Write on Venerdì, 10 Gennaio 2014 Pubblicato in Pesca da terra
L'eging è una tecnica che da qualche anno ad oggi parte è entrata a far parte delle nostre passioni mediterranee, essa deriva dall'evoluzione di tecniche di pesca ai cefalopodi prettamente da barca.

In giappone è in uso da diversi anni, in quanto gli amici del sol levante sono fissati con questi esseri tentacolati.
Ma vediamo l'attrezzatura: la canna a primo impatto somiglia ad una rod da bolentino light o addirittura a una da kabura/inchiku ultralight; le lunghezze oscillano dai 2 metri e 10 ai 2,70 (7', 8', 9') ;a mio avviso le 2,40 sono il miglio compromesso.
I range oscillano da un minimo di 3g a un massimo di 35g (egi da 1,5 max egi da 4,5).
La magia di questa tecnica sta nell'essere un tuttuno col vettino, la canna per l'ennesima volta sarà un prolungamento del nostro arto che alla minima osclillazione,dovrà essere prontoa eseguire la ferrata.
Le esche utilizzate sono i cosiddetti squid jig, simulacri di gamberoni in plastica fotofluorescente ricoperti di filo di seta o licra, dalle colorazioni sgargianti o naturali, che una volta depositati sul fondo andranno ad essere manovrati con recupero lento alternato da jerckate dolci effettuate non solo di avambraccio ma anche di polso e spalla, non secche ma accompagnane e ammortizzate dai tre segmenti dell'arto pocanzi nominate, in maniera da regalare all'artificiale la vitalitàche tanto attrae i nostri ricercati cefalopodi. I mulinelli per eging saranno molti simili a quelli da light spinning e finesse, cioè a bobbina conica, di taglia non superiore al 3000, naturalmente a raccolta a spire incrociate, in quanto dovrà contenere multifibra e non nylon e dovrà così evitarci numerose parrucche.
Il trecciato o multifibra
che dovremmo andare a imbobbinare non dovrà superare le 10lb, io utilizzo ad esempio un 6 lb che mi garantisce sensibilità e maggiore gittata di lancio. Applicheremo al trecciato in bobbina, come terminale, uno spezzone in fluorocarbon dello 0.25mm per aumentare l'invisibilità, la morbidezza nei movimenti, e in caso di pesca in zone rocciose e di una non augurata arroccata drastica, di poter continuare la pescata in tempi brevi; ed in fine uno spin clip di dimensioni molto contenute per permetterci la sostituzione rapida dell'egi.
I momenti migliori per praticare l'eging sono come per lo spinning, l'alba e il tramonto, io personalmente protraggo la pescata nelle ore notturne ed ho sempre totalizzato ottimi risultati di cattura. Molte ditte sono ormai specializzate nella costruzione di artificiali da eging, colossi comela yamashita o l'harimitsu (sumizoku) sono fra i brand più evoluti ed esperti nel settore, che portano innovazioni incredibili di anno in anno. Per quanto riguarda la scelta delle colorazioni, io prediligo i colori chiari ma tengo sempre nel mio porta egi un artificiale completamente nero...... i cefalopodi sono parecchio strani...ci sono nottate che per il nero vanno pazzi!

Curiosità 

Con grande successo negli utlimi è stata introdotta un innovazione dal nome "Keimura", una metodica di trattamento particolare che permette alle vernici di essere assorbite alla stessa lunghezza d'onda dell'ultravioletto, consentendo quindi agli artificiali di mantenere la stessa tonalità di colore che presentano nelle nostre mani in superficie. Essa è stata convertita anche in un tessuto che avvolge i nostri egi e che riesce a riflettere i raggi UV, anche i più lievi, anche a grosse profondità, regalando così una visibilità e iridescenza delle nostre esche anche a grandi distanze

Di Angelo Scopelliti
Write on Domenica, 16 Giugno 2013 Pubblicato in Pesca da terra

Ci sono due aspetti importanti della pesca da terra: quella dei fondali con posidonia e quelli sabbiosi. E' arrivato ora il momento di parlare dei fon dali rocciosi quelli che forse creano maggiori problemi di ordine tecnico al pescatore. Bisogna innanzitutto sottolineare che la pesca da terra ci offre due tipi di fondali rocciosi: quelli con scogli lisci tipo ciottoli, classici delle scogliere naturali alte e gli scogli bugnati, ricoperti di formazioni algali ed erbose tipici delle sco gliere naturali basse e di quelle artificiali. Dobbiamo in primis sottolineare il fatto che difficilmente un pescatore da terra immergerà le proprie lenze direttamente su fondali come questi proprio per la difficoltà di pesca che essi presentano. Può capitare però che le prede più pregiate, in determinate stagioni o comunque, in particolari situazioni, si trovino appunto in questi posti. I tipi di pesca praticabili sui fondali rocciosi che possono in qualche modo creare problemi al pescatore sono tre: la pesca di fondo in buca, quella di fondo normale e quella a lancio. Esiste anche un quarto tipo di pesca, quella di superficie che, effettuata con il galleggiante, non costituisce mai un problema, in quanto regoleremo a piacere la profondità su cui pescare aiutandoci appunto con il sughero. I problemi fondamentali che il pescatore può trovare in un fondale roccioso sono diversi come l'incagliamento, oppure quando l'esca si nasconde tra gli scogli uscendo così dalla vista del riesce. Su di un fondale roccioso come detto possiamo effettuare quattro tipi di pesca, ma solo tre sono quelli da analizzare.

