi che vivo no abbarbicati alle pa reti di roccia. Dunque. durante una scaduta di mare, le nostre possi bilità di cattura saran no decisamente più alte. La pesca della spigola, specie dall'habitat quanto mai eterogeneo, consente di mettere in evidenza un vantaggio della pesca notturna. Come abbiamo già accennato, riserveremo le nostre attenzioni alle punte rocciose più slanciate, ma non sarà indispensabile disporre di fondali abissali. Le spigole amano cacciare anche in poche spanne d'acqua e il buio non fa che favorire questa loro propensione. Punti di pesca ideali dunque sono le zone costiere dove costoni e piccole calette dal fondo misto, si succedono senza soluzione di continuità. Raccomando però di scegliere una zona che consenta buone possibilità di movimento. 

La spigola di giorno

Durante il giorno buone potenzialità dimostrano le estremità di piccole cale dal fondo sabbioso, che interrompono lunghi tratti di costa rettilinea, anche se piuttosto ripida. Dagli apici di questi fiordi, la situazione è di solito favorevole. Il gioco delle correnti trasporta all'ingresso di queste bocche grosse quantità di sabbia insieme a detriti e piccoli organismi. Si tratta quindi di un punto di concentrazione per tutti i pesci della zona che vi si recano alla ricerca di cibo. Si trovano interi branchi di muggini e salpe, occhiate, saraghi, orate e, pronte a piombare su qualche piccolo pesce distratto, le spigole. La tecnica di pesca prevede attrezzature leggere e sensibili, ma che all'occorrenza sappiano sfoderare la grinta necessaria a far fronte a situazioni più difficili. Una canna che insomma consenta di passare con disinvoltura dai saraghi alle spigolone più grosse. Poiché i rischi di afferrature ed abrasioni sono ridotti, il fluoro carbon da impiegare può essere relativamente sottile. Tuttavia è da considerare che spesso occorrerà salpare al volo la preda, pertanto il monofilo deve consentire anche questa rischiosa manovra. Anche la piombatura non deve essere troppo pesante, giusto il necessario a permettere il caricamento della canna e a far giungere l'esca a qualche decina di metri dalla nostra postazione. Il movimento della zavorra in questo caso non è un handicap e anzi può risultare un vantaggio, vantaggio tanto più rilevante quanto più il piombo è leggero. Di norma non sono assolutamente necessari lanci molto lunghi. La zona da raggiungere è infatti abbastanza prossima alla riva. I punti caldi" seguono la linea di demarcazione tra la prima fascia di roccia e l'inizio del piano sabbioso. Pescando dalle estremità delle cale invece, oltre ai punti tra sabbia e scogli, potremo, se possibile, cercare di raggiungere il centro dell'insenatura. Miriamo alla fascia nella quale la corrente in uscita si smorza, oppure alla zona dove i le onde si rovesciano su se stesse. 

Esche e Calamenti 

L' possibile catturare la spigola con un'infinità di esche tuttavia nel rockfishing l'esca vincente è sempre quella viva. Qualsiasi pesciolino può fungere da richiamo, ma un bel cefaletto da circa 100/150 grammi costituisce per la nostra un'attrazione formidabile. Se si sceglie di pescare questa specie direttamente dalla nostra postazione, l'azione di pesca di questa minutaglia ha anche degli effetti positivi sull'efficacia delle nostre esche. Di solito si utilizza un brumeggio a base di sarde. Non c'è dubbio che un simile accorgimento sia efficace. Ma forse pochi sono abituati a considerare "pastura" anche la presenza di un branchetto di muggini che litigano per accaparrarsi i piccoli bocconi della pastura. La spigola, sempre pronta a sfruttare tutte le situazioni favorevoli, è irresistibilmente attratta da scene del genere. Quale migliore occasione per portare a termine uno dei suoi agguati? Vi capiterà pertanto spesso di osservare l'improvvisa fuga dei muggini radunati intorno all'esca. E' il momento in cui il predone entra in azione. In mancanza dei cefali possono funzionare molto bene anche altre specie: occhiate, piccole salpe, saraghi e anche anguille! Queste infatti, insieme al già citato muggine, rappresentano una delle prede preferite dalla spigola. Il fluoro carbon madre da impiegare in questo genere di pesca è normalmente da 0,35/0,40 millimetri di diametro, lasciando allo 0.50 millimetri il compito di intervenire nelle situazioni più difficili. Per quanto riguarda i terminali il discorso va riferito alla differenziazione tra esche vive e morte. Con il vivo, salvo sorprese, visto che il nostro avversario è la spigola, il terminale (uno solo) sarà piuttosto lungo e sarà costituito da circa 1/2 metri di fluoro carbon da 0,40 millimetri che può anche scendere anche sino allo 0,30 con mare calmo, fondali uniformi e spigole molto diffidenti. Il terminale in questione sarà generalmente ad un solo amo di misura variabile, in funzione dell'esca, dal 2/0 al 4/0 circa. 

