Write on Martedì, 07 Gennaio 2014 Pubblicato in Traina

Il concetto di questa tecnica, usata già dagli antichi greci, è quello di "trascinare" un’esca calata a poppa dell'imbarcazione e conferirle il giusto movimento, così che possa sembrare, ai pesci, una loro abituale preda. Si racconta che questa pesca nacque nel 1800 a.C. in Mar Egeo, precisamente attorno all'odierna isola di Santorini.
I pescatori videro un enorme branco di pesci sostare sotto un tronco d'albero alla deriva e, con ami a cui avevano legato piume di gabbiano, riuscirono a issare a bordo decine e decine di lampughe. A seconda dell'imbarcazione, dell'attrezzatura e della preda insidiata, la traina si suddivide in piccola o costiera, media e grande traina ai grossi pelagici. Ci soffermeremo a descrivere la piccola traina, che nel periodo di fine inverno dà grandi risultati, specie se praticata in superficie. Basta andare per mare con un cucchiaino o una piumetta trainata per capire che a volte la piccola traina non è poi tanto "piccola".

La pesca a traina può essere praticata con imbarcazioni e attrezzature da migliaia di euro, come può andare benissimo un gozzo da 3 o 4 metri con motori da 4 cavalli. Tra settembre e febbraio lungo la costa transitano e accostano ricciole di branco, lampughe, palamite e tonnetti. La traina costiera è praticata spesso con attrezzature che hanno costi poco elevati.
Si può trainare con la lenza a mano o con canne da 12-18 libbre con mulinelli rotanti. Possono essere utilizzate esche vive, artificiali, piumette e cucchiaini. Le esche vive si utilizzano solitamente per prede di grosse dimensioni, quali ricciole o dentici, le artificiali, le piumette e i cucchiaini per specie ittiche pelagiche che ritroviamo prossime al sottocosta. Questa pesca è praticata in tutta l’Italia ma in particolar modo al Sud. Le ricciole di branco, i piccoli tonnetti e lampughe in questo periodo affollano le acque costiere, per cui c’è un viavai di imbarcazioni che vanno alla ricerca di questi pelagici color oro e argento.

Write on Domenica, 16 Giugno 2013 Pubblicato in Video

Gallery completa di video sulla pesca a a traina

Write on Domenica, 16 Giugno 2013 Pubblicato in Traina

Come in ogni altra tecnica di pesca , anche nella traina ci sono i piccoli segreti cari ad ogni singolo pescatore, che portano spesso ad avere maggior successo. 

Cosa mangiano pesci  

Per sapere con esattezza cota mangiano, è necessario aprire lo stomaco ad un esemplare appena catturato e verificarne il contenuto. Spesso però non viene trovato niente s'allora la nostra indagine dovrà essere di osservazione dell'ambiente marino e di Informazione dai pescatori prooressionisti.

Doppia esca per le spigole

Rimanendo in tema di artificiali, possiamo menzionare il doppio terminale con doppia esca, carta vincente con le spigole quando sono svogliate nell'attaccare le esche. Si lega una girella alla lenza ed a questa si fissano due terminali dello stesso diametro, ma di lunghezze diverse. Al primo, lungo 2,5 mt, si lega un minnow affondante generalmente di 9 , 11 o 13 cm: mentre al secondo, lungo 4 mt, si lega un'esca in silicone come un'anguillina o un'aguglietta della Rapala. Tale sistema è risultato molto catturante su fondali sabbiosi misti con roccia, alle foci dei canali d'acqua dolce e lungo le dighe foranee, ma sempre su profondità massima di 78 metri. 

