Write on Martedì, 21 Luglio 2015 Pubblicato in Pesca da terra

L'innesco all'amo di un pesce morto intero o a pezzi è sicuramente un'usanza che risale a tempi remoti. Tra tutti i pesci morti che possiamo trovare in commercio o in natura sicuramente la sardina si pone al primo posto come reperibilità, rendimento, ecc.
Reperibilità La sardina è pressoché impossibile procurarsela con mezzi propri in mare, e cioè pescandola, a meno di casi eccezionali e in situazioni che esulano dalla norma. Il mezzo migliore per procurarsi la sarda è quello di acquistarla.
Nelle pescherie le sardine vengono vendute a circa 5.000 lire al chilogrammo. Molto meno costa se presa direttamente dai  pescherecci appena rientrano in porto oppure nei magazzini di pesce all'ingrosso.
Questo secondo sistema, che può sembrare vantaggioso per il nostro portafoglio, presenta un piccolo inconveniente. Acquistare le sarde in banchina o al magazzino vuol dire prenderne almeno una cassa.
Questa varia a seconda del luogo e comunque oscilla come peso tra i 5 ed i 12 chilogrammi di pesce.
Proprio per questo, e soprattutto in base al tipo di pesca praticato e all'uso che intenderemo fare della nostra esca, il doversi accollare una intera cassa potrebbe essere un problema.


Conservabilità

La sarda ha un mantenimento molto difficile e la sua conservazione andrà effettuata diversamente a seconda del tipo di impiego a cui la destineremo. Se usata fresca al momento dell'acquisto o al massimo il giorno dopo, la sarda potrà essere mantenuta direttamente in frigorifero avendo cura di effettuare le seguenti operazioni. Dovremo lavare le sarde in acqua e sale in modo che perdano le squame; dopo le faremo asciugare e le riporremo in un recipiente avendo cura di sistemarle nel miglior modo possibile. Il problema grosso subentra se il mantenimento dovrà durare per più giorni.
Innanzitutto dovremo procedere sempre alla operazione precedentemente descritta. Successivamente priveremo le sarde della testa e delle interiora lavando ancora una volta quelle pulite. Sistemeremo quindi i pesci in un foglio di giornale, avvolgendoli. Prepareremo in questo modo dei pacchetti contenenti circa 30/40 sarde ciascuno. Una volta approntati i pacchetti di carta andranno inumiditi e riposti in un recipiente nel frigorifero.
Questo sistema di conservazione permette un mantenimento delle esche per circa 4/5 giorni senza problemi. Per mantenere la sarda più a lungo l'unico sistema è quello del congelamento. Anche tale sistema andrà effettuato diversamente a seconda dell'u
so.
Potremo congelare direttamente la cassa intera delle sarde se poi questa ci servirà tutta per la battuta di pesca. Diversamente potremo congelare le sarde mettendole in dei piccoli sacchetti di nylon in quantità necessaria alle esigenze. Il sistema di conservazione della sarda per più giorni con l'aiuto del sale è spesso controproducente in quanto, privando la stessa dell'acqua, rende la carne dura e spesso per tale motivo di si ha una minore riuscita della battuta di pesca. Bisogna porre molta attenzione anche per la conservazione durante l'azione di pesca. La sarda dovrà essere sempre riposta all'ombra e possibilmente portata in barca o sul luogo di pesca all'interno di un recipiente frigo.


Qualità catturanti e metodi di uso

La sarda viene usata per molteplici tecniche di pesca. Ottima sia per la pesca dalla barca (palamiti, bolentino e drifting) che per la pesca da terra. La sarda è indicata per qualsiasi tipo di pesce ed ha soprattutto successo nei luoghi dove tale pesce viene commercializzato. La sarda può essere innescata intera o a pezzi più o meno grossi. La sarda a pezzi varia come grossezza di innesco in base al pesce a cui viene destinata: per fare un esempio si parte da un tocco per innescare un grosso amo da saraghi tagliandola in tre parti, oppure si prende solo la polpa del dorso per innescare un piccolo amo per insidiare i cefali.