Mare operto

 Con le esche naturali morte è possibile utilizzare anche più di un calamento, da 80 centimetri, confezionato con lenza da 0.35/0.40 millimetri. Le esche possono essere le più varie. Tuttavia sono da preferire quelle che consentono di preparare inneschi resistenti e abbastanza voluminosi: trance di calamaro, sardine, grossi bibi, granchi, paguri, murici. L'importante è che possano tentare pesci di qualsiasi taglia. L'attacco della spigola è in genere abbastanza deciso. Tuttavia conviene attendere qualche secondo (mai farsi prendere dalla fretta), lasciando filare la lenza del mulinello per poi ferrare senza esitazione.

Write on Domenica, 16 Giugno 2013 Pubblicato in Pesca da terra

Ancora una volta, occupandoci dell'argomento pesca da terra, ci rendiamo conto di dover affrontare un argomento veramente vasto, che abbraccia sia tecniche di pesca di superficie come di fondo; situazioni di pesca statiche come dinamiche, con un range di attrezzature pauroso, considerando anche il forte sviluppo apportato dalle tecniche dolciacquicole ed ormai consolidate anche nella pesca in mare. Nella pesca, parlare di piccoli segreti, ci lascia un po' perplessi; a nostro avviso molti di quelli che possono essere considerati segreti non sono altro che piccoli accorgimenti che ci permettono di pescare al meglio sfruttando al massimo le nostre attrezzature, lenze, esche ecc. Questi accorgimenti possono nascere da situazioni casuali o possono essere frutto di studi e prove; molte volte derivano dall'ingegno personale, altre volte, utilizzando le altrui esperienze e adattandole alle nostre singole esigenze.

Crediamo anche che niente possa essere dato per scontato e che una situazione di pesca non sia mai uguale a quella che la segue, oche la precede. E' un mondo incredibilmente vario dove la fantasia, la creatività e l'ingegno hanno il sopravvengo sull'obsoleto. Quindi chiamiamo pure accorgimento ciò che qualcuno ama definire segreto e, statene certi, nella pesca da terra (come in tutte le tecniche del resto) ve ne sono moltissimi. Facciamo qualche esempio. La pesca con i galleggianti scorrevoli Molti non amano tale tecnica poiché spesso la lenza si ingarbuglia al galleggiante: quasi sempre ciò dipende esclusivamente da una piombatura non corretta sulla lenza. Molti infatti, lasciano che il galleggiante finisca a battuta sulla zavorra principale (di solito una torpille) ed è logico che il terminale, durante le prime fasi di discesa verso il fondo o quando è ancora in aria, tenda ad andare a sovrapporsi alla zavorra. Basterebbe in questo caso inserire sulla lenza, al di sopra della torpille, un piccolo pallino di piombo ad una distanza maggiore della lunghezza del terminale: le probabilità di ingarbugliamento diminuirebbero di parecchio. 

Le pasture

Dalle pasture pretendiamo solitamente dei miracoli: potremmo anche parzialmente accontentarci se le utilizzassimo con giudizio, mentre, spesso, le disperdiamo senza un criterio logico. Se ad esempio vogliamo che il nostro impasto, comunque esso sia composto, lavori sul fondo, dovremo unirvi del materiale inerte polverizzato, tipo polvere di marmo o sabbia finissima e questo perché oltre ad appesantire il composto, tende a disgregarlo e a spanderlo sul fondo; in questo caso inserire del pane precedentemente bagnato e sbriciolato, potrebbe provocare l'effetto contrario, portando sì la pastura sul fondo, ma lasciandola piuttosto incollata e rendendola alquanto saziante nei confronti dei pinnuti. 