Occhiate svogliate

Molto spesso, parlando di traina, pensiamo subito alle grandi ricciole o ai dentici dimenticando le piccole prede che spesso sono in grado di farci passare una bella giornata. La traina alle occhiate ad esempio può non essere facilissima, soprattutto con acqua molto limpida. Questo pesce in alcuni casi può essere molto sospettoso e non dare nessun peso alle esche trainate. In questi casi si può tentare una vecchia tecnica, usata per cercare le esche vive dai professionisti. Si pesca con delle canne corte e sottili abbinate a mulinelli a tamburo fisso, con in bobina del nylon 0,20.A questo, si lega un galleggiante piombato trasparente della Bonnand da 20 o 40 grammi. All'altro capo del galleggiante, si aggancia tramite una girella il terminale lungo 1,5 mt, con al termine un amo a gambo lungo del n' 5. L'esca sarà uno scodinzolante saltarello coreano, che al seguito della scia del galleggiante, sarà molto attrattivo per le occhiate svogliate. 

L'esca che salta 

Trainando le esche artificiali a galla ad alte velocità (oltre i quattro nodi), ed in particolar modo i minnow di dimensioni contenute, può capitare (anzi capita spesso) che fuoriescano dall'acqua o addirittura girino su se stesse. In genere si tende a dare la colpa al mal funzionamento dell'esca, ma è spesso colpa della lenza che le tiene troppo sollevate dal pelo dell'acqua. In questo caso, dopo aver filato in acqua la quantità necessaria affinché l'esca sia in pesca, basta fissare un semplice elastico con una bocca di lupo alla lenza ed agganciarlo alla leva del mulinello o ad un punto della barca che tenga il filo basso sull'acqua. In questo modo la trazione verso l'esca sarà più orizzontale e si eviteranno fuoriuscite dall'acqua.

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Pesca dalla barca

Nella pesca a traina la scelta della zona di pesca deve essere determinata principalmente dal tipo di predatore che si desidera insidiare. Nella maggior parte dei casi dovremo orientarsi su fondali misti che presentano roccia e posidonia, a parte in alcuni casi specifici in cui si opterà per fondali sabbiosi. 

Traina costiera 

La traina costiera propriamente detta è quella che si pratica seguendo l'andamento della costa, in prevalenza in zone rocciose o su scogliere sommerse che partono da riva. La traina costiera va ad insidiare quei predatori che accostano alla ricerca di piccole prede, che pascolano lungo le rocce. Le condizioni migliori si hanno quando il mare frange, trainando al limite dell'onda che va a rompersi sugli scogli. In tali condizioni il movimento di pesce è maggiore, in quanto i predatori riescono a mimetizzarsi meglio nel moto ondoso. Le scogliere sommerse sono quanto di meglio si possa desiderare per la traina costiera, in quanto ospitano la maggior parte delle specie predatrici. Un'altra area ottimale è rappresentata dai manufatti urnaM *dalle foci di acqua dolce. In quinte zone si pesca prevalentemente sulla sabbia, ma l'acqua salmastra garantisce la presenza di predatori come la spigola e il pesce serra. Essendo una tecnica che non prevede l'affondamento delle esche, si può praticare al limite del pescaggio della propria imbarcazione. 

Traina di fondo

E' la tecnica più praticata nei nostri mari, essendo i predatori di casa nostra, frequentatori abituali del fondo. La profondità in genere varia dai 12 metri per le spigole ai 40 ed oltre per le grandi ricciole e per i dentici. Nelle basse o medie profondità le aree ideali sono rappresentate dalle praterie di posidonia miste a roccia, dove possiamo incontrare spigole, piccoli dentici, ricciole di branco e pesci serra. In queste zone è preferibile battere le cigliate che delimitano il confine con la sabbia, in quanto zone di appostamento dei predatori. Nelle alte profondità la scelta è a senso unico, in quanto le zone scelte dai grandi predatori sono più o meno sempre le stesse. Conviene orientarsi su secche rocciose, con cadute abbastanza ripide che creano cigli dove i predatori possano nascondersi in attesa di sorprendere qualche piccolo pesce. La condizione ideale si crea quando la roccia va a morire sul fango; questa, oltre a fornire riparo ai predatori, crea un habitat ideale sia per piccoli pesci che per crostacei e cefalopodi. I grandi sbalzi di fondale oltre a fornire riparo sia alle prede che ai predatori, creano dei punti morti e delle accelerazioni di corrente, situazione molto amata dagli abitanti del mare, ed in particolare dai predatori che con la corrente a favore utilizzano meno energie nell'attacco. Nella traina di fondo bisogna considerare il pericolo delle reti, ma un buon punto di riferimento le nasse, che oltre ad essere sempre calate in zone rocciose, rappresentano un motivo di curiosità per i predatori, in particolare per le spigole ed i pesci serra. In mancanza di secche staccate dalla costa, la traina di fondo si può praticare in quelle zone costiere con pareti rocciose che raggiungono rapidamente profondità considerevoli. In queste zone sono da preferire i punti con forti correnti, individuabili dalla superficie dall'incrocio anomalo delle onde. 