La pesca di buca

La pesca di buca è una tecnica classica che si effettua dalle scogliere artificiali per catturare scorfani, ghiozzi, mustelle e labridi. Può a prima vista sembrare una pesca primitiva e priva di emozioni, ma vi assicuro che riserva gradite sorprese anche per la taglia delle prede e per la tecnica in sé e per sé che richiede astuzia nell'individuare le buche più redditizie. Una canna universale adatta al caso è una per mulinello di lunghezza attorno ai 3 metri con possibilità di teleregolazione a due ed un metro per pescare nei buchi più difficili. Alla canna viene abbinato un piccolo mulinello imbobinato con del monofilo di diametro dello 0,25 millimetri. Il terminale classico è costruito con del monofilo di diametro dello 0,20 millimetri con piombo scorrevole da 5 a 30 grammi fermato con un pallino di piombo spaccato e sotto un bracciolo di circa centimetri. L'amo sarà robusto, a gambo lungo, di numerazione variabile tra 18 ed 12. L'utilizzo di un solo amo (ne potremmo applicare uno anche sopra al piombo volendo) è dovuto al fatto che in questo modo, una volta allamata la preda, nel 90% dei casi verrà salpata, cosa di difficile attuazione con un secondo amo flottante che potrebbe impigliarsi al fondale. Inutile sottolineare che dovremmo possedere diversi terminali di scorta con piombatura differenziata ed ami di varia misura. La piombatura, più o meno pesante, dipenderà in relazione alla lunghezza del terminale che dovrà sempre stare il più fermo possibile sul fondo (sempre per i problemi di incaglio). Sarà quindi molto utile iniziare a pescare sempre con piombature da 15/20 grammi per poi magari aumentare in caso di risacca o presso buche particolarmente profonde. Una volta giunti sulla nostra scogliera, dovremo scandagliare con cura e precisione tutte le buche senza sottovalutarne nessuna, anche quelle magari situate alla base del molo o quelle che a prima vista possono sembrare poco profonde o prive di vita.Le esche da impiegare in tale tecnica sono varie: ottime la sarda ed il granchio per prede di stazza; buone la polpa del gambero ed il cannolicchio oppure tutti i vermi di mare in genere. La pasturazione delle buche viene effettuata pestando ricci di mare e cozze immettendo il brumeggio a piccole dosi. In tutti i casi, il pesce viene attirato dal profumo dei frutti mare, ma non avrà la possibilità di saziarsi.

La pesca di fondo

E' una tecnica molto similare a quella precedentemente descritta, ma con la sola differenza che anziché praticarla tra i buchi, essa si effettuata lontano dagli scogli. La canna ideale per tale pesca è una teleregolabile (con mulinello) di lunghezza variabile tra i 7 ed i 10 metri. Infatti, con una canna simile possiamo sondare tutto il fondale che ci si presenta di fronte. In questo caso useremo sempre un finale ad un solo amo per il motivo sopra esposto. In alternativa potremo impiegare un terminale a bolentino con piombo terminale a perdere. Su uno spezzone di monofilo di diametro dello 0.18/0.20 mm legheremo due braccioli di circa 10/15 centimetri, distanziati l'uno dall'altro di circa 20 centimetri. Il piombo del terminale sarà di grammatura dai 10 a 30 grammi, sistemato a circa 30 centimetri dall'amo inferiore. Nel fondale roccioso, troveremo un nemico inesorabile e per tale motivo creeremo un piombo a perdere. Per fare ciò ci occorreranno i micro agganci della ditta Stonfo, degli stuzzicadenti, del monofilo di diametro dello 0,12 mm e della colla tipo Attack. Legheremo innanzitutto ad uno spezzone del monofilo sottile un micro aggancio e lo faremo passare nel piombo in modo che l'aggancio vada a fermarsi nella parte superiore del piombo (in questo caso a goccia). Tenendo ben tirato il monofilo nella parte inferiore del piombo inseriremo la punta dello stuzzicadenti e fermeremo il tutto con una goccia di colla. Una volta essiccata taglieremo lo stuzzicadenti al pari del piombo ed il gioco è fatto. A questo punto al micro aggancio attaccheremo la parte finale del terminale e lo fermeremo con un pezzetto di tubicino in silicone. Il nostro piombo così costruito avrà un doppio vantaggio: quello di farci recuperare la lenza in caso di incaglio (rompendosi il monofilo dello 0,12 mm interno), ed allo stesso tempo di essere intercambiabile. Per tale tecnica sono senza dubbio da preferire esche come la polpa di gambero o meglio ancora i vermi di mare, essendo le nostre prede rappresentate in maggioranza da labridi e sparli.

La pesca a lancio

E' sicuramente la tecnica più difficile da praticare sui fondali rocciosi. Infatti non è semplice evitare gli incagli in quanto la lenza al 90% dei casi pesca sempre parallela al fondo per cui oltre al piombo anche gli ami saranno sottoposti ad impigliarsi sul fondo.Pescando a lancio si usano quasi esclusivamente finali con piombo terminale con ami ionati nella parte superiore.
Il finale con piombo a perdere descritto per la pesca di fondo potrà essere benissimo impiegato anche per la pesca lancio con risultati soddisfacenti. Una alternativa concerne l'utilizzo dei piombi detti "ballerina" o temolini e cioè quelli con il tubetto di plastica. Detti piombi, pescando verticali rispetto al piombo, riducono al minimo gli incagli e spesso sono l'unico modo per operare sulla roccia. Con la pesca a lancio possiamo cercare di insidiare molte più specie di pesci rispetto agli altri sistemi. A parte i classici labridi, nicchi di re e sciarrani, potremo effettuare catture di sparlotti e soprattutto saraghi. Sarà infatti molto facile trovare prede di rispetto su fondali poco battuti come quelli rocciosi. Le esche da impiegare sono in genere i vermi: da preferire il muriddu, l'americano o verme di Rimini e, da non sottovalutare, l'innesco effettuato con il cannolicchio, il paguro e col tocchetto di sarda. 

