Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Drifting

I sistemi di pesca in drifting sono abitualmente di due tipi: in deriva e all'ancora, con possibilità di sgancio rapido della barca in fase di allamata. Questi si adattano poi alle varie aree di mare; infatti, chi per ragioni di fondale pesca sulle secche deve per forza ancorarsi e chi vuole sfruttare le correnti si posiziona in punti ritenuti strategici. Personalmente non amo molto la pesca da ancorati, poiché l'ancora della barca rimane pur sempre un inghippo al momento dell'allamata; preferisco pescare sulla spinta del vento o della corrente. Nella fase di scarroccio la barca si intraversa rispetto al mare, sfruttando così un lato del natante, ed è sempre problematica la sistemazione delle lenze. L'ideale di questa pesca sarebbe avere la barca di poppa rispetto al senso del moto ondoso o alla corrente. 

Alla ricerca dell'ancora giusta I vantaggi sono sicuramente tangibili, in quanto si ha una diminuzione del rullio della barca, la possibilità di usare tutti i portacanne così che i fili trovano la giusta direzione di uscita dai top delle canne, e la possibilità di reazione immediata dell'imbarcazione nel caso che il pesce, nella ferrata, venga sottobarca. Per raggiungere questo scopo è facile supporre di dover utilizzare ancore galleggianti. Nella ricerca di questo prodotto nautico ho provato ancore di colori sgargianti, sul rosso e sull'arancione, con sistemi di apertura con cerchi di plastica o con due righelli di legno a croce. Questo tipo di ancora mal si addice all'esigenza di riporlo velocemente in caso di strike o di essere facilmente alloggiabile su piccole imbarcazioni. Anche i colori, a mio giudizio, possono infastidire i pesci quando si avvicinano alla barca.

Nel mio girovagare su varie imbarcazioni ho avuto la fortuna di vedere come gli angler personalizzino modo di pescare. Ho visto così in furizione due ancore galleggianti molto ampie e di colore scuro che trattenevano sui due angoli della poppa una barca di 30 piedi perfettamente, con un sostenuto vento di scirocco e un mare alquanto formato. Le ancore non avevano punti rigidi, pertanto si riponevano in appositi sacchetti in pochissimo tempo e si recuperavano senza sforzo alcuno. Inoltre nell'ammortizzare le percussioni delle onde sulla poppa della barca creavano grandi vortici di acqua che potrebbero anche risultare attrattivi per il tonno. 

Come giostrarsi tra le ancore La barca, in questa posizione, rende la pesca molto agevole anche con 4 o 5 canne, con l'ausilio dei portacanne inseriti sulla seggiola da combattimento fissata al centro del pozzetto. Non risulta particolarmente difficile anche calare le canne, in quanto le due ancore tendono a stare piuttosto a galla e, non avendo nessun punto rigido, non lesionano il filo. Al fattore più importante, l'impatto con il pesce, hanno risposto egregiamente; tre tonni di circa 120150 kg, che hanno compiuto evoluzioni anche a pochi centimetri dalle ancore. Mi faceva notare lo skipper che in questa fase si sarebbe anche potuto togliere le ancore, ma c'era il rischio di intraversare la barca e comunque ai tre pesci sicuramente non davano noia.

Andando nella descrizione tecnica, queste ancore sono di colore blu notte o verde scuro, di grandezza 1,40x1,00x30 con almeno tre manici che convergono in un cerchio d'acciaio dove si an. noda la cima che va alla barca e attraverso questo scorre una cimetta che si fissa al fondo del sacco: tirando questa cimetta l'ancora si chiude immediatamente con agilità. Per evitare di usare parti rigide, l'ancora ha fissati sul bordo della barca due sacchetti contenenti piccole sfere di piombo e dalla parte opposta due sacchetti contenenti del poliuretano espanso. Cosi l'ancora non tende a girare e quindi a chiudersi. Devo riconoscere che questo particolare modo di pescare è realmente funzionale e pratico. Ancora una volta dalle esperienze personali di alcuni skipper sono nate idee veramente valide. 

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Pesca dalla barca

Nella pesca in drifting, ed in particolare in quello  ultraleggero (che si differenzia notevolmente da quello effettuato per la pesca del tonno gigante), capita molto spesso di avere la necessità di far lavorare le esche ad una precisa profondità oppure di doverle allontanare dalla barca sia per farle pescare in pastura, sia per fargli raggiungere una particolare zona di pesca (cigliata o secca). Per ottenere questi risultati non c'è altra soluzione che utilizzare un qualcosa che tenga in sospensione esca e lenza ad una certa profondità e che le porti a favore di corrente o di vento. Per sospendere un'esca dal fondo è necessario per prima cosa piombarla, partiremo quindi dalla piombatura che va regolata a seconda sia della profondità che della corrente, tenendo anche conto del peso proprio dell'esca, o, nel caso sia viva, della sua tendenza o meno ad andare verso il fondo. Decisa la piombatura, dovremo occuparci dell'oggetto che dovrà tenere sospesa la nostra esca. Principalmente, pescando con esche inanimate, si preferisce utilizzare dei veri e propri galleggianti, del tipo scorrevole. Scelti il modello e la capacità di galleggiamento (che va proporzionata al peso del piombo e dell'esca), il galleggiante dovrà essere infilato nella madre lenza in modo da scorrere fino a farci arrivare al punto scelto per la sospensione dell'esca.

