Write on Giovedì, 07 Novembre 2013 Pubblicato in Video

Gallery completa di video sulla pesca dalla spiaggia a Bolognese

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Pesca da terra

Questo pesce, risulta abbastanza comune in quasi tutte le acque che bagnano la nostra penisola, ad eccezione delle coste totalmente costituite da sabbia e fango. In effetti, il sarago, conosciuto come "pesce di tana" predilige i fondali misti, prevalentemente rocciosi, confinanti con sabbia e posidonia, proprio là dove trova il suo cibo preferito, che è costituito da crostacei, molluschi ed anellidi in generale. Si nutre anche di alimenti occasionali rappresentati da frammenti di pesci od altro materiale organico. Di questa specie è notorio che ne esistono cinque congeneri, con caratteristiche morfologiche quasi identiche, ma con toni cromatici spesso differenti e contrastanti tra loro. Di questi, almeno quattro su cinque, interessano il pescatore, in quanto più comuni e più abbondanti nell'immediato sottocosta.

Fra tutti i saraghi, il "maggiore" o reale, è quello che predomina numericamente ed è di conseguenza, il più insidiato. E' inoltre più pregiato dei suoi congeneri sotto il profilo gastronomico (le sue carni sono di una bontà straordinaria), da non sottovalutare per ultimo, l'aspetto sportivo quando rimane allamato a lenze di ridotto lib. braggio. Viene insidiato sia a bolentino, con canna da natante nel sottocosta in pre senza di mare calmo, sia dagli scogli con mare in scaduta o calmo, adottando tecniche più o meno diverse tra loro. Tratteremo adesso quest'ultima tipologia di pesca. che si pratica esclusivamente da riva e che è quella più sentita emotivamente, nonché la più seguita dai pescasportivi, in quanto. per praticarla, è sufficiente utilizzare poche attrezzature che dovranno costituire gli armamenti essenziali ed efficienti per ottenere dei risultati ottimali. 

Attrezzatura e azione di pesca

Innanzitutto, occorrerà procurarsi l'elemento base che è rappresentato naturalmente dalla canna. Questa, avrà una lunghezza variabile dai 6 agli 8 metri e la sua scelta dipenderà dalle condizioni del mare nei punti in cui dovremo pescare e dagli orari, ma questo lo vedremo in seguito. Questo tipo di canna è la classica bolognese telescopica, abbastanza rigida, possibilmente in carbonio e ad azione di punta, per neutralizzare al meglio le fughe di questo resistente pesce. Un ottimo compromesso sarebbe quello di possederne un paio, una della misura minima indicata e l'altra della massima. Queste lunghezze si rendono necessarie per tenere la lenza sufficientemente distanziata dai frangenti e dalle onde di una scaduta di una mareggiata, perché quello è il momento magico per pescare i saraghi dagli in orari diurni. Durante la notte, invece, in presenza di mare calmo, i nostri amici pinnuti saranno meno sospettosi, e arriveranno al tiro di lenza proprio nelle vicinanze degli scogli semisommersi e nelle buche adiacenti. In quest'ultimo caso, potendo pescare più vicino, sarà più che sufficiente una canna di 4 o 5 metri e la tecnica migliore risulterà quella all'inglese; ma andiamo per gradi. Peri mulinelli, la nostra scelta sarà tassativa: di taglia media (300/350 grammi), prodotti di qualità, con frizione dolce, progressiva e... assolutamente affidabile! Insomma, pochi attrezzi, ma buoni, per ottenere efficienza e funzionalità nel tempo. Per quanto riguarda le lenze da imbobinare sui mulinelli, che dovranno assolvere la funzione di lenza madre o trave, sceglieremo due soluzioni: un monofilo super dello 0,28/0,30 mm indicato con mare torbido in scaduta; oppure uno 0,16/0,18 da utilizzare in presenza di mare calmo. Con quest'ultime sezioni, sl avranno maggiori profitti nelle ore notturne. 

