La zona di pesca in Barca

Nella pesca a traina la scelta della zona di pesca deve essere determinata principalmente dal tipo di predatore che si desidera insidiare. Nella maggior parte dei casi dovremo orientarsi su fondali misti che presentano roccia e posidonia, a parte in alcuni casi specifici in cui si opterà per fondali sabbiosi. 

Traina costiera 

La traina costiera propriamente detta è quella che si pratica seguendo l'andamento della costa, in prevalenza in zone rocciose o su scogliere sommerse che partono da riva. La traina costiera va ad insidiare quei predatori che accostano alla ricerca di piccole prede, che pascolano lungo le rocce. Le condizioni migliori si hanno quando il mare frange, trainando al limite dell'onda che va a rompersi sugli scogli. In tali condizioni il movimento di pesce è maggiore, in quanto i predatori riescono a mimetizzarsi meglio nel moto ondoso. Le scogliere sommerse sono quanto di meglio si possa desiderare per la traina costiera, in quanto ospitano la maggior parte delle specie predatrici. Un'altra area ottimale è rappresentata dai manufatti urnaM *dalle foci di acqua dolce. In quinte zone si pesca prevalentemente sulla sabbia, ma l'acqua salmastra garantisce la presenza di predatori come la spigola e il pesce serra. Essendo una tecnica che non prevede l'affondamento delle esche, si può praticare al limite del pescaggio della propria imbarcazione. 

Traina di fondo

E' la tecnica più praticata nei nostri mari, essendo i predatori di casa nostra, frequentatori abituali del fondo. La profondità in genere varia dai 12 metri per le spigole ai 40 ed oltre per le grandi ricciole e per i dentici. Nelle basse o medie profondità le aree ideali sono rappresentate dalle praterie di posidonia miste a roccia, dove possiamo incontrare spigole, piccoli dentici, ricciole di branco e pesci serra. In queste zone è preferibile battere le cigliate che delimitano il confine con la sabbia, in quanto zone di appostamento dei predatori. Nelle alte profondità la scelta è a senso unico, in quanto le zone scelte dai grandi predatori sono più o meno sempre le stesse. Conviene orientarsi su secche rocciose, con cadute abbastanza ripide che creano cigli dove i predatori possano nascondersi in attesa di sorprendere qualche piccolo pesce. La condizione ideale si crea quando la roccia va a morire sul fango; questa, oltre a fornire riparo ai predatori, crea un habitat ideale sia per piccoli pesci che per crostacei e cefalopodi. I grandi sbalzi di fondale oltre a fornire riparo sia alle prede che ai predatori, creano dei punti morti e delle accelerazioni di corrente, situazione molto amata dagli abitanti del mare, ed in particolare dai predatori che con la corrente a favore utilizzano meno energie nell'attacco. Nella traina di fondo bisogna considerare il pericolo delle reti, ma un buon punto di riferimento le nasse, che oltre ad essere sempre calate in zone rocciose, rappresentano un motivo di curiosità per i predatori, in particolare per le spigole ed i pesci serra. In mancanza di secche staccate dalla costa, la traina di fondo si può praticare in quelle zone costiere con pareti rocciose che raggiungono rapidamente profondità considerevoli. In queste zone sono da preferire i punti con forti correnti, individuabili dalla superficie dall'incrocio anomalo delle onde. 

Traina d'altura

La traina d'altura è quella che meno risente della morfologia del fondo, in quanto le prede che si insidiano cacciano e vivono per lo più a galla. In questa tecnica la scelta dell'area da battere deve essere determinata dalle correnti e soprattutto dalle linee batimetriche. I tonni di branco ad esempio, percorrono sempre le stesse rotte, su batimetriche ben precise. Tali batimetriche possono essere individuate seguendo i pescherecci che pescano il pesce azzurro. Nelle aree frequentate dai professionisti è più facile si possano incontrare i tonni che seguono i branchi di sardine o sgombri. Un altro indizio che ci può portare all'individuazione dei pesci migratori, è la corrente: trovando correnti di acqua più calda, sicuramente si avrà la fortuna di incrociare qualche tonno, palamita o lampuga. Per finire, si possono incontrare concentrazioni di uccelli marini, che quando sono in mangianza segnalano il pesce a galla, mentre quando volano in circolo, segnalano il movimento del pesce non ancora aggallato. Riccardo Fanelli 

Bolentino

La scelta del luogo di pesca condiziona molto la buona riuscita della nostra tecnica. Con la tecnologia che si è evoluta non si può comunque sbagliare una mira e quindi, aiutati dai vari Gps ed ecoscandagli, troveremo sicuramente il luogo adatto alla nostra tecnica di pesca.