L'uso del galleggiante

Una volta eseguito questo e collegata la lenza al terminale si dovrà applicare la zavorra e cominciare a far scendere il tutto verso il fondo, lasciando sempre scorrere il galleggiante. Quando si avverte la lenza in bando, segno evidente dell'avvenuto contatto tra fondo e zavorra, si recupera quanto desiderato in modo da avere l'esca alla profondità prefissata. A questo punto si applica un fermo sulla lenza con del filo di cotone o, nel caso di galleggianti pesanti, con un pezzettino d'elastico. Al momento del recupero, sia con che senza preda, il fermo passerà agevolmente tra i passanti, mentre il galleggiante scorrerà fino al piombo senza creare il minimo intralcio. Questo sistema, che poi è il più usato ed il più pratico, tiene conto, ai fini dell'allontanamento dell'esca dalla barca, soltanto delle correnti che possono influenzare la lenza immersa, quindi quelle che vanno dalla superficie al fondo con tutte le possibili combinazioni di correnti contrarie, che in alcuni casi potrebbero non portare l'esca nel punto da noi desiderato.

Il galleggiante scorrevole affonda all'abboccata, segnalandocela molto bene, ma potrebbe essere avvertito da pesci particolarmente sospettosi, quindi è necessario avere molta prontezza sulla ferrata. Nel caso volessimo dare all'esca la direzione del vento, il sistema migliore è quello che si usa nel drifting pesante: il palloncino. Il procedimento è come il precedente, ovvero si decide la profondità d'azione dell'esca per poi fissare il galleggiante con scopo sospensorio. Il palloncino si applica direttamente dopo aver posto in opera l'esca, gonfiandolo ed annodandolo direttamente sulla lenza, in modo che scorra per non dare intralcio durante il recupero, ma non troppo per non permettere alla piombatura di portare l'esca sul fondo. Si deve considerare che, quanto più il palloncino viene gonfiato, tanto più sarà portato dal vento, ma crescerà in proporzione il suo livello d'intralcio durante il combattimento con una preda. Quando la preda attacca il filo scorre nel nodo del palloncino, quindi il pesce non avverte la trazione in modo eccessivo; si può quindi concedere un po' di filo prima di ferrare.

Altri tipi di segnalatore

Un altro sistema molto valido è costituito da un pezzettino di polistirolo. di dimensioni non più grandi di 1/2 pacchetto di sigarette. Una volta messa in acqua la lenza con relativa piombatura, alla profondità desiderata. la si fa girare un paio di volte sul nostro galleggiante empirico, serrandola molto e facendola penetrare nelle cellule del polistirolo. Con l'attacco del pesce la lenza si tenderà, rompendo il pezzetto di polistirolo e rimanendo completamente libera. Con questo sistema si può tranquillamente concedere lenza prima di ferrare.Pescando con le esche vive bisogna tener conto della forza del pesce innescato. che molto spesso tende a cercare salvezza verso il fondo. Usando lo scorrevole bisognerà impiegare galleggianti appropriati, mentre risulta più pratico il palloncino o il pezzetto di polistirolo. Riccardo Fanelli

Bolentino

Nella pesca a bolentino l'utilizzo del galleggiante assume una posizione senza dubbio secondaria. Infatti la pesca a bolentino è una classica pesca di fondo, per cui l'utilizzo di qualsiasi cosa tenda a sostenere l'esca a mezzofondo esula dalla tecnica di cui siamo soliti parlare. Non possiamo però dire che dalla barca il galleggiante non venga usato. Infatti, in molte occasioni, quando con le comuni canne per la pesca a fondo o a mezzofondo non vediamo una tocca, con l'ausilio del galleggiante riusciamo a catturare. Può, infatti, capitare che i pesci di mezzofondo o di fondo, attratti da un qualsiasi tipo di pastura, si mantengano sempre in corrente e non si avvicinino alla nostra barca ancorata. in questi casi l'utilizzo del galleggiante diventa indispensabile. Molto più utile il nostro "sughero" sarà quando dovremo, per ragioni ovvie di catture, impiegare tecniche di pesca da riva sulla nostra imbarcazione. Il galleggiante più usato dalla barca è senza dubbio lo scorrevole, che servirà per pescare su qualsiasi tipo di fondale (dai 5 ai 30 metri) permettendo di porre la nostra esca alla profondità di pesca voluta. La forma dello stesso non ha particolare importanza, ma senza dubbio un affusolato è il più indicato. La piombatura del nostro galleggiante varierà da un minimo di 5 ad un massimo di 30 grammi a seconda della profondità di pesca e della corrente presente in quel determinato luogo. Il galleggiante all'inglese, che per dimensioni e piombatura sopportabile potrebbe essere adatto in talune situazioni di pesca, è spesso inutilizzabile per la corrente, che in caso di trattenuta lo affonda inesorabilmente.