La pesca al sarago con mare calmo

Prendendo in considerazione questo tipo di pesca in condizioni di mare calmo, è bene, innanzitutto, conoscere i periodi migliori, che vanno dalla primavera inoltrata fino all'autunno e gli orari più favorevoli, cioè dal tramonto fino al sorgere del sole. Le poste migliori sono quelle situate lungo le scogliere naturali più o meno alte e quelle corrispondenti alle protezioni delle dighe portuali. Proprio nelle vicinanze di questi scogli, davanti ai quali ci deve essere un discreto fondale (dai 4 agli 8 metri), dovremo localizzare quegli avvallamenti con rocce che presentino naturalmente buche e rifugi che, come sappiamo, sono l'habitat ideale del sarago. A questo punto dovremo scegliere due varianti tecniche di pesca, che sono la pesca all'inglese e quella con la bolognese. La prima si pratica con una canna lunga circa 4 o 5 metri, possibilmente telescopica, rigida e ad azione di punta, utilizzando come esca essenzialmente il bigattino; l'altra, con la classica bolognese, lunga circa 6 metri ed anche in questo caso è consigliabile l'uso del bigattino. Ricordandoci sempre che si deve pescare con mare calmo, imbobineremo un'ottima lenza madre dello 0,16 mm di sezione. E' possibile ridurre ancora il diametro scendendo allo 0,14, raramente salendo, solo in presenza di prede di buona taglia, ad un buon 0,18. A prescindere dalle sezioni usate, tutto il monofilo deve essere affondante: in modo tassativo per la pesca all'inglese, per evitare che, quando tira un forte vento di traverso, il galleggiante vada velocemente fuori della zona pasturata. I galleggianti che dovremo usare potranno essere del tipo all'inglese, piombati, con pesi oscillanti tra i 3 + 1 o 4 + 1 grammi, oppure sferici ordinari, sempre piombati, dai 4 ai 10 grammi. Con la bolognese, a seconda delle esigenze, si possono utilizzare altri tipi di galleggianti sia sferici che fusiformi da 2, 3 e 4 grammi. La grammatura supplementare del più 1 dei galleggianti piombati all'inglese, sta a significare che per ottenere la perfetta taratura del galleggiante in pesca, occorre un grammo di pallini spaccati così distribuiti: due di 0,20 grammi fissati come punto di fermo del galleggiante, e gli altri tre sempre da 0,20 grammi, uniformemente distribuiti lungo il corpo di lenza comprendendo anche il finale. Quest'ultimo, avrà una sezione dello 0,14/0,16 mm, proporzionatamente ridotta a quella della lenza madre. Cioè se avremo uno 0,18 in bobina, sceglieremo uno 0,16 come finale e così via. La distanza del primo pallino di piombo dall'amo, varierà dai 60 agli 80 centimetri. Il finale, sarà congiunto alla lenza madre tramite doppio cappio fisso. L'amo avrà una numerazione variabile dal 14 al 16 tenendo sempre presente che l'esca da usare è il bigattino. 

La lenza per la bolognese

Scelta la grammatura del galleggiante, dopo averlo inserito sul filo, al capo finale della madre lenza piazzeremo una torpille del peso di circa mezzo grammo inferiore alla portata del galleggiante stesso. Alla torpille seguirà il finale .Se, invece del bigattino, useremo come esca la polpa di sarda, sostituiremo gli ami con il n'l O o 12. Naturalmente, se il fondale interessato alla pesca supererà abbondantemente la lunghezza della canna, renderemo il galleggiante scorrevole facendolo fermare all'altezza voluta tramite uno stopper. Per quanto riguarda la pastura, fionderemo i bigattini in ridottissime quantità, ma cercheremo di essere abbastanza costanti, per tenere i saraghi sempre impegnati nel punto di caduta delle larve. Se pastureremo a sarda, alcuni frammenti della medesima gettati saltuariamente, dovrebbero tenere a tiro di lenza, anche il più esigente dei saraghi. Talvolta, oltre a questi, capiterà di allamare anche boghe e qualche cefalo.