Traina d'altura

La traina d'altura è quella che meno risente della morfologia del fondo, in quanto le prede che si insidiano cacciano e vivono per lo più a galla. In questa tecnica la scelta dell'area da battere deve essere determinata dalle correnti e soprattutto dalle linee batimetriche. I tonni di branco ad esempio, percorrono sempre le stesse rotte, su batimetriche ben precise. Tali batimetriche possono essere individuate seguendo i pescherecci che pescano il pesce azzurro. Nelle aree frequentate dai professionisti è più facile si possano incontrare i tonni che seguono i branchi di sardine o sgombri. Un altro indizio che ci può portare all'individuazione dei pesci migratori, è la corrente: trovando correnti di acqua più calda, sicuramente si avrà la fortuna di incrociare qualche tonno, palamita o lampuga. Per finire, si possono incontrare concentrazioni di uccelli marini, che quando sono in mangianza segnalano il pesce a galla, mentre quando volano in circolo, segnalano il movimento del pesce non ancora aggallato. Riccardo Fanelli 

Bolentino

La scelta del luogo di pesca condiziona molto la buona riuscita della nostra tecnica. Con la tecnologia che si è evoluta non si può comunque sbagliare una mira e quindi, aiutati dai vari Gps ed ecoscandagli, troveremo sicuramente il luogo adatto alla nostra tecnica di pesca.

Bolentino sottocosta 

Il bolentino sottocosta è quello che offre catture sicure, anche se spesso non premia dal punto di vista della qualità gli sforzi del pescatore. Si catturano in genere pesci da zuppa, quali serrani, labridi e saraghi sparaglione. La cattura di specie pregiate quali pagelli, saraghi e tanute è spesso occasionale. Il bolentino sottocosta viene effettuato su fondali misti scoglio e posidonia, che sono poi i classici che si trovano distanti poche centinaia di metri dalla costa. Il tipo di pesca da effettuare è quello ancorato con scelta della posta a caso, senza un preciso ordine di riferimento. E' indispensabile, ad ogni ora di pesca, recuperare l'ancora e spostarsi di alcune decine di metri per trovare di nuovo la presenza di pesce. 

La pesca a medio fondale

Questo tipo di pesca può essere diviso in due sottotipi, quello a scarroccio destinato alla cattura dei pagelli e quello all'ancora, sulle secche. Il pagello viene solitamente ricercato su fondali misti di fango e scoglio. Individuata la zona, conviene sempre pescare a scarroccio per trovare il fondale ricco di mangianza; quindi è necessario ritornarci sopra una volta sorpassato. In talune situazioni di abbondanza di pesce si può dare fondo e pescare ancorati. La pesca sulle secche è quella che offre più soddisfazioni per la varietà di catture. Solitamente si scelgono quelle con fondali massimi di 40/50 metri, dove è possibile catturare pagelli, prai, tanute, saraghi e pesci di fondo in generale. Una volta giunti sulla secca, conviene scandagliare bene la zona e, mediante i segnali ricevuti dal nostro ecoscandaglio, individuare bene il punto dove sostano i pesci. Di regola tale zona è rappresentata dalla caduta della secca. L'ancoraggio avviene sempre rimontando il "cappello" per circa 40/50 metri, per arrivare poi a calare la nostra ancora. Dopo aver effettuato tale operazione si fila calu ma fino a raggiungere con la poppa della nostra barca la zona scelta per calare le nostre esche. 