L'ovetto di Colombo & C.

Un altro galleggiante usato dal natante è il classico ovetto piombato per la pesca in superficie delle occhiate e delle aguglie. Per la particolarità della piombatura e delle dimensioni in cui è possibile trovarlo in commercio (da 5 a 50 grammi ed oltre), con questo galleggiante è possibile effettuare diverse tecniche di pesca dalla barca. Per ultimo, non per importanza ma per l'uso, c'è il classico galleggiante da bolognese, per una pesca più raffinata, in presenza di pesci di mezzofondo e superficie molto diffidenti. Questi galleggianti, abbinati ad una comune cannabolognese, dovranno essere di grammatura abbastanza sostenuta e spaziare da un minimo di 2 ad un massimo di 8/10 grammi. Si usano solitamente per la pesca a mezzofondo a sugarelli e sgombri e spesso sono montati a seconda delle situazioni anche su canne fisse di lunghezza variabile tra i 5 e i 7 metri. In tutti i casi i galleggianti da impiegare dalla barca dovranno avere la possibilità di inserimento dello starlite, in modo da essere usati anche durante le ore notturne.

Ultimamente ho avuto l'occasione di provare un galleggiante particolare che senza dubbio potrebbe rivoluzionare la pesca dalla barca. Il Pondus Killer, ormai noto ai pescatori italiani, ha creato due modelli di galleggiante appositamente studiati per la pesca dalla barca. Il corpo, particolarmente grosso, permette di pescare anche con mare abbastanza mosso, mentre l'asta, con incorporato un ulteriore galleggiante, consente di sostenere piombature accentuate. A prima vista il galleggiante può sembrare grossolano e non adatto al pescatore che richiede raffinatezza, ma vi assicuro che la sensibilità dello stesso,in rapporto a galleggianti capaci di sopportare il medesimo peso, è nettamente inferiore.

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Drifting

Ancora una volta parliamo di dentice, sia perché le tecniche di pesca con cui può essere insidiato sono pressoché illimitate, sia perché con l'arrivo della stagione estiva questo pesce è particolarmente attivo. Come accennato in sommario, parlando del dentice vengono subito in mente le esche trainate, artificiali o vive che siano, ma partendo dal presupposto che non stiamo parlando di un grande nuotatore in alcuni casi è preferibile dedicarsi al lightdrifting. Il dentice, alle porte della stagione estiva, è particblarmente attivo; l'acqua comincia a scaldarsi quindi può dedicarsi maggiormante all'inseguimento di piccoli pesci, impiegando un dispendio di energie molto inferiore rispetto alla stagione fredda. Questo lo porta anche su fondali meno bassi alla ricerca delle sue prede preferite: sardine, menole ed occhiate. La componente principale nella pesca al dentice in drifting è l'individuazione del branco o, quantomeno, la certezza di operare in una zona dove in linea di massima possano esse

re presenti esemplari di questo pesce in buon numero o passaggio abituale. La condizione ideale è una cigliata sommersa che crei un dislivello di protondità di qualche metro, ad una profondità che può variare tra i 25 ed i 40 metri. Le cigliate che delimitano le secche sono l'habitat preferito dal dentice in quanto gli offrono un valido riparo dai predatori più grandi . Il top l'otteniamo quando il fondo, oltre a presentare il dislivello, è caratterizzato da posidonia mista a roccia, senza però dimenticare che i dentici amano anche aggirarsi sul fango ai piedi di una secca.

Cacciatore per vocazione

Particolarità molto interessanti del dentice sono la sua costanza a ripercorrere sempre gli stessi itinerari di risalita dal fondo dove trascorre l'inverno, e la sua abitudina rietà alle zone di caccia e di riproduzione. Questo significa che, individuata una zona in cui i dentici cacciano, ogni stagione li ritroveremo nello stesso punto con precisione matematica. Da questo possiamo dedurre che il dentice, per antonomasia, è un abitudinario e trovata la zona idea-le sia come fondale che come possibilità di reperimento del cibo, difficilmente cambia, offrendoci l'opportunità di catture che si protraggono nel tempo. La tecnica del light drifting è particolarmente efficace in quelle zone dove i dentici sono prevalentemente concentrati, per cui trainandole esche passerebbero soltanto poche volte nella zona buona, riducendo così le possibilità di ferrata.