Le lenze 

Volendo io dovendo) pescare in assenza di zavorra sulla lenza, ma al tempo stesso con l'esigenza di far giungere l'esca rapidamente sul fondo, avremo veramente la possibilità di sbizzarrirci. Il primo accorgimento consiste nell'utilizzare dei semplici dadi in ferro e delle zollette di zucchero: inseriremo nel foro del dado un'asola della nostra lenza: faremo quindi quattro o cinque giri intorno alla zolletta di zucchero e... il gioco è fatto. Il dado rimarrà bloccato dalla zolletta che, sciogliendosi in acqua, lo libererà lasciando la lenza totalmente priva di zavorra. Un altro metodo consiste nell'impiegare degli ami che abbiano una piombatura già posizionata sul gambo (come ad esempio quelli per il montaggio di esche siliconiche) oppure realizzati in casa mediante l'apposizione di una spiralina di piombo, sempre sul gambo.L'elenco dei trucchetti potrebbe riempire l'intera rivista e forse occorrerebbero altre pagine ancora; comunque il nostro lavoro consiste proprio nel cercare di portare a conoscenza quanti più pescatori possibile dei risultati ottenuti tramite le nostre esperienze e, sinceramente, saremmo molto dispiaciuti se questi sforzi e questa lealtà non venissero apprezzati.

Write on Domenica, 16 Giugno 2013 Pubblicato in Traina

Come in ogni altra tecnica di pesca , anche nella traina ci sono i piccoli segreti cari ad ogni singolo pescatore, che portano spesso ad avere maggior successo. 

Cosa mangiano pesci  

Per sapere con esattezza cota mangiano, è necessario aprire lo stomaco ad un esemplare appena catturato e verificarne il contenuto. Spesso però non viene trovato niente s'allora la nostra indagine dovrà essere di osservazione dell'ambiente marino e di Informazione dai pescatori prooressionisti.

Doppia esca per le spigole

Rimanendo in tema di artificiali, possiamo menzionare il doppio terminale con doppia esca, carta vincente con le spigole quando sono svogliate nell'attaccare le esche. Si lega una girella alla lenza ed a questa si fissano due terminali dello stesso diametro, ma di lunghezze diverse. Al primo, lungo 2,5 mt, si lega un minnow affondante generalmente di 9 , 11 o 13 cm: mentre al secondo, lungo 4 mt, si lega un'esca in silicone come un'anguillina o un'aguglietta della Rapala. Tale sistema è risultato molto catturante su fondali sabbiosi misti con roccia, alle foci dei canali d'acqua dolce e lungo le dighe foranee, ma sempre su profondità massima di 78 metri. 

Occhiate svogliate

Molto spesso, parlando di traina, pensiamo subito alle grandi ricciole o ai dentici dimenticando le piccole prede che spesso sono in grado di farci passare una bella giornata. La traina alle occhiate ad esempio può non essere facilissima, soprattutto con acqua molto limpida. Questo pesce in alcuni casi può essere molto sospettoso e non dare nessun peso alle esche trainate. In questi casi si può tentare una vecchia tecnica, usata per cercare le esche vive dai professionisti. Si pesca con delle canne corte e sottili abbinate a mulinelli a tamburo fisso, con in bobina del nylon 0,20.A questo, si lega un galleggiante piombato trasparente della Bonnand da 20 o 40 grammi. All'altro capo del galleggiante, si aggancia tramite una girella il terminale lungo 1,5 mt, con al termine un amo a gambo lungo del n' 5. L'esca sarà uno scodinzolante saltarello coreano, che al seguito della scia del galleggiante, sarà molto attrattivo per le occhiate svogliate. 

L'esca che salta 

Trainando le esche artificiali a galla ad alte velocità (oltre i quattro nodi), ed in particolar modo i minnow di dimensioni contenute, può capitare (anzi capita spesso) che fuoriescano dall'acqua o addirittura girino su se stesse. In genere si tende a dare la colpa al mal funzionamento dell'esca, ma è spesso colpa della lenza che le tiene troppo sollevate dal pelo dell'acqua. In questo caso, dopo aver filato in acqua la quantità necessaria affinché l'esca sia in pesca, basta fissare un semplice elastico con una bocca di lupo alla lenza ed agganciarlo alla leva del mulinello o ad un punto della barca che tenga il filo basso sull'acqua. In questo modo la trazione verso l'esca sarà più orizzontale e si eviteranno fuoriuscite dall'acqua.

