Write on Giovedì, 13 Giugno 2013 Pubblicato in Surf Casting

Le orate del mattino

Con la stagione estiva si chiude un lungo periodo per noi interamente dedicato al surfcasting. Ben nove mesi, da settembre a maggio, durante i quali molte energie sono andate consumandosi, sia a livello fisico che psichico, Le tantissime ore passate sulla spiaggia, di notte e col freddo, ma anche con tante belle pre1 hanno portato come ogni anno ad una stanchezza generale che, seppur compensata da una altrettanto generale soddisfazione, necessita di un periodo di relax. Basta con l'oscurità, il vento, il freddo e quant'altro caratteristico del surf. Ma come fare a star lontano dalla canna da pesca? Semplice: ... è impossibile! Del resto lo stress non è provocato dalla canna ma dall'ambiente e da tutta l'organizzazione invernale. Ciò che si va cercando è una battuta di pesca con la testa libera, anche fisicamente, senza la Petzl o il passamontagna, senza lo stress del mare che dovrebbe calare ma non si sa, senza la paura delle alghe in continuo movimento che minacciano le nostre lenze e così via. Ciò che si va cercando è una battuta di pesca al sole, magari al fresco del primo sole, vestiti senza impegno, senza la paura di bagnarsi i piedi e godendo nel seguire la traiettoria del piombo finché questo cade in acqua. Tutto ciò, naturalmente, con grande soddisfazione per le catture. Bene, una soluzione esiste: l'orata. 

 

Biologia dell'orata

Questo spande, insidiato in mille modi nelle lunghe notti invernali, rappresenta l'anello di congiunzione tra surf e periodo delle ferie, Il suo valore sportivo è indiscusso, anche se d'estate sembra cambiare abitudini: i luoghi dove staziona normalmente, gli orari, la reazione all'allamata. Infatti, non la si trova più sotto il gradino di risacca all'inizio di un canalone ma in fondo al mare, davanti a noi, il più lontano possibile. Durante l'inverno si avvicinava alla costa solo di notte o al tramonto.

Col bel tempo invece si muove all'alba e staziona sotto costa anche nelle ore più calde della giornata. Ma ciò che risulta più strano è che arriva sull'esca con un fare svogliato e superficiale. Infatti, di norma, reagisce con violenza solo se invitata da una vigorosa ferrata. Insomma, sempre di orata si tratta, ma in versione estiva. Siccome gli esemplari catturabili non hanno limite di peso, se non quello della specie, è cosa accorta organizzarsi di quel minimo per fare bella figura con i vicini di sdraio ed i compagni di tavola. Partiamo dall'inizio. Nel periodo che va da giugno ad agosto le orate si avvicinano alla riva quando le condizioni meteo marine sono stabili e soprattutto buone. Il mare calmo è quindi una condizione indispensabile, mentre l'assenza di vento è certamente auspicabile.

 

Le ore in cui muoversi sono quelle del mattino, a partire dall'alba fino al primo pomeriggio. Attenzione però, perché in questo lasso di tempo possiamo individuare due fasce di maggiore attività, cioè periodi in cui le catture sono più frequenti, corrispondenti alle ore meno calde e più calde. Probabilmente questo fenomeno è legato alla calma delle prime ore, condizione questa che rassicura i grossi spandi disinibendoli fino all'inizio delle quotidiane attività antropiche. E a fattori chimico fisici che intervengono quando la temperatura aumenta interessando non solo l'acqua ma anche il substrato e gli animali che in esso vivono sommersi, creando una situazione alimentare favorevole e irrinunciabile al punto da trascurare i pericoli che in altre occasioni hanno tenuto le orate lontane dai nostri ami. Tutto ciò, ancora non l'abbiamo detto (ma era intuibile), si verifica nella spiaggia, soprattutto in quelle poco profonde. Inoltre, e ciò risulta di grande importanza, tutto lo specchio d'acqua antistante è normalmente utile. Niente spot particolari che segnalano concentrazioni anomale di pinnuti, ma un vasto territorio dove ogni punto può essere quello buono. In pratica anche i meno esperti possono tranquillamente sistemare le canne sulla riva senza paura di sbagliare postazione e rimanere a bocca asciutta.

