I cucchiaini

Le vibrazioni e gli effetti ottici creati da oggetti in movimento provocano nei pesci delle reazioni naturali. Queste possono essere di natura diversa, a seconda delle specie stimolate da tale evento; in ogni caso derivano da onde sonore create dal movimento dell'oggetto, dalla riflessione dei suoi colori e, naturalmente, dal semplice istinto del pesce. In alcuni casi potremo notare dell'interesse, da parte dei pinnuti, nei confronti di ciò che gli sta passando sotto il naso; in altre occasioni si noterà dell'indifferenza; in altri momenti ancora vedremo che i pesci si spaventeranno, fuggendo al passaggio di quell'oggetto. I cucchiaini impiegati nella  pesca cercano di stimolare il pesce e spingerlo all'aggressione, emettendo appunto vibrazioni e riflessi cromatici diversi a seconda dei vari modelli. Da una prima fase, quella in cui il pesce è incuriosito dall' oggetto in movimento, si passa ad una seconda, in cui il pesce attacca oppure fugge. Dal comportamento dei pinnuti potremo quindi capire quali siano i cucchiaini validi, quelli cioè capaci di eccitare e stimolare più o meno l'aggressività dei soggetti.

Ma come fanno i pesci a captare le vibrazioni e a vedere questo tipodi esca anche in condizioni precarie di visibilità, come nel caso di acqua torbida, col buio, o quando le esche si trovano nella turbolenta e bianca scia creata dalle eliche dei motori? Per rispondere a queste domande sarebbe stato più opportuno far intervenire la somma conoscenza dell'amico Vinicio Biagi, che, con il suo dotto eloquio, avrebbe potuto erudirci in modo assai più preciso sui sensi dei pesci; ma, essendo egli già impegnato con l'identificazione di pinnuti misteriosi, non ha potuto partecipare alla stesura di tale testo. Toccherà quindi a noi, comuni redattori, cercare di spiegare in maniera semplice e ben comprensibile i segreti della linea laterale dei pesci, del loro orecchio interno e della loro vista. 

Organi percettori

L'orecchio interno del pesce capta i rumori lontani, che in acqua si propagano in modo molto più distinto che nell'aria, ma non riesce a fornirgli i dati per Identificarne l'intensità e provenienza. A ciò provvede la linea laterale; su di essa si infrangono le onde emesse da un corpo in movimento (altri pesci o, come in questo caso, esche artificiali) e tramite le terminazioni nervose, con un sistema di conduzione elettrica, tale messaggio raggiunge il cervello e viene elaborato, fornendo le informazioni necessarie all'identificazione di importanti dati quali l'intensità, la direzione, la velocità dell'onda prodotta. Sono proprio questi segnali che creano nel pesce le reazioni sopradescritte e cioè indifferenza, panico o aggressività. E' da notare come tale linea laterale sia particolarmente sviluppata nelle specie con caratteristiche fortemente predatorie, che debbono cioè individuare le prede, il loro cibo, in perenne movimento. Ai due organi sensoriali si aggiunge la vista, anch'essa proporzionalmente più sviluppata nei pesci predatori rispetto a specie con altre caratteristiche. I luccichii, i riflessi, le variazioni cromatiche dei cucchiaini sono captati dai pesci anche a buona distanza e se l'artificiale emette i giusti riverberi ed ha un movimento simile ad un pesce in precaria salute ed emette vibrazioni "gradite", questo potrebbe essere attaccato. 