Write on Domenica, 16 Giugno 2013 Pubblicato in Traina

Una delle maggiori curiosità che affligge ogni pescatore sportivo, è sapere come i predatori attaccano le esche. Chi di noi non ha sognato almeno una volta di poter avere una telecamera nascosta per osservare l'esca nel momento in cui viene aggredita, e chi non ha sognato di vedere come si comporta un pesce durante la sua difesa per riguadagnare la libertà? Molti di noi hanno avuto la fortuna di osservare un predatore che afferra l'esca a pochi metri dalla barca, i più fortunati hanno subito l'attacco appena calata la lenza in mare, magari con il motore ancora in folle. I più curiosi si sono immersi con maschera e pinne per vedere un pesce allamato in acqua, ma il suo comportamento è condizionato dalla presenza di un uomo In mare. Gli anni accumulati con il motore della barca al minimo e le esche filate dietro poppa, ci possono far avere un'idea di massima di come i nostri predatori aggrediscono le esche e di come si comportano una volta allanutl.

Spigola

E' il predatore costiero per eccellenza, la maggior parte dei suoi attacchi li sferra da posizione nascosta, in quanto, non essendo un buon nuotatore, sfrutta la sorpresa ed un unico guizzo veloce per afferrare l'esca. La sua bocca spropositata, gli consente di aggredire pesci di notevoli dimensioni; dopo averli afferrati, li ingoia lentamente dalla testa. Il suo avvicinamento alle esche è sempre molto veloce e preciso, molto spesso le colpisce prima di afferrarle, in modo da stordirle al primo attacco, per poi afferrarle con più calma senza bisogno di inseguirle per un tragitto troppo lungo. In genere l'afferra a metà corpo dal basso verso l'alto quindi, sulle esche artificiali, resta spesso ferrata all'ancorina centrale, oppure esternamente durante il primo colpo di muso che infligge. Pescandola con le esche vive bisogna dargli il tempo di ingoiare altrimenti è rapidissima a sputare l'esca al primo accenno di anomalia. Una volta allamata, non oppone grande resistenza perché non possiede né molta forza, né molte energie. Le poche di cui dispone le concentra all'arrivo sotto bordo, momento in cui è probabile che rompa il terminale o si slami. In genere non va mai a cercare il fondo, ma quando lo fa s'intana ed è difficile farla uscire. Non è raro, infatti, salparla con ciuffi di alghe sull'esca. 

Dentice 

E' una tra le prede più ambite per la sua qualità di carni e per la sua bellezza, è inoltre un pesce che può raggiungere e superare i dieci chili. E' forse il più bizzarro dei predatori presenti nei nostri mari, in quanto possiede una territorialità spiccatissima, che lo porta a colpire le esche trainate, soltanto perché gli sono passate a tiro, senza l'intenzione precisa di mangiarle. Nella pesca con l'esca artificiale capita spesso di ferrarlo all'esterno della bocca, segnale lampante della sua aggressione sferrata a scopo intimidatorio. Questo accade sovente nel periodo di riproduzione, che cambia da zona a zona; probabilmente, in questa fase, il dentice non sopporta intrusi nel suo territorio di accoppiamento e li allontana mordendoli o colpendoli con il muso. Nella pesca con le esche vive può accadere di recuperare l'esca con un morso appena accennato, il che va a conferma di quanto sospettato. Quando ha intenzione di mangiare, invece insegue l'esca anche per diversi metri afferrandola in genere dalla coda o al centro. Dopo essersela assicurata saldamente tra i denti la piega in due e la ingoia. Per quanto riguarda la pesca con l'artificiale, si ferra abbastanza facilmente, ma con il vivo il di scorso cambia radi ti calmente. Spesso, dopo aver sferrato il primo morso, si accorge dell'inganno e abbandona l'attacco oppure morde ripetutamente l'esca al centro e in coda, dribblando abilmente gli ami. Per essere sicuri di ferrarlo bisogna abbassare leggermente la canna appena si avverte il suo inconfondibile strattone secco e breve, non appena si sente la lenza in tensione con un forza estranea che tende a tirare, si deve ferrare seccamente ed energicamente. Nonostante quante accortezze si possano prendere, il dentice non è un pesce facile da ferrare. Appena allamato si scatena in una fuga velocissima e molto potente, durante la quale potrebbe far entrare il filo in contatto con la roccia, dopo la prima sfuriata viene a galla abbastanza facilmente, per dare fondo alle sue ultime forze in prossimità del guadino, non è difficile che si slami negli ultimi metri di recupero. I suoi denti sono molto aguzzi ma non taglienti, non richiede il terminale d'acciaio, ma solo la doppiatura del terminale. 