Write on Domenica, 16 Giugno 2013 Pubblicato in Pesca da terra

Ancora una volta, occupandoci dell'argomento pesca da terra, ci rendiamo conto di dover affrontare un argomento veramente vasto, che abbraccia sia tecniche di pesca di superficie come di fondo; situazioni di pesca statiche come dinamiche, con un range di attrezzature pauroso, considerando anche il forte sviluppo apportato dalle tecniche dolciacquicole ed ormai consolidate anche nella pesca in mare. Nella pesca, parlare di piccoli segreti, ci lascia un po' perplessi; a nostro avviso molti di quelli che possono essere considerati segreti non sono altro che piccoli accorgimenti che ci permettono di pescare al meglio sfruttando al massimo le nostre attrezzature, lenze, esche ecc. Questi accorgimenti possono nascere da situazioni casuali o possono essere frutto di studi e prove; molte volte derivano dall'ingegno personale, altre volte, utilizzando le altrui esperienze e adattandole alle nostre singole esigenze.

Crediamo anche che niente possa essere dato per scontato e che una situazione di pesca non sia mai uguale a quella che la segue, oche la precede. E' un mondo incredibilmente vario dove la fantasia, la creatività e l'ingegno hanno il sopravvengo sull'obsoleto. Quindi chiamiamo pure accorgimento ciò che qualcuno ama definire segreto e, statene certi, nella pesca da terra (come in tutte le tecniche del resto) ve ne sono moltissimi. Facciamo qualche esempio. La pesca con i galleggianti scorrevoli Molti non amano tale tecnica poiché spesso la lenza si ingarbuglia al galleggiante: quasi sempre ciò dipende esclusivamente da una piombatura non corretta sulla lenza. Molti infatti, lasciano che il galleggiante finisca a battuta sulla zavorra principale (di solito una torpille) ed è logico che il terminale, durante le prime fasi di discesa verso il fondo o quando è ancora in aria, tenda ad andare a sovrapporsi alla zavorra. Basterebbe in questo caso inserire sulla lenza, al di sopra della torpille, un piccolo pallino di piombo ad una distanza maggiore della lunghezza del terminale: le probabilità di ingarbugliamento diminuirebbero di parecchio. 

Le pasture

Dalle pasture pretendiamo solitamente dei miracoli: potremmo anche parzialmente accontentarci se le utilizzassimo con giudizio, mentre, spesso, le disperdiamo senza un criterio logico. Se ad esempio vogliamo che il nostro impasto, comunque esso sia composto, lavori sul fondo, dovremo unirvi del materiale inerte polverizzato, tipo polvere di marmo o sabbia finissima e questo perché oltre ad appesantire il composto, tende a disgregarlo e a spanderlo sul fondo; in questo caso inserire del pane precedentemente bagnato e sbriciolato, potrebbe provocare l'effetto contrario, portando sì la pastura sul fondo, ma lasciandola piuttosto incollata e rendendola alquanto saziante nei confronti dei pinnuti. 

Le lenze 

Volendo io dovendo) pescare in assenza di zavorra sulla lenza, ma al tempo stesso con l'esigenza di far giungere l'esca rapidamente sul fondo, avremo veramente la possibilità di sbizzarrirci. Il primo accorgimento consiste nell'utilizzare dei semplici dadi in ferro e delle zollette di zucchero: inseriremo nel foro del dado un'asola della nostra lenza: faremo quindi quattro o cinque giri intorno alla zolletta di zucchero e... il gioco è fatto. Il dado rimarrà bloccato dalla zolletta che, sciogliendosi in acqua, lo libererà lasciando la lenza totalmente priva di zavorra. Un altro metodo consiste nell'impiegare degli ami che abbiano una piombatura già posizionata sul gambo (come ad esempio quelli per il montaggio di esche siliconiche) oppure realizzati in casa mediante l'apposizione di una spiralina di piombo, sempre sul gambo.L'elenco dei trucchetti potrebbe riempire l'intera rivista e forse occorrerebbero altre pagine ancora; comunque il nostro lavoro consiste proprio nel cercare di portare a conoscenza quanti più pescatori possibile dei risultati ottenuti tramite le nostre esperienze e, sinceramente, saremmo molto dispiaciuti se questi sforzi e questa lealtà non venissero apprezzati.

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Surf Casting

In Italia, per la pesca da terra, si possono sfruttare chilometri e chilometri di costa. I vari ambienti marini possono avere conformazione morfologica diversa: scogliere naturali, scogliere artificiali, arenili, banchine portuali, foci. Da ognuna di esse è possibile praticare tecniche diverse, da quelle a fondo a quelle di superficie, con le varianti dettate dalle necessità delle varie caratteristiche locali. Anche queste possono mutare da luogo a luogo e variare sia in funzione delle particolari abitudini alimentari dei pesci, sia per le particolari situazioni geologiche. Volendo citare degli esempi potremmo parlare dei cefali di Ravenna, che si pescano innescando la polpa della cozza (ci risulta essere praticamente l'unico posto in Italia dove ciò accade), oppure della tecnica di pesca praticata dall'alto dei terrazzamenti pugliesi e che «castiga, ovviamente, di attrezzature particolari. Da tutte queste situazioni deriva una grande diversificazione nell'impiego delle attrezzature destinate alle stesse tecniche di pesca, che comunque non deve spaventarci se siamo dotati di un minimo di spirito di adattamento.