La pesca in profondità

Tra tutti i tipi di pesca a bolentino quella in profondità richiede maggiori attenzioni nella scelta della posta e del successivo ancoraggio. Il problema iniziale sta appunto nel fatto che la grande profondità ci complicherà un po' le cose, specialmente se vogliamo essere pignoli nello scegliere la posta preferita. Individuata anche in questo caso la zona di pesca si sceglie bene la scalumata e, a seconda della profondità, rimonteremo di diverse decine di metri. Dovremo, per stabilizzarci perfettamente, valutando sia la corrente che il vento e in base alla profondità, calare l'ancora. Può capitare spesso che, nonostante le precauzioni prese, una volta ancorati non ci si trovi esattamente nel posto prescelto. A questo punto potremo scegliere di iniziare la pesca o tentare nuovamente l'ancoraggio. La pigrizia potrebbe farci optare per la prima soluzione, ma la saggezza ci farà salpare e calare nuovamente l'ancora. Dopo molte uscite di pesca a bolentino, sia a medio che alto fondale, sono sempre più convinto che conviene ripetere un ancoraggio anche dieci volte piuttosto che pescare in una zona che non ci soddisfa. La miglior cosa è senza dubbio quella di passare diverse volte sul luogo di pesca cercando di capire esattamente dove ci porteranno il vento e la corrente, una volta che l'ancora avrà afferrato. Solo in questo modo e dopo aver scandagliato bene la zona, saremo in grado di posizionarci esattamente sul posto desiderato. 

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Traina

p>E'  la tecnica di pesca in mare che richiede più attenzione ed esperienza è quella con le esche vive. Non per niente è anche quella che in alcune situazioni risulta più efficace e che consente di aver ragione di pesci come la ricciola, il dentice e il pesce serra, notoriamente più ricercati e più difficili da far abboccare ad esche morte o artificiali. La traina con il vivo nasce come tecnica professionale principalmente in Sicilia e a Ponza, naturalmente praticata a mano con attrezzi sovradimensionati e con un piombo detto guardiano per far affondare le esche. Il piombo guardiano ha forma affusolata e viene attaccato a una quindicina di metri dall'esca con uno spezzone di lenza lungo circa due metri, in modo da avvertire l'urto sul fondo prima dell'esca. E' un sistema che permette sia di far raggiungere grandi profondità alle esche, sia di ispezionare comodamente tutti i dislivelli del fondo. Richiede però bassissime velocità per ragioni di attrito della lenza con l'acqua, costringe a un continuo controllo della cana e a interventi sul freno e sulla manovella per alzare o abbassare la profondità d'azione e, una volta allamato il pesce, c'è sempre un peso interposto tra pescatore e preda. 

L'attrezzo americano

Gli statunitensi, sportivi fino alla paranoia, hanno sempre usato un sistema d'affondamento più pulito, l'affondatore o downrigger. Tale strumento permette di avere la lenza in pesca ad una profondità prefissata e, dopo l'allamata, di combattere la preda senza zavorre intermedie. La pesca con le esche vive e l'affondatore è consigliata su fondali abbastanza omogenei e consente di portare le esche anche a profondità considerevoli. Al contrario del piombo guardiano tale sistema d'affondamento non è condizionato dalle bassissime velocità, permette quindi di usare anche motori sovralimentati che al minimo non riescono a mantenere velocità intorno al nodo. Permette inoltre di ispezionare zone più ampie, mantenendo velocità di traina leggermente più elevate. L'affondatore può essere manuale o elettrico, il risultato non cambia, mentre è importante la forma della zavorra a seconda della profondità che si vuole raggiungere e della velocità di traina. E' naturale che maggiore è l'idrodinamicita della "palla" e minore sarà l'attrito con l'acqua. Parlando di esche vive mireremo a pescare dentici e ricciole, ma non ci prolungheremo sulle abitudini di questi pesci, per dedicare maggiore attenzione alla tecnica di pesca vera e propria. 