Pesce serra 

Nonostante non sia diffuso uniformemente su tutte le nostre coste, è oggetto di pesca sportiva di moltissime persone, per la sua combattività e per la sua difficoltà di ferrata. E' sicuramente il pesce più feroce presente nelle nostre acque, ed uno tra i più "cattivi" al mondo. E' l'unico pesce insieme allo spada, che uccide le sue vittime senza necessariamente mangiarle, non è raro infatti trovare pesci divisi a metà dopo il suo passaggio. La sua smodata ferocia gli è coadiuvata da una dentatura terribile, praticamente possiede due lame affilatissime capaci di tagliare sia nylon di grandi diametri che kevlar di alto libbraggio. Nonostante queste premesse è uno tra i pesci più difficili da ferrare. Si lascia ingannare soltanto da esche vive o morte ma innescate a regola d'arte. Attacca ad una velocità impressionante mordendo e mutilando l'esca, con una precisione chirurgica, ma stando ben attento a non toccare gli ami. Probabilmente è tale la rapidità dell'attacco, da non consentire la penetrazione dell'amo. In genere è velocissimo, quindi non si preoccupa di spaventare le sue prede, tanto le prende lo stesso, se si trovano in acqua libera. Se si pesca a galla, lo si può vedere arrivare sull'esca lateralmente. L'unico sistema per ferrarlo è quello di lasciare il freno sul free e non appena attacca, concedergli il tempo di ingoiare l'esca con i relativi ami. La ferrata si esegue dopo aver fatto scorrere almeno una diecina di metri, portando la leva del mulinello sullo strike ed alzando repentinamente la canna. E' un pesce che imposta la sua difesa con salti ed acrobazie fuori dall'acqua, roteando lateralmente la testa, tenta con la sua dentatura affilatissima, di tagliare il vincolo che lo porta verso la barca. Per evitare questo si devono usare esclusivamente terminali d'acciaio termosaldanti e non, che comunque, di tanto in tanto, riesce a tagliare. E' un pesce divertentissimo che oppone una difesa incredibile impostata a galla, l'unica controindicazione sono i denti, che possono essere molto pericolosi anche una volta messo a pagliolo. 

Ricciola 

Siamo arrivati al pesce più ricercato dagli amanti della traina, per la sua mole e per la sua combattività. Allo stato adulto, è attratto soltanto dalle esche vive; inoltren è molto sospettoso. Spesso può accadere di avvertire un colpo secco sulla canna, e di recuperare l'esca intatta, non è raro infatti che aggredisca l'esca con il muso prima di attaccarla, forse, perché gli appare anomala. Si mette in caccia o a mezz'acqua, o immobile sul fondo al riparo di una cigliata, ed insegue le sue prede anche per decine di metri, portandole a fare salti fuori dall'acqua per tentare di sfuggirgli. Prevalentemente attacca le esche trainate in testa o metà corpo, nel primo caso le ingoia dalla testa, nel secondo e piega in due. La sua aggressione all'esca è molto violenta, ma al primo accenno di anomalia sputa l'esca, che una volta recuperata appare 'scartavetrata". A volte ingoia subito e si lancia in una fuga incontrollabile verso il fondo, a volte afferra l'esca leggermente per poi risputarla senza rimanere vittima degli ami. Un buon pescatore di ricciole sa che quando si vede il cimino della canna flettersi, bisogna abbassare leggermente l'attrezzo per dar modo agli ami di entrare in bocca prima di ferrare. Appena allamata può dare l'impressione di venire incontro alla barca, ma non appena si sente ferrata parte con una fuga velocissima e potente, sempre verso il fondo, dove tenta in ogni modo di recidere il nylon sulle rocce. Per avere buone possibilità, bisogna ostacolare nei limiti del possibile la prima fuga e portarla su un fondale alto, possibilmente sabbioso. La ricciola si da per vinta soltanto dopo aver dato fondo a tutte le sue energie, combatte sempre cercando di guadagnare il mare e quando decide di riprendersi filo, non c' è modo di ostacolarla. Gli esemplari più combattivi sono i maschi pelagici, riconoscibili perché molto lunghi , con il corpo affusolato e la coda molto grande; questi raggiungono il massimo del vigore quando il loro peso si aggira tra i 25 ed i 30 chili. Una volta portata sotto bordo, in genere non crea problemi, perché stremata. 