All'interno dei moli, vi sono diverse specie che possono essere considerate classiche: le spigole, i cefali, le orate, gli sparlotti, le salpe. Tutti questi pesci sembrano gradire particolarmente le acque tranquille dell'interno dei porti, mentre altre specie preferiscono stazionare sulle punte, dove si possono trovare zone di corrente che favoriscono l'ammassarsi di specie come le occhiate, le boghe, i sugarelli, le aguglie.

Per la pesca in aree portuali sarà opportuno interessarsi presso le varie Capitanerie per poter conoscere quali sonoie zone in cui è consentita la pesca, onde non incappare nelle sanzioni pecuniarie previste per legge. Il lato rivolto verso il mare aperto amplia il numero delle specie pescabili: dai saraghi a molti altri pesciotti di fondo e a prede occasionali. Naturalmente molto dipenderà dalla conformazione dell'e< sterno dei moli (tripodi, ammasso di sassi, a parete liscia ecc.)e dai fondali. E' assai difficile, comunque, generalizzare un discorso. Per le scogliere naturali il discorso deve essere ricondotto alla stagionalità della fauna ittica presente in loco. Le stesse specie ittiche non accostano 

però nello stesso periodo e soltanto alcune saranno presenti durante tutto l'arco dell'anno; si tratterà quasi sempre di pesci di fondo e dei cefali che, in quantità maggiore o minore, saranno sempre presenti nelle acque delle scogliere naturali. Se le spiagge non sono una novità per le tecniche di pesca a fondo, possono essere considerate tali per la pesca di superficie; quella, per intenderci, praticata con il galleggiante. Sembra che i pescatori abbiano saputo sfruttare anche gli arenili per tale tecnica e dai risultati conosciuti pare che il nuovo indirizzo dia i risultati sperati con occhiate, sugarelli, mormore, saraghi, spigole ed orate. 

Surf Casting 

Il segreto della pesca, come per tanti altri aspetti della vita, è essere al posto giusto nel momento giusto. Il luogo quindi è alla base del successo, più che mai in tema di surfcasting. Perché non ci siano malintesi, una cosa deve essere chiara: per fare il surfcasting ci deve essere una spiaggia di sabbia. Questa può essere diversa da un'altra, sia per morfologia che per grandezza, ma tutte sono adatte al surf, anche se ognuna avrà le sue caratteristiche. Ad esempio le spiagge profonde che tanto attraggono i neofiti, sono certamente da scegliere se il mare è mosso ma se le onde sono poche allora è preferibile pescare in una spiaggia bassa. Nell'ambito della spiaggia ci sono poi le postazioni più favorevoli, quali centro spiaggia, estremità, punte, anse, foci e secche. 

Centro spiaggia

Si riferisce naturalmente a spiagge non troppo estese nelle quali per individuare il centro è sufficiente un colpo d'occhio, ma anche a quelle piccolissime, le cosiddette pocket beach, dove, a volte, gioco forzala postazione è obbligatoriamente centrale. Di solito risulta una scelta azzeccata, soprattutto se il vento è frontale. 

Estremità 

Questa postazione che è prossima ad uno dei due promontori che delimitano la spiaggia ha il gran vantaggio di acchiappare anche i pesci che vivono nelle rocce vicine. La scelta tra le due, destra o sinistra, dipende esclusivamente dall'angolazione delle onde. Se queste si muovono verso destra allora la postazione più fortunata sarà vicina al promontorio che delimita a destra; a sinistra, ovviamente, nell'altro caso. 

Punta 

Per punta si intende la lingua di sabbia che si insinua in mare, rompendo il profilo regolare della battigia. E' una formazione caratteristica delle spiagge di una certa lunghezza e risulta un'ottima scelta se il moto ondoso e modesto. Infatti, di solito, di fronte alla punta corrisponde un innalzamento del fondo nel quale anche le onde più piccole si rompono creando così quel minimo di turbolenza che attirai pesci. 

Ansa 

L'ansa è l'esatto contrario della punta. Il profilo della batti gia segna appunto una rientranza, in corrispondenza della quale il fondo si abbassa. 

Foce 

Per foce si intende si lo sbocco di un fiume ma più in generale di qualsiasi corso d'acqua. La pesca si effettua nelle zone circostanti, dove è certa l'influenza dell'acqua a minor salinità o, a seconda della natura del corso, a diversa temperatura. Di solito si tratta di una zona favorevole perché biologicamente varia e comunque caratteristica. In pratica funziona come un grande magnete, concentrando in uno spazio ridotto una gran quantità di pesci, operando anche una certa selezione. 

Purtroppo il gran movimento che si crea in queste zone, soprattutto col mare mosso, complica moltissimo la pesca ma, con un po' di fortuna, riusciremo a posizionarci sottovento, là dove gli elementi spingono, oltre le prede, anche materiali di ogni genere. Fortunatamente, se fosse impossibile ogni tentativo da manuale, si può ripiegare anche sull'altro lato con buone probabilità di successo. Le migliori performance di questo spot si ottengono con mare poco mosso, soprattutto alle spese delle spigole che vengono catturate in quantità anche rilevanti. Risulta comunque una scelta ragionata anche con mare calmo poiché un'altra spiaggia sicuramente non darebbe migliori chance. 