Bolentino sottocosta 

Il bolentino sottocosta è quello che offre catture sicure, anche se spesso non premia dal punto di vista della qualità gli sforzi del pescatore. Si catturano in genere pesci da zuppa, quali serrani, labridi e saraghi sparaglione. La cattura di specie pregiate quali pagelli, saraghi e tanute è spesso occasionale. Il bolentino sottocosta viene effettuato su fondali misti scoglio e posidonia, che sono poi i classici che si trovano distanti poche centinaia di metri dalla costa. Il tipo di pesca da effettuare è quello ancorato con scelta della posta a caso, senza un preciso ordine di riferimento. E' indispensabile, ad ogni ora di pesca, recuperare l'ancora e spostarsi di alcune decine di metri per trovare di nuovo la presenza di pesce. 

La pesca a medio fondale

Questo tipo di pesca può essere diviso in due sottotipi, quello a scarroccio destinato alla cattura dei pagelli e quello all'ancora, sulle secche. Il pagello viene solitamente ricercato su fondali misti di fango e scoglio. Individuata la zona, conviene sempre pescare a scarroccio per trovare il fondale ricco di mangianza; quindi è necessario ritornarci sopra una volta sorpassato. In talune situazioni di abbondanza di pesce si può dare fondo e pescare ancorati. La pesca sulle secche è quella che offre più soddisfazioni per la varietà di catture. Solitamente si scelgono quelle con fondali massimi di 40/50 metri, dove è possibile catturare pagelli, prai, tanute, saraghi e pesci di fondo in generale. Una volta giunti sulla secca, conviene scandagliare bene la zona e, mediante i segnali ricevuti dal nostro ecoscandaglio, individuare bene il punto dove sostano i pesci. Di regola tale zona è rappresentata dalla caduta della secca. L'ancoraggio avviene sempre rimontando il "cappello" per circa 40/50 metri, per arrivare poi a calare la nostra ancora. Dopo aver effettuato tale operazione si fila calu ma fino a raggiungere con la poppa della nostra barca la zona scelta per calare le nostre esche. 

La pesca in profondità

Tra tutti i tipi di pesca a bolentino quella in profondità richiede maggiori attenzioni nella scelta della posta e del successivo ancoraggio. Il problema iniziale sta appunto nel fatto che la grande profondità ci complicherà un po' le cose, specialmente se vogliamo essere pignoli nello scegliere la posta preferita. Individuata anche in questo caso la zona di pesca si sceglie bene la scalumata e, a seconda della profondità, rimonteremo di diverse decine di metri. Dovremo, per stabilizzarci perfettamente, valutando sia la corrente che il vento e in base alla profondità, calare l'ancora. Può capitare spesso che, nonostante le precauzioni prese, una volta ancorati non ci si trovi esattamente nel posto prescelto. A questo punto potremo scegliere di iniziare la pesca o tentare nuovamente l'ancoraggio. La pigrizia potrebbe farci optare per la prima soluzione, ma la saggezza ci farà salpare e calare nuovamente l'ancora. Dopo molte uscite di pesca a bolentino, sia a medio che alto fondale, sono sempre più convinto che conviene ripetere un ancoraggio anche dieci volte piuttosto che pescare in una zona che non ci soddisfa. La miglior cosa è senza dubbio quella di passare diverse volte sul luogo di pesca cercando di capire esattamente dove ci porteranno il vento e la corrente, una volta che l'ancora avrà afferrato. Solo in questo modo e dopo aver scandagliato bene la zona, saremo in grado di posizionarci esattamente sul posto desiderato.