Pescando di notte, con l'aiuto dello starlite posizionato sull'apice del galleggiante, può capitare di allamare qualche spigola anche di buona taglia. Pesca al sarago con mare in scaduta Pescando con mare torbido, nella scaduta di mare seguente ad una mareggiata, il discorso cambia. Vediamo come dovremo procedere. Prenderemo subito in esame le canne da usare, che, per ovvie ragioni, dovranno essere di lunghezza superiore ai 6 metri, sempre di tipo telescopico, abbastanza rigide e potenti e ad azione decisamente di punta. Per i mulinelli, ci orienteremo ancora verso quelli di taglia media, dei quali raccomandiamo l'affidabilità della frizione, sia del tipo anteriore che posteriore, magari dotati anche dei più moderni sistemi quali la leva di combattimento. Anche i fili saranno necessariamente maggiorati, in quanto non visibili quando sono immersi nelle acque scure ed anche perché è possibilissimo che capitino prede di taglia superiore a quelle ordinarie: talvolta intorno al chilogrammo di peso o addirittura di taglia ancora maggiore. In questi casi, senza mezzi termini, useremo come madre lenza uno 0,26 oppure uno 0,28/0,30 mm. Come finale, invece, sceglieremo uno 0,20/0,22, o, al massimo, uno 0,25 mm. Per quanto riguarda i galleggianti da usare, dovranno essere di tipo sferico, piombati oppure ordinari, variabili nel peso, dai 4 ai 15 grammi. Le lenze che realizzeremo per la pesca al sarago con mare in scaduta, seguiranno procedure identiche a quelle indicate per la bolognese In pesca con mare calmo, ma maggiorando i diametri come è già stato descritto sopra. Gli ami, invece, cambieranno nella misura, poiché dovranno ben sostenere i tocchetti di sarda (per questa situazione cambierà anche l'esca), abbastanza sostanziosi e di conseguenza gli eventuali "saragoni" allamati e recuperati di peso tra le rocce ed i frangenti. Spesso e volentieri, in certe circostanze, il guadino serve a ben poco. Pertanto, consiglierei ami del numero 23 di tipo robusto e forgiato a gambo lungo, altrimenti i numeri 8 e 5 per i saraghi di media taglia. La pastura sarà ovviamente a base di sarde frammentate, che andranno gettate immediatamente sotto alla posizione di pesca, per permettere al riflusso di portarla rapidamente a largo. In aggiunta, è buona norma ancorare un sacchetto a maglie fitte, semisommerso, ripieno di sarde macinate o a pezzi. Col mare in scaduta, si possono usare anche i bigattini, utilizzando lenze a sezione leggermente ridotta e con ami del n' 1412. Le indicazioni tecniche che abbiamo dato in questo articolo, devono essere integrate con l'esperienza che dovrebbe far parte del bagaglio di tutti i pescatori. In particolare suggeriamo di fare molta attenzione alle fasi di marea (ottima quella ascendente) che, talvolta, risultano determinanti ai fini della cattura di questo meraviglioso abitante della scogliera. 

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Bolognese

In alcune tecniche di pesca l'uso del galleggiante è di fondamentale importanza e tale condizione risulta essere quasi indispensabile quando parliamo di pesca da terra. li galleggiante assolve ad una duplice funzione: permette di far stazionare l'esca alla profondità voluta e consente di vedere quando un pesce attacca l'esca o la sbocconcella. Di solito l'uso di tale accessorio è strettamente abbinato a tecniche di pesca leggere e ha dei riscontri classici per la pesca in mare: la pesca dei cefali, delle occhiate, dei saraghi, delle spigole. Il galleggiante può essere impiegato sia con canne fisse che con quelle montate con mulinello. Fin dall'antichità l'uomo pescatore ha adottato un qualche cosa che gli permettesse di sostenere la propria esca e farla stazionare a mezz'acqua, staccata comunque dal fondo per renderla più visibile ai pinnuti e quando il legnetto sobbalzava o affondava era il segnale dell'avvenuta abboccata. Oggi vi è una gamma enorme di galleggianti: ci perdiamo, a volte, davanti ad una miriade di forme e di colori, tanto che sono della convinzione che alcuni servano effettivamente per catturare pesci, altri solo i pescatori.
Fondamentalmente nella pesca in mare siamo soliti impiegare tre forme base di galleggiante, da esse derivano poi tutti i modelli che possiamo trovare in commercio: la sfera, il fuso, la pera.