Secca 

Se in qualunque parte di una spiaggia si avesse la fortuna di individuare una secca a distanza ragionevole, cioè nello spazio di poche centinaia di metri, sarebbe opportuno cercare di lanciare le esche il più vicino possibile così da insidiare anche quei pesci che normalmente non pascolano sulla sabbia, Oltre ai saraghi, alle mormore, alle orate ecc. ecc. potremo catturare cernie, corvine, triglie ecc. ecc.

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Surf Casting

In certe parti del mondo ed in determinati periodi dell'anno le correnti marine favoriscono la concentrazione di plancton vicino alla costa. Si creano pertanto zone di incredibile ricchezza biologica a tutti i livelli della catena alimentare. Questo fenomeno, per la presenza di grossi pesci in caccia, spinge i pescatori ad avventurarsi tra i flutti con le barche per la cattura di prede mirabolanti con esche trainate, naturali e artificiali. Talvolta, gli attacchi disordinati di questi grossi pesci e le conseguenti fughe delle malcapitate prede, avvengono cosi vicini alla costa da rendere superfluo l'uso della barca. Basta una semplice canna da pesca. E' così che, alla fine del secolo scorso, nell'America del Nord, è nato il surfcasting. Da allora molte cose sono cambiate, soprattutto tecnicamente, ma lo spettacolare fenomeno della mangianza, che vede squali e grossi predatori inseguire piccoli pesci, è immutato, in America, in Africa, in Australia e in tutti i Continenti. Nel Mediterraneo la situazione cambia un pochino ed assume aspetti molto più modesti e meno diffusi, tanto che le prede per noi insidiabili si riducono principalmente alla leccia, in minor misura alla ricciola e a prede occasionali, limitatamente, per quel che ci tocca, ad alcuni hot spot dell'Italia meridionale ed insulare. Sempre in America, si è sviluppata un'altra branca del surf che si basa su una mangianza non più di superficie ma di fondo, dunque invisibile dalla riva. La condizione necessaria perché tale mangianza si verifichi é il mare mosso. Infatti le onde interagendo col fondo, in prossimità della riva, modificano il substrato e liberano una gran quantità di organi. smi, sepolti in caso di quiete, che diventano, come il plancton in altre occasioni, la base della catena alimentare. 

Dove si pratica 

L'ambiente dove si pratica il surfcasting è la spiaggia. 11 substrato arenaceo, contrariamente a quanto si pensa, è infatti, ricco di vita. Molluschi, crostacei, vermi e tanti altri piccoli organismi, vivono in essa sommersi, protetti, e in questa trovano naturale sostentamento.nti Primaria e Secondaria. La prima esaurisce la sua energia sul gradino di risacca, la seconda all'altezza dell'ultimo fran Granchi, vongole, cannolicchi: gli stessi animali che noi utilizziamo da sempre come esche, vengono dissepolti dalle onde e messi in movimento, al pari degli altri materiali in sospensione, diventando cibo facile per le nostre prede. Non tutte le spiagge sono uguali, anzi ognuna è certamente caratteristica, per pendenza, lunghezza, esposizione ai venti, fertilità ecc.. Ma tutte hanno una dinamica comune, ben precisa, che assolutamente dobbiamo conoscere. Quando il vento soffia in direzione della costa si formano i frangenti e per conseguenza una corrente superficiale, bianca, che muove verso riva e che determina un aumento di livello dell'acqua rispetto alla zona, apparentemente tranquilla, che sta più al largo. Questa corrente inverte la rotta sul gradino di risacca, ritorna indietro sul fondo, compensa il dislivello creato dai frangenti e soprattutto mette in luce quei piccoli animali di cui si cibano le nostre prede. Si tratta delle corrente. In questi due punti (gradino di risacca e ultimo frangente) si ha la massima turbolenza e quindi la massima capacità di erosione.

Le stagioni migliori 

Il surfcasting si pratica con successo durante tutto l'anno con un sensibile calo in piena estate in relazione al bel tempo e quindi al mare calmo. In particolare la primavera e l'autunno sono stagioni molto favorevoli perché coincidono con l'avvicinarsi a riva di molte specie per l'espletamento delle principali attività riproduttive. Nelle 24 ore, la notte è il momento più indicato, soprattutto se l'acqua è particolarmente limpida.
Quando le onde non sono perpendicolari alla riva, cioè sempre, si creano due correnti molto importanti che scavando ad alta velocità sul fondo, producono un vero e proprio fiume d'acqua, ben delimitato, e guarda caso ricco di appetibili animaletti. Si tratta delle correnti litoranea e di risucchio. La prima scorre nel canale lungocosta parallelo alla riva, vicinissimo al gradino di risacca; la seconda invece scorre nei canaloni, più o meno perpendicolarmente alla costa. Questo fenomeno è un richiamo irresistibile per quelle specie di animali che si cibano frugando sul fondo ed allo stesso tempo rappresenta il fondamento di questa seconda branca del surfcasting. Questa specialità, detta surfcasting medio per distinguerla dalla prima (surfcasting pesante), ha trovato una grande applicazione nel Mediterraneo ed in particolare in Italia dove è stata sviluppata ai massimi livelli. 