Caratteristiche estive

Una delle caratteristiche dell'arata estiva è quella di arrivare sulla canna in silenzio. Specialmente noi surfcaster siamo abituati a vedere il vettino che si piega all'inverosimile e ripetutamente, segno inequivocabile che la regina ha abboccato. Ma in queste situazioni le cose cambiano radicalmente. Infatti l'arata che mangia l'esca, a meno di essere stuzzicata da una energica ferrata, rimane quasi ferma senza dar segno della sua presenza. E' per questa ragione che un cimino super sensibile può esserci di grande aiuto. Infatti il minimo movimento o tremolio della parte alta della 

canna può essere il segnale giusto. Purtroppo questa sensibilità non è prerogativa di tutte le canne e tantomeno di quelle da lancio, soprattutto se di una certa potenza. Il problema allora può essere quello di arrivare in "zona orata". Questi pesci infatti stazionano a distanza di sicurezza e siccome abbiamo appena detto che le spiagge sono poco profonde questa distanza rischia di essere troppo elevata per le comuni capacità di lancio di una bass o tanto peggio di una beach legering. Il rimedio per guadagnare qualche metro ed avvicinarsi il più possibile alla preda è quello di sbilanciare al massimo il rapporto cannanylonpiombo, riducendo pericolosamente il diametro del filo. Esasperando gli equilibri si mantiene invariata la potenza della canna (ad es. 150 grammi) e il peso del piombo (g 150), e si riduce invece il diametro del filo fino allo spessore di mm 0,20.1n questo modo la capacità di lancio è massima e la resistenza al volo è minima. Insomma questo è il metodo più immediato per coprire distanze altrimenti impossibili. Ultimamente, anche per far fronte a queste necessità, sono riapparse le heavylight rad. Si tratta di canne ancora artigianali la cui caratteristica è quella di essere abbastanza potenti e incredibilmente sensibili, quindi compatibili con l'uso di fili sottilissimi.

Purtroppo questo genere di canna, benché utilizzato già da parecchio tempo ed in diverse parti d'Europa, ancora non ha trovato uno sfogo industriale. Si tratta quindi di normalissime canne, qui da noi vanno per la maggiore le bass 13,24 once, a cui è stato amputato il cimino per sostituirlo con un vettino in fibra di vetro piena, tipo quelli utilizzati nel beach legering. Essendo come già detto una soluzione "do it yourself", in giro si vede di tutto ma le solu zioni più intelligenti riescono perfettamente, garantendo robustezza, sensibilità e soprattutto gittata. Solo nei casi più fortunati è consentito l'uso di una canna da puro beach legering, dove comunque, per aumentare i metri, è necessario giocare un pochino con il già ridotto diametro del filo in bobina. In questo caso il livello sportivo del combattimento cresce vertiginosamente, ma è ovvio che solo i fortunati più esperti potranno godersi il ricupero di una grossa arata sul filo dello 0,12.

 

Che esche usare 

Risolto il problema della canna e della gittata interviene quello dell'esca. Ed è un problema che riguarda la durata, non la funzionalità. Come dire che esche tipo arenicola o cannolicchio andrebbero benissimo ma peccano di resistenza. I piccoli pescetti che per fortuna popolano ancora le nostre acque sarebbero certamente i primi ad aggredire una succulenta arenicola, rendendo vano in pochi secondi ogni nostro tentativo. Così il murice, che tante 

volte abbiamo usato durante l'inverno, torna alla ribalta prepotentemente, ma anche il bibi, l'oloturia e tutte le esche corpose, normalmente gradite dall'orata, capaci di rimanere in acqua anche delle ore.A1 tro particolare importante è l'amo. Questo tiene conto del

Resca utilizzata e del comportamento "estivo" dell'orata. Va bene quindi un amo robusto e appena più grosso del normale , legato ad un bracciolo lungo non meno di un metro del diametro di mm 0,25 0,35, tipo long arm. Le frequenti slamate dipendono infatti dal clima "disteso" che consente all'orata di rendersi conto dell'inganno. L'amo voluminoso, se ben celato all'acuta vista dell'orata, arriva immediatamente a contatto con la preda e la frega sul tempo. Ammesso che succeda sempre così, segue nel più breve tempo possibile una ferrata energica, ripetuta diverse volte. E' il momento in cui anche l'altra parte si rende conto della realtà. Stop improvvisi, fughe repentine, corse laterali. Man mano che la preda si avvicina il combattimento diventa entusiasmante, anche per quella figura argentea di grandezza indefinita che si avvicina e a tratti scompare. Sono momenti indimenticabili. I più belli, ma anche i momenti più pericolosi, dove nessuno sbaglio è concesso e per contro la voglia di prolungare l'emozione è tanta.