A sfera e affusolati

L'abbinamento grafico delle forme menzionate con galleg gianti concreti è abbastanza facile: con la sfera sono infatti realizzati tutti i galleggianti a pallina, ideali per la pesca con il moto ondoso accentuato; la forma affusolata è propria di galleggianti filiformi, adatti per la pesca con acque calme. Il moto ondoso, infatti, la farebbe affondare ritmicamente al passaggio del culmine dell'onda, poiché la sua forma tenderebbe a fargli fendere l'acqua. La forma a pera può presentarsi in due versioni diverse, con la parte più grossa verso il basso oppure rovesciata; cioè, è il vertice ad essere rivolto verso il basso. Entrambe le versioni hanno un significato logico per essere impiegate: la prima viene adottata nei galleggianti da corrente, la seconda in quelli per la pesca con moto ondoso non troppo accentuato. I materiali di costruzione dei galleggianti sono molteplici, si passa dal legno di balsa al polistirolo, dal sughero alla plastica. I galleggianti possono avere un'antenna per visualizzare meglio le abboccate e una asticella fissata nella parte inferiore per renderli più stabili e bilanciati. Oltre alle forme tradizionali dei galleggianti, possiamo trovare quelli piombati: sono dei gavitelli che recano nella parte bassa del corpo una piombatura, sempre di peso inferiore alla reale portata del galleggiante, e che consentono ai pescatori di poter lanciare a distanza anche esche piuttosto leggere. I galleggianti per la pesca all'inglese si differenziano un poco dagli schemi tradizionali dei galleggianti "all'italiana" poiché prevedono un solo punto di contatto e di fermo con la lenza (quelli tradizionali normalmente ne hanno due, uno sul corpo delgalleggiante ed uno sulla deriva), ma sono ormai entrati nell'ottica anche dei pescatori in mare della penisola. Hanno come caratteristica un'eccezionale sensibilità alle abboccate, mentre danno dei problemi in casi di moto ondoso accentuato, nel qual caso sono sconsigliati; ottimi invece in tecnica di pesca leggera o superleggera anche a grande distanza.

I galleggianti all'inglese sono fusiformi, realizzati in penna di pavone o sarcanda, e possono avere un ingrossamento nella parte inferiore che serve ad aumentarne la portata. Una nota da non sottovalutare è l'intuizione di Crespi, inventore del Pondus Killer, un galleggiante sensibilissimo, praticamente una semplice asticella in materiale plastico della portata anche di decimi di grammo, che viene messa in pesca da un vettore anche del peso di 15 o più grammi: con tale metodo abbiamo a disposizione un galleggiante sensibilissimo che riusciamo a far pescare anche a distanze incredibili senza penalizzarlo con la grande massa del vettore. Tale idea, ancora poco accettata da molti pescatori e forse tuttora sconosciuta a tanti, potrebbe risolvere molti più problemi di quanto non si creda.

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Bolognese

Una pescata, di solito, dura diverse ore; durante questo periodo di tempo alcuni fattori possono influenzarne l'andamento e i primari sono la marea ed il vento. Se la nostra pescata, poi, si svolmin notturna un altro fattore ancora può arrecare mutamenti: la luna.
Generalizzare la nostra azione di pesca in notturna per l'arco dell'intero anno è impossibile, poiché temperatura e ore di luce differenti alterano ogni possibile tentativo di schema. Visto che adesso siamo in estate e che passare alcune nottate su una scogliera può essere anche un simpatico modo per combattere il caldo diurno o comunque essere una ragione valida od un banale pretesto verso i familiari quando questi si rifiutano di accompagnarci, parliamo un po' di come si può presentare una nottata di pesca estiva sulla scogliera.

L'alba ed il tramonto sono da sempre considerati come i momenti magici per la pesca da terra. Tante specie, infatti, si avvicinano alla costa e la loro attività alimentare sembra aumentare; o meglio, sembra che alcune di esse perdano un po della loro diffidenza e si decidano ad abboccare alle esche con buona lena.

Una scogliera in notturna, offre la possibilità di sondare il territorio marino sottostante, con diverse tecniche fra cui, quella a fondo con il pasturatore.
Come possiamo ben vedere ci troviamo di fronte a condizioni assai mutevoli da luogo a luogo, ma con il tempo abbiamo potuto verificare delle situazioni abbastanza similari un po' dovunque. La notte, come sappiamo, inizia con il calare del sole e in tali momenti, se ci troviamo su una scogliera in condizioni di mare piatto e vento debole, potremo notare che la superficie liscia comincerà ad animarsi: bollate di pesci più o meno piccoli saranno visibili dappertutto. Generalmente si tratta di novellame quale latterini, acciughine, boghette ma non di rado ad essi si accomunano pesci interessanti per la pesca come ad esempio le occhiate, le boghe, i sugarelli. Sul calare del sole la nostra tecnica sarà rivolta ad una pesca prettamente di superficie; le nostre esche, infatti, dovranno essere fatte lavorare sino ad un massimo di due o tre metri sotto il pelo dell'acqua, anche su fondali profondi. Avremo bisogno di attrezzature abbastanza leggere, capaci di lanciare anche a distanza galleggianti di piccole dimensioni; in queste condizioni possono essere ideali gli inglesi. 