Inoltre l'iper attività planctonica legata all'oscurità, favorisce lo scambio energetico col substrato e quindi con arselle, cannolicchi, arenicole ecc. ecc., che diventano così facile preda di orate & C.. Ma si pesca anche di giorno, a volte con pari opportunità rispetto alla notte. Di certo però con acqua torbida, soprattutto in spiagge di modesta pendenza. 

L'attrezzatura 

L'attrezzatura è composta da un sistema cannamulinello, per il lancio di esche e zavorra che può raggiungere anche due etti di peso totale. La situazione ambientale in cui si pesca determina la potenza degli attrezzi. Ad esempio, per vincere la resistenza di un vento frontale sostenuto è indispensabile che la zavorra abbia un certo peso, altrimenti non va avanti neanche se spinta dal miglior lanciatore. Lo stesso dicasi se l'esca è voluminosa. Anche in questo caso, se la situazione suggerisce un lancio potente, è necessario che la 

zavorra sia pesante. Se invece il vento è di modesta entità, sarà sufficiente una zavorra leggera, magari aiutata da un filo sottile nel mulinello che non faccia attrito in aria. Inutile però sperare di risolvere ogni situazione con una sola canna. Una semplice e azzeccata suddivisione di questo attrezzo in base alla potenza di lancio è la seguente: fino a 2 once (50 grammi ca.); da 1 a3 once (g 30 80 ca.); da 2 a 4 once (g 50 115 ca.): da 3 a 5 once (g 80 140 ca.); da 4 a 6 once (g 140 170 ca.); da 6 a 8 once (g 170 220 ca.). Una rastrelliera ben fornita dovrebbe quindi contenere 12 canne, 2 per tipo. Nella realtà ci si destreggia egregiamente con un parco canne più modesto che fa a meno della più leggera, utilizzata esclusivamente nel beachledgering, e delle due più potenti che solo pochi fortunati hanno ragione di utilizzare razionalmente. Il range ottimale si restringe ouind i alle potenze comprese tra le 5 once. Normalmente costruite in carbonio con tecnologie all'avanguardia, le canne moderne hanno tutte una struttura sottile, telescopica o in due elementi, con un'azione di punta che le rende sensibili e veloci, ma anche delicate e impegnative da manovrare nel lancio. La lunghezza varia dai m 3,5 ai m 4,20. Oggi le canne da pesca sono fortunatamente ben concepite e realizzate con precisione e professionalità incredibili. Anche la produzione nazionale risponde a questi requisiti, anzi direi che proprio in Italia vengono realizzati i modelli migliori. Infatti, la produzione orientale che ha monopolizzato il mercato mondiale segue indicazioni di mercati ben più importanti del nostro e anche se alla fine la produzione è quantitativamente immensa, il risultato è qualcosa che si avvicina alle nostre esigenze ma di fatto non è stato studiato appositamente per noi, come invece succede col prodotto italiano. Il mulinello può essere a tamburo fisso o a tamburo rotante. Il primo, risulta molto più pratico e semplice nell'uso e viene abbinato alle canne più leggere, con piombi non più pesanti di g 130. Il secondo è concettualmente molto più semplice ma anche complicato e impegnativo nell'uso. Si utilizza con le canne più potenti e le zavorre più pesanti perché nel lancio, ammortizzando lo shock dello stacco, non danneggia l'esca e soprattutto non provoca traumi al dito del lanciatore. Il mulinello rotante monta sopra la canna e non sotto, da qui una diversa e complessa anellatura della canna. 

Le esche e i calamenti 

Il capitolo delle esche ha una valenza locale. Quindi, la prima cosa da fare è quella di utilizzare le esche del posto, cioè animali che vivono nella spiaggia dove si va a pescare. In pratica bisogna infiltrare, tra i vermi o i cannolicchi che le onde mettono in gioco, anche quelli vigliacchi, con l'amo. Casomai il difficile è quello di presentare l'esca nel modo migliore. Questo è un problema legato alle condizioni del mare, allo stato di agitazione, alla trasparenza dell'acqua. Insomma una signora esca deve sapersi muovere e confondere in mezzo alla pastura, sia alla vista che al tatto. Ognuna di esse va quindi trattata diversamente a seconda delle occasioni. 

Arenicola 

E' un verme che si trova dappertutto e che ovunque funziona, egregiamente. Si innesca con un apposito tubicino che permette di vestire anche parte del bracciolo. Questo innesco su un amo n. 8, super leggero, a gambo lungo, e un finale lungo un metro è quanto di più classico e collaudato possa esistere. Di notte, col mare poco mosso, con le mormore non ha rivali. Ma se non di sole mormore si tratta, allora può essere 

prono tutte le esigenze. In ogni caso tutti i mulinelli devono essere provvisti di uno speciale parastrappi per il lancio, costituito da un grosso spezzone di nylon lungo due volte la canna, che ammortizza lo strappo iniziale salvaguardando l'integrità del sottile filo della bobina, l diametro del parastrappi (shock leader) varia dai mm 0,30 ai mm 0,60. 
A volte per l'orata basta abbondare nell'innesco, oppure proporla in un amo alto, legato ad un bracciolo meno lungo, ma su un amo a gambo corto, magari diminuendo la distanza di lancio. E' sempre valido anche il raddoppio dell'esca, ossia un altro verme, naturalmente legato, che ha il solo scopo di aumentare il volume dell'innesco e quindi di puntare sull'ingordigia e sulla capacità alimentare della preda. 