Passiamo all'azione

La pesca si effettua per lo più con la barca ancorata, controllando bene prima che la corrente porti le esche in prossimità o ancora meglio al limite del ciglio. E' molto importante effettuare una pasturazione preventiva a base di pezzettini di sardina; questo, oltre ad attirare i dentici, contribuirà a far avvicinare i piccoli pesci che possono rappresentare un'attrattiva maggiore per i nostri ospiti. La pasturazione va eseguita tenendo conto della corrente, in modo che i pezzi di sardina finiscano nella zona di pesca; se la corrente di superficie è troppo forte sarà necessario utilizzare un pasturatore di fondo ed effettuare varie scariche a diverse profondità.

 La composizione della parte finale della lenza è sempre la stessa, sia che s'impieghino esche vive, sia quelle morte. Si esegue una doppiatura di circa due metri al culmine della quale si fermerà una girella non troppo vistosa, ma resistente (almeno 30 lbs). Il terminale è preferibile sia in nylon, anche se si sono avuti ottimi risultati con kevlar o dacron. 11 diametro varierà dallo 0,40 allo 0,50 a seconda della taglia dei pesci presenti; bisogna però assolutamente doppiare gli ultimi 15 cm di terminale o altrimenti utilizzare un monofilo di maggior diametro. Gli ami saranno due, della misura 4/0, preferibilmente a gambo corto. Si legheranno ad una distanza di 5 o 6 cm, che andrà bene sia con le ec". morte che con le vive.

Tale pesca si effettua indifferentemente sia con il vivo che con il morto, in quanto il dentice accetta entrambe le soluzioni. Le esche vive migliori sono l'occhiata, il cefaletto, la menola e lo sgombro. S'innescano sotto pelle, sul dorso, inserendo il primo amo vicino alla coda ed il secondo più vicino alla testa. Un'esca difficile da trovare viva, ma che è micidiale, è la triglia. Se si dispone di un certo numero di questo pesciolini la cattura è assicurata. Le esche vive vanno necessariamente sollevate dal fondo, in modo da non finire tra le alghe. Per fare ciò si deve appesantire il terminale con piombature che possono variare dai 20 ai 100 grammi, a seconda della corrente e della profondità, ed inserire un galleggiante scorrevole nella lenza, di capacità bastante a non

affondare con il peso dell'esca e del piombo. Il piombo si può sia inserire scorrevole sulla lenza a monte della girella, sia applicare con del filo interdentale sulla girella stessa. Calata l'esca e mandata sul fondo si recuperano un paio di metri e si ferma il galleggiante con un pezzo di filo di cotone annodato sulla lenza. Invece del galleggiante si può usare un pezzo di polistirolo, con la lenza che penetri all' interno del materiale, in modo che quando il pesce mangia si rompe, lasciando libero il filo.

Accorgimenti particolari

Dopo aver sistemato il galleggiante si dovrà far allontanare l'esca fino al punto in cui presumibilmente c'è il ciglio, e con la frizione semilibera siattenderà la ferrata. Non appena si avverte l'attacco bisogna portare il freno sullo strike e ferrare per non concedere troppa lenza al pesce, il quale potrebbe intanarsi o scappare a zig zag tra le rocce.

Non solo col vivo Le esche morte più efficaci sono la sardina e la seppia. La prima s'innesca con il primo amo nell'occhio ed il secondo a metà corpo, mentre la seppia va innescata come a traina, cioè con il primo amo in punta alla sacca ed il secondo in mezzo ai tentacoli. Alla seppia, inoltre, andranno inseriti due listelli di polistirolo nella sacca per evitare che vada sul fondo e per dargli un aspetto fluttuante più naturale. Le esche morte si calano preferibilmente senza galleggiante, ma con una piombatura scorrevole. Tale piombatura, che varia dai 30 ai 100 grammi a seconda della corrente, si assicura ad uno spezzone di filo dello 0,18 lungo un metro che si fisserà scorrevole sulla madre lenza con una girella con moschettone.

Sotto, lo schema della pesca ai dentici, effettuata con barca ancorala e con più canne. Gli inneschi possono essere fatti sia col vivo che con il morto, differenziando però la zona d'azione. Se s'incontrano problemi di arrotolamento del terminale sulla lenza, si opererà nel seguente modo: si cala incorrente una quantità di lenza maggiore del trenta per cento rispetto all'altezza del fondo, dopodiché si aggancia il moschettone e si lascia andare verso il fondo finché non tocca. A questo punto si mette in tensione la lenza lasciando un leggero bando. Con le esche morte è preferibile porre il freno sullo strike, ma bisogna essere sempre pronti; alla minima flessione del cimino è necessario ferrare, altrimenti si rischia di perdere l'abboccata.