Gli attrezzi 

In genere si impiegano attrezzi dalle 30 alle 12 libbre, a seconda dell'esperienza personale, tenendo sempre presente che le ricciole grandi vanno trattenute dopo la ferrata per evitare che si buttino sul fondo nel disperato tentativo di recidere la lenza sulle rocce. Sono da preferire canne lunghe con azione parabolica, ma anche le standup a ripartizione assolvono benissimo lo scopo, specialmente con prede "qualificate". Non avendo necessità di calamenti particolari per l'aggancio della zavorra, si può usare una lenza classica, rimanendo entro le misure convenzionali dell'Igfa. Si farà quindi una doppiatura di 2/2,5 metri con alla fine legata una girella con moschettone da almeno 50 lbs. Questa consentirà di intercambiare facilmente il terminale, che in genere è lungo un paio di metri e composto da nylon dello 0,60/0,70 con al termine i due classici ami per l'innesco del vivo. Ci possono essere varianti con l'ultima parte usando kevlar o acciaio in presenza di pesci serra, comunque, a mio avviso, è sem pre meglio doppiare gli ultimi 40 centimetri, per combattimenti prolungati con ricciole grandi. Gli ami variano a seconda della grandezza dell'esca, così come varia la distanza tra loro; a questo proposito è opportuno avere già pronta una larga scelta di terminali con ami e misure diverse, o comunque avere l'amo trainante scorrevole sul trave o su un braccioletto di nylon. 

Una tecnica innovativa 

Pescando con l'affondatore si possono mettere in azione due lenze sullo stesso cavo, affondandole con la solita palla. Si cala la prima lenza a circa 50/60 metri da poppa e, dopo averla agganciata alla pinza di sgancio sulla palla, si calano da 6 a 10 metri di cavetto dell'affondatore; si filano in acqua poi 40/50 metri della seconda lenza e la si aggancia ad una seconda pinza sul cavetto. A questo punto si manda in pesca la palla dell'affondatore alla profondità prefissata. In questa maniera si avranno due esche che pescano a profondità diverse, coprendo una vasta fascia d'acqua ed interessando sia i predatori che cacciano prevalentemente a contatto del fondo, che quelli che vagano a mezz'acqua. Un altro vantaggio di pescare con due esche a profondità diverse è quello di poter usare due diversi tipi di esca. Un esempio classico si ha quando si insidiano i dentici a fondo e le ricciole di branco e le lecce a mezz'acqua. Sulla lenza sollevata s'innesca un'aguglia, mentre su quella a fondo una boga di generose dimensioni o un'occhiata. In genere si tende a mettere a mezz'acqua esche più grandi, come l'aguglia, il calamaro o le grandi occhiate, mentre a fondo esche più adatte al dentice come la boga, il cefaletto o il sugherello. 

Traina sui cigli

Pescando con l'affondatore, per avere dei buoni risultati, bisogna conoscere il fondale alla perfezione. I passaggi andranno eseguiti seguendo fe delmente le cigliate, in modo da far passare le esche nei punti dove i predatori sono soliti mettersi in agguato. Questa è la regola che si deve seguire per tutto l'arco dell'anno meno che in primavera, quando, soprattutto dentici, si portano sul pianoro della secca per la riproduzione. In questo periodo è preferibile far lavorare le esche internamente alla secca, ma sempre in prossimità delle cigliate. Come accennato tale sistema non richiede velocità bassissime, si può procedere da 1,5 a 2,5 nodi, salendo fino a 3 nel caso s'inneschino esche molto grandi come il cefalo o il maccarello. Il vantaggio di pescare senza zavorra permette di impiegare attrezzi leggeri rendendo la pesca veramente sportiva e consentendo di divertirsi anche con prede non eccessivamente grandi.