Cannolicchio 

Il cannolicchio è un'esca generica che trova impiego in qualsiasi condizione di mare ed alle spese di tutte le prede. Per gli usi più leggeri (mormore) viene privato delle valve ed innescato col solito tubicino, magari fermato da due giri di filo elastico, Se le mire sono ambiziose (saraghi) allora la parte del cannolicchio vicina alla punta dell'amo sarà il piede del mollusco oppure, se il gioco si fa duro (orate), si lasciano addirittura le valve celando tra le carni due ami in tandem e richiudendo il tutto con filo elastico. E' un'idea sensata quella di danneggiare la conchiglia, anche se la durata dell'esca risulta poi inferiore. 

Bibi 

Si tratta di un verme particolare pieno d'acqua ma con una pelle abbastanza consistente. Non è un anellide ma è gradito a tutti i grufolatori, saraghi e orate in primis. Le mormore sono ugualmente attratte da questa esca sempre ché le dimensioni siano compatibili. In caso contrario è necessario tagliare il verme a striscioline e innescarle in modo che il tessuto abbondi anche fuori dall'amo. Si tratta di un'esca tipicamente invernale che difficilmente fa cilecca. 

Sardina 

La sardina è un'esca molto utilizzata perché pesca di tutto, è facilmente reperibile e costa pochi soldi. Si innesca normalmente a trance piccole, legate col filo elastico sull'amo. oppure intera, magari priva della sola testa, nella speranza che ad abboccare sia qual che grossa preda. E un'esca che funziona anche alla lunga perché la carne perde in acqua parte dell'abbondante quantità di grasso, creando una specie di brumeggio. 

Calamaro 

Si tratta dell'esca bianca per eccellenza. Adatta soprattutto per i pezzi più grossi, saraghi e spigole. Si utilizza praticamente tutto, dai tentacoli al mantello e pure la testa. Si innesca addirittura intero se non è molto grande. Di norma si usa a piccole trance per cui il risultato è un bocconcino abbastanza consistente che crea problemi al bracciolo durante il recupero. Per evitare i conseguenti grovigli è quindi indispensabile recuperare piuttosto lentamente. Il calamaro funziona benissimo in primavera, ma anche durante il resto della stagione se il mare è sufficientemente mosso. 

Calamenti 

Il calamento altro non è che il complesso pescante, cioè 

quella parte della lenza costituita da braccioli, ami e piombo. Partendo da tre calamenti base esiste tutta una serie di possibilità che trova applicazione a seconda delle situazioni, sulla base di valutazioni che spesso diventano soggettive. La prima scelta riguarda la lunghezza del bracciolo che col mare calmo sarà massima, mentre sarà minima col mare mosso. L'eventuale necessità di lanciare lontano comporta l'uso di un solo amo, naturalmente legato al trave perché voli composto e non faccia attrito con l'aria. Più ami sono invece consigliati quando l'attività è sostenuta e la possibilità di fare due catture contemporaneamente è reale. Re di tutti i calamenti, per capacità di cattura, è il long arm, un lunghissimo spezzone di nylon lungo un metro e mezzo circa. Il diametro varia dai mm 0,18 ai mm 0,40 a seconda del mare. Più questo e mosso più il nylon è grosso. Divide il titolo di re dei calamenti il pater noster, un calamento a due ami che funziona sul gradino di risacca, in mezzo ai frangenti e quando ci sono molti pesci. Più o meno i diametri del filo sono uguali a quelli del long arm ma la lunghezza dei braccioli è decisamente inferiore, max 50 centimetri. Infine il faster, un calamento monoamo con spiccate doti aerodinamiche. Si tratta di un bracciolo lungo poco meno di 100 centimetri, con attacco lontano dal piombo (un metro circa), il cui amo e relativa esca sono solidali al trave perché trattenuti da un ferma esca (bait clip) che si sgancia quando il piombo tocca il fondo. Si tratta della soluzione ideale per pescare lontano dalla riva. 

La tattica 

La tattica di pesca parte dalla conoscenza dei fenomeni di base, cioè dall'interpretazione della mareggiata. In parole povere occorre individuare i punti propizi (per questo è bene giungere sulla spiaggia quando ancora è giorno) dove probabilmente ci sarà la maggior concentrazione di pesci. Quindi, ultimo frangente, canaloni e canale lungo costa: gli ultimi due si riconoscono perché, in mezzo alle turbolenza, appaiono come zone di relativa calma, dove le onde non si infrangono. In seguito si sistemano le canne sul limitare del bagnasciuga, lanciando le esche possibilmente a distanze diverse così da sondare l'area più vasta. La frizione del mulinello va aperta così da evitare che una grossa preda rompa la lenza prima che noi si possa fare qualcosa. Se le esche sono fragili i controlli saranno frequenti, meno se queste sono resistenti oppure hanno anche un'efficacia tardiva come appunto la sardina.

Attenzione ai lanci. Questi devono essere obliqui rispetto alla corrente in modo tale che i braccioli non ricadano sulla lenza madre ingarbugliandosi. In caso di "tocca", cioè un movimento leggero del cimino sicuramente da riferire ad un pesce, è bene aspettare qualche secondo per una conferma. Magari si può cedere un po' di lenza per non far sentire troppa resistenza al pesce, estrarre la canna dal picchetto, e verificare se la preda dà ancora segni della sua presenza. In caso affermativo siamo autorizzati a credere che il pesce abbia abboccato per bene. Segue quindi un'energica ferrata, con la mano sul mulinello per frenare la bobina, ed il recupero. L'entità della tocca è sempre in relazione alla specie che abbocca, alla mole di quest'ultima e soprattutto alla distanza operativa. La velocità del nostro intervento invece è legata alla lunghezza del bracciolo. Più questo è lungo e più tempestiva sarà la nostra reazione. 