Sulla scia della pastura

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Generalmente la tecnica di superficie viene accompagnata dalla pasturazione che, pur leggera che sia, tende a portare alcune particelle di richiamo anche verso il fondo; così, man mano che passa il tempo, i pesci che prima pescavamo in superficie potremo trovarli un poco più in profondità e tale fatto potremo notarlo, comunque, anche quando peschiamo senza pasturare; sembra cioè che dopo un po' che il sole è tramontato e si è fatto buio, i pesci tendano a ritornare più verso il fondo, e a noi non rimane altro che seguirli, facendo lavorare le nostre esche più profonde. In fondali piuttosto consistenti è evidente che l'impiego dei galleggianti scorrevoli diventa una soluzione assai pratica: con essi, infatti, avremo la Possibilità di seguire le varie fasi evolutive degli spostamenti dei pesci, dalla superficie sino a fondali molto superiori alla lunghezza della canna con cui peschiamo.

Appetito e inappetenza

La fase di mangianza del tramonto può avere durata più o meno lunga e generalmente si esaurisce nell'arco di un paio d'ore. Da tale momento, per ancora due o tre ore, avremo una fase di stanca, momenti cioè in cui i pesci mangiano più svogliatamente e dovranno essere stimolati, magari prolungando le passate se siamo in presenza di corrente, o allungando i tempi di pesca e quindi verificando lo stato delle esche ad intervalli più lunghi. Sulla mezzanotte riavremo un momento di mangianza abbastanza buono, dove anche i saraghi potranno essere partecipi del festino e con essi le spigole. Tale momento durerà circa un'ora e sarà seguito da una successiva fase di stanca che si trascinerà verso le tre o le quattro 

quando, in prossimità del sorgere del sole, noteremo che l'attività alimentare dei pesci tenderà ad aumentare di nuovo, sino quasi a giorno fatto. Questo potrebbe essere "l'attimo fuggente" quello, cioè, in cui anche i pesci di grossa taglia possono essersi avvicinati alla riva e potrebbero essere stati attirati dalle nostre pasture, poiché vi è da tener presente che un pesce grosso, in eguaglianza di specie, si muove più lentamente di uno di taglia minore e che la calma e il silenzio della notte ne favoriscono l'avvicinamento. E' così che avviene l'incontro con l'orata di grosse dimensioni o con la spigolona.

 Schemi teorici ed empirici

Tutto ciò che è stato descritto sino ad ora, e che sembra corrispondere ad uno schema preciso, può subire profonde modificazioni dovute ai fattori cui abbiamo accennato in apertura. Va comunque detto che questo tentativo di analisi, su come si può articolare una pescata in notturna, è il risultato di centinaia di notti trascorse "da sole a sole" sulle scogliere e non si basa soltanto su una o due prove. Naturalmente una levata di vento improvvisa e non prevedibile ha condizionato molte delle nostre pescate, così come le maree ne hanno influenzate altre, a volte positivamente in altri casi in modo negativo. Ad esempio un culmine di marea alle due di notte ha significato un incremento di mangianza almeno un'ora prima di tale orario, sballando quindi le nostre "regole non regole". Anche la luna, abbastanza spesso, ha fatto sballare i nostri schemi: più di una volta l'abbiamo trovata piena ed i predatori insistevano a lungo nella loro caccia in superficie, facendoci perseverare nella presentazione delle esche a galla; a volte invece abbiamo dovuto aspettare che l'astro notturno tramontasse per vedere qualche allamata alle esche calate più in profondità. Sembrava che la sua presenza in cielo disturbasse l'appetito dei nostri antagonisti; forse questo può essere interpretato come sofisma, ma se ci facciamo caso potremo accorgerci proprio di una certa ripetitività di certi avvenimenti, anche riferendosi ad una sola nottata di pesca.