Rotanti & ondulanti

I cucchiaini possono dividersi in due categorie, rotanti ed ondulanti. Entrambi emettono vibrazioni, ma hanno principi di funzionamento diversi: il rotante ha un asse centrale (generalmente in acciaio inox) intorno al quale gira una paletta. Il suo movimento in acqua è rotatorio e piuttosto monotono; richiama alla mente un insetto che si muove sotto la superficie. L'ondulante, invece, è costituito da una semplice lamina metallica (ottone, acciaio cromato) e può avere delle depressioni lungo il corpo o una leggera bombatura che lo rende del tutto simile al cucchiaio usato in cucina, suo movimento in acqua è sinuoso, guizzante, ricorda molto il moto di un pesce ferito o in difficoltà. Nella pesca in mare la prima classe viene impiegata raramente, salvo sporadici casi come lo spinning ai cefali, in combinazione con una tremolina montata sull'amo (mugginara), o quello ai sugarelli: non si conoscono altri utilizzi del rotante. Interesse molto più ampio invece è quello suscitato dai modelli ondulanti e il loro impiego sembra risalire ad epoche antichissime tanto che vi sono testimonianze di rudimentali cucchiaini, ricavati dalle conchiglie o dalle ossa degli animali. 

Chi attacca il cucchiaino

In mare esistono specie predatorie grandi e piccole e per ognuna di esse esistono cucchiaini di misura adeguata. Tra i pesci catturabi li con i cucchiaini possiamo citare spigole, lampughe, dentici, tonni, palamite, sugarelli, occhiate, aguglie, pesci serra, barracuda. Se queste possono essere considerate le prede classiche non dimentichiamoci che possiamo sempre avere catture occasionali di altre specie come tracine, perchie, sciabola, pesci lucertola. Volendo poi estendere il nostro "parco clienti" anche all'estero l'elenco si allungherebbe di parecchio, facendoci rendere conto di quanto questo artificiale, forse oggi un po' snobbato dal pescatore di mare, sia ancora valido e catturante tanto che, in alcuni casi, i risultati avuti con i cucchiaini sono stati superiori a quelli ottenuti con altri artificiali. In commercio esistono ondulanti dalle forme, dimensioni e colorazioni diverse: da artificiali lunghi pochi centimetri, adatti ad essere trainati o recuperati (a seconda che si impieghino a traina oppure a spinning) con moto piuttosto lento, non essendo in grado di reggere ad alte velocità, che vengono destinati alla cattura di piccoli predatori, sino ad esche di venti centimetri ed oltre, destinate a grosse prede. Al di là di un semplice fattore estetico e se la forma di un cucchiaino assomigli più o meno a quella di un pesce, nella scelta di tale artificiale vanno presi in considerazione anche il suo profilo ed il suo peso. Un modello dal profilo largo sarà meno adatto ad essere impiegato ad alta velocità di recupero (o di moto) di uno di peso equivalente ma a profilo stretto. Un artificiale tanto più manterrà il suo assetto di pesca quanto maggiore sarà suo peso specifico quando paragonato ad un altro di uguale forma. 

Il lavoro dei cucchiaini

I cucchiaini possono pescare indifferentemente sulla superficie come sul fondo, anche lavorando a profondità notevoli. Nel primo caso il fattore visivo si sommerà a quello prodotto dalle onde sonore e la condizione sarà ottimale. Prospettandosi la possibilità di pescare in condizioni di scarsa luce, come nella pesca notturna o a profondità notevoli, si potrà sempre contare sulle vibrazioni emesse per stimolare i pesci all'attacco. In caso poi di acqua torbida si verificheranno le condizioni sopra accennate, come cioè se pescassimo senza luce. Se in acque non limpide, però, si lavora a profondità inferiori ai 15 metri, quel minimo di riverbero e luccichio potrebbe essere comunque prezioso e spesso far approdare a risultati superiori agli stessi minnow (pesciolini finti realizzati con materie plastiche o legno). Un minimo di accenno va fatto anche alle colorazioni. La tendenza del pescatore italiano è quella di impiegare cucchiaini con cromatura argentata, sia lucidi che martellati. Meno usati i modelli dorati o colorati, tuttalpiù vengono utilizzati quelli cromati con piccole macchie di color rosso. In un nostro recente viaggio nel Mar dei Caraibi abbiamo avuto moltissimi attacchi su esche colorate in giallo fluorescente da parte di carangidi, snapper e barracuda; in proporzione le esche cromate hanno avuto molto meno successo.