Le prede 

Dividiamo le prede abituali del surfcasting in due categorie: predatori e grufolatori. Alla prima appartengono la spigola, il grongo, la leccia, il serra, il palombo. Alla seconda invece la mormora, il sarago, l'orata, l'ombrina. 

Spigola

Tutto si è detto e scritto a proposito di questo bellissimo pesce. Vorace e ubiquitario. Imprevedibile e poco combattivo. Di certo in cucina fa la sua gran figura per cui è sempre una preda piuttosto ambita. Si pesca in tutta la stagione del surf, ad iniziare da settembre per finire in primavera inoltrata. Mangia di tutto ma l'esca regina è il muggine, naturalmente vivo. E' indispensabile comunque una certa turbolenza, sia sui banchi di sabbia, anche distanti dalla riva, che più sotto dove normalmente scorrazza spinta dalla corrente litoranea. Al tramonto e all'alba sembra particolarmente attratta dal verme americano, innescato con generosa abbondanza ma appena pizzicato dall'amo. 

Grongo

Altra preda invernale è il grongo. Si tratta di un predatore molto vorace e combattivo, essenzialmente notturno. E' una facile e non attesa preda finché le dimensioni sono modeste, ma diventa difficile e soddisfacente avversario quando il peso supera i due chili. li palato di questo pesce è infatti molto duro e difficilmente si riesce a trafiggerlo con l'amo. Inoltre oppone una strenua resistenza che spesso riesce a rompere la lenza. Si cattura prevalentemente su spiagge "miste" dove la sabbia lascia spazio ad alghe e roccia. 

Leccia

La leccia è il predatore più combattivo che possa capitare sull'amo. Arriva sulle spiagge in primavera e lo si cattura solo vicino alle punte estreme che delimitano la spiaggia, quando il mare è un po' mosso. E' una tipica preda del surfcasting pesante ma giunge spesso sulle nostre esche anche se le mire sono altre. L'alba, soprattutto, ma anche il tramonto, rappresentano i momenti in cui preferisce avvicinarsi a riva. 

Serra 

Il pesce serra è un predatore atipico. Si dice che la sua aggressività sia tale da indurlo ad attaccare altri pesci per il solo gusto di ammazzare. E' un pesce dotato di una dentizione molto tagliente per cui il normale filo di nylon non è sufficiente ad assicurare la cattura. Un grosso amo, una bella trancia di muggine, quando non è possibile utilizzare il vivo, ed una bella treccia d'acciaio sono quindi indispensabili. Durante l'autunno e anche in primavera, si avvicina in branchi numerosi quando il mare è quasi calmo e staziona sulla stessa spiaggia anche per diverso tempo. Lo si cattura sia di giorno che di notte. 

Palombo 

Ecco il nostro squalo! Scientificamente, Mustelus mustelus. Certo tra gli squaloidei è una specie piuttosto modesta, ma sei o otto chili di questo animale che tirano dall'altra parte danno un bel daffare. Si cattura nelle spiagge con pendenza elevata, naturalmente di notte, soprattutto in primavera. Per insidiarlo è sufficiente un esca generica come il calamaro, qualunque anellide, oppure la sardina. 

Mormora 

La mormora è la preda più frequente in Italia. Si pesca praticamente tutto l'anno, sia di giorno che di notte. E' un animale che vive quasi esclusivamente sulla sabbia quindi non è raro catturarne molti esemplari in una sola battuta. Si ciba di piccoli organismi e vermi che risucchia dalla sabbia stando instancabilmente con la coda all'insù. Per insidiarla sportivamente occorre un attrezzatura da beach legering e cioè una canna di potenza intorno ai 50 grammi, un muli nello con filo dello 0,16, ami n. 10 e vermi per esca, arenicola in primis. Il calamento più efficace è il long arm: un metro e mezzo di filo del diametro di mm 0,18 0,22 a seconda del mare. 

Sarago

Anche questo è un pesce che riempie spesso i nostri carnieri, soprattutto nei mesi invernali e primaverili. Al contrario della mormora però lo si cattura prevalentemente col mare mosso. E un energico combattente che sfrutta la corrente per aumentare la resistenza. Mangia vermi, cannolicchio, calamaro, cozze e sardina. In genere la paratura è composta di braccioli abbastanza robusti (anche 0,40 millimetri), piuttosto corti e ami n. 4, storti, a gambo corto. 

Orafa 

Contrariamente a quanto avviene d'estate, periodo in cui l'orata viene pescata col mare calmo e di giorno, nella stagione del surf e col mare mosso, la si cattura prevalentemente di notte. Nonostante l'oscurità la si riconosce subito. Infatti la sua reazione è inconfondibile. Basta tenere la canna in mano e sentire una delle sue testate per rendersi conto che di altro non può trattarsi, Dotata di denti e mascelle robuste, mastica qualunque cosa, compresi i durissimi murici. Altrettanto volentieri assaggia il cannolicchio ed il bibi. 

Ombrina 

L'ombrina è un grande grufolatore e anche un grande pesce. Può arrivare tranquillamente ai 10 chili di peso. Le catture di esemplari così grandi non sono un fatto raro, soprattutto nella tarda primavea. In certe parti del Mediterraneo infatti, da maggio in poi, i pescatori di spiaggia si dedicano esclusivamente alla cattura di questo bellissimo pesce. L'esca più adatta è il cannolicchio privo di valve oppure il bibi di grossa taglia. 

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