Leccia

Nonostante sia parente stretta della ricciola, non possiede nessuna affinità per quanto riguarda l'attacco e la difesa. In genere si lancia sulle esche prevalentemente a mezz'acqua, afferrandole a metà corpo per poi ingoiarle piegate a metà. Non appena ferrata viene a galla e non tenta come la ricciola di guadagnare il fondo. Talvolta si può esibire in evoluzioni e salti fuori dall'acqua. Pur essendo un forte e tenace combattente, non può essere paragonato alla ricciola. 

Tunnidi 

La famiglia dei tunnidi non presenta differenze comportamentali a seconda della specie. Attaccano molto velocemente ed una volta ferrati si lanciano in una fuga molto veloce, che a seconda della taglia può scaricare anche oltre cento metri di lenza. Terminata la prima fuga, si tengono in perpendicolare sotto la barca ad una trentina di metri di profondità, fino a che non hanno consumato gran parte delle energie. Sono pesci molto tenaci, che si scatenano in vicinanza della barca, momento in cui spesso riguadagnano la libertà, portando la lenza sulle eliche o slamandosi.

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Pesci

La ricciola è un predatore molto feroce, ma alla sua aggressività unisce doti di sospettosità non indifferenti. E' impossibile ferrare un esemplare adulto con esche artificiali, così come ad esempio rifiuta anche l'esca viva se montata su terminale troppo vistoso, o che ne vincola il movimento naturale. La ricciola è uno tra i pochi pesci che va insidiato esclusivamente con l'esca viva, a parte rari casi in cui attacca esche morte. Il suo periodo di maggiore attività è l'autunno ed è distribuita su tutte le coste italiane, Adriatico centrosettentrionale escluso, con maggiore concentrazione nelle isole. E' un pesce pelagico che in alcuni casi compie lunghi spostamenti in alto mare, sulle rotte dei pesci spada; per la maggior parte, invece, durante la stagione fredda, va a cercare temperature più costanti in profondità, assicurandosi l'alimentazione con calamari e merluzzi. li periodo della riproduzione coincide con la primavera; in questa stagione pur essendo presente nel sotto costa, difficilmente attacca le esche.

Si pesca per la maggior parte dei casi a fondo, con tre sistemi principali di affondamento, il monel, il piombo guardiano ed il downrigger. Il monel non va preso neanche in considerazione nel nostro caso specifico, in quanto consiI derato anti sportivo dalla normativa internazionale, mentre i rimanenti sistemi sono entrambi validi. Pescando con il piombo guardiano e la girella per fissarvi lo spezzone di filo per la zavorra, bisogna considerare che il terminale non deve essere più lungo di 12,19 mt, nelle classi fino a 30 lbs e di 6,1 nelle classi inferiori, e quindi la girella va messa a tale distanza oppure si deve u sare come terminale lo stesso filo che è in bobina, altrimenti si può fissare il moschettone del guardiano, con un fermo fatto con del dacron o con uno stopper che poi possa scorrere sulla lenza una volta sbloccato.

Con il downrigger non ci sono problemi, in quanto dopo lo sgancio la lenza è priva di vincoli o zavorre. Battere un record del mondo sulla ricciola è praticamente impossibile, basta considerare che quelli sulle 12 e sulle 20 lbs sono rispettivamente di kg 40,82 e di 54,17, taglie che ad un pescatore italiano capitano una volta nella vita. C'è un solo record attaccabile, si tratta di quello sulle 50 lbs, che a tutt'oggi è di 50,80. La maggior parte dei record su questo pesce sono stati omologati in Florida, in quelle acque le ricciole si pescano su banchi di sabbia a profondità molto basse e con la barca in deriva, questo non crea problemi di rocce e facilita l'utilizzo di lenze sottili. Il pesce più grande omologato è sulla classe 80 lbs e pesa 70,59 chili, un peso incredibilmente alto se si considera che nelle nostre acque un pesce di 30 kg è considerato grande, comunque ci sono notizie molto attendibili, di esemplari di peso intorno ai 100 kg catturati in Sicilia ed in Turchia.

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