Write on Giovedì, 07 Novembre 2013 Pubblicato in Video

Gallery completa di video sulla pesca dalla spiaggia a surf casting

Write on Domenica, 16 Giugno 2013 Pubblicato in Surf Casting

Esca segreta? Spiaggia sconosciuta? No! Niente di tutto questo. Personalmente non ho un solo segreto. Salvo nei periodi in cui amo sperimentare qualcosa di nuovo. Il mio segreto, ma è meglio parlare di convinzione, sta nell'approntare la battuta di pesca col massimo equilibrio e razionalità. Dalla scelta della spiaggia alla scelta della postazione, fino all'uso della canna e dell'esca. Per far ciò non esiste nessun segreto anzi, si tratta di una procedura che è tra le più conosciute. E' sufficiente comportarsi scolasticamente per non sbagliare e per questo vi devo rimandare a tutto quanto scritto su queste pagine da sempre. Una cosa non ancora ben sviscerata, che ho notato e che forse fa la differenza certamente nello stile di pesca e poi forse anche sul risultato, ma molto importante secondo me è il tempo di permanenza In acqua delle esche. E' mia abitudine alternarle in tempi molto ridotti rispetto a quanto normalmente succede nelle spiagge d'Italia. Questo perché le esche tradizionali, salvo rarissime eccezioni, come ad esempio la sardina, non hanno la capacità di attirare i pesci se non da distanze insignificanti. La reazione del pesce, in seguito allo stimolo visivo o olfattivo, è immediata e dura il tempo necessario per raggiungere l'esca: pochissimo, visto che risponde soltanto se questa gli cade vicino. 

L'importanza delle esche

Per farla breve un bibi che giace sulla sabbia da un tempo superiore a pochi minuti rappresenta, in caso di successiva abboccata, il frutto di un incontro casuale, pilotato solo dalla capacità del pescatore di individuare precisamente la rotta di pascolo. L'esca quindi gioca un ruolo determinante in senso spaziale ma è purtroppo impotente dal punto di vista temporale. Ammesso quindi che la nostra capacità di individuare la rotta di pascolo sia indiscussa, lanciare le esche in punti diversi e con elevata frequenza, significa giocare su entrambi i fronti, spaziale e temporale. Con questa tecnica si incentiva inoltre la capacità del piombo di attirare i pesci. Il rumore che questo fa cadendo in acqua è infatti anch'esso un indiscutibile e per niente trascurabile fattore di attrazione. L'azione di pesca risulta molto più dinamica, in netto contrasto con la vecchia e statica filosofia del surf prima maniera, oggi, è evidente, senza più riscontro nella realtà. Un'altra abitudine che ancora stenta ad assumere l'importanza che merita e che è in stretta relazione a quanto esposto sopra è la disposizione dell'attrezzatura sulla spiaggia. Okay per le due canne uguali con identico mulinello... ormai le usano tutti. 

Tutto a portata di mano

Ma su quanta superficie disponete i vostri bagagli? Per effettuare un gran numero di lanci è indispensabile avere tutto a portata di mano, nello spazio minimo indispensabile e sebbene a distanza di sicurezza, il più vicino possibile al bagnasciuga. Nel piccolo invece ritengo molto importante il corretto uso del filo elastico. Questo è diventato ormai parte fondamentale dell'esca ma in genere è utilizzato in maniera indiscriminata. Un verme che muove la coda e la testa è certamente più appetibile di uno legato come una salsiccia. Quindi perché il lycra sia un vantaggio e non uno svantaggio occorre dosarlo, con parsimonia. Evitate sistematicamente di bloccare l'esca per tutta la lunghezza, oltretutto, normalmente, non ce n'è bisogno. Meglio assicurarla, anche se di cannolicchio si tratta, soltanto per un'estremità, quella più lontana dalla punta dell'amo. I più attenti avranno notato che alcuni tipi di filo elastico sono acidi, sgradevoli al gusto per noi e probabilmente anche per i pesci.

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Traina

p>E'  la tecnica di pesca in mare che richiede più attenzione ed esperienza è quella con le esche vive. Non per niente è anche quella che in alcune situazioni risulta più efficace e che consente di aver ragione di pesci come la ricciola, il dentice e il pesce serra, notoriamente più ricercati e più difficili da far abboccare ad esche morte o artificiali. La traina con il vivo nasce come tecnica professionale principalmente in Sicilia e a Ponza, naturalmente praticata a mano con attrezzi sovradimensionati e con un piombo detto guardiano per far affondare le esche. Il piombo guardiano ha forma affusolata e viene attaccato a una quindicina di metri dall'esca con uno spezzone di lenza lungo circa due metri, in modo da avvertire l'urto sul fondo prima dell'esca. E' un sistema che permette sia di far raggiungere grandi profondità alle esche, sia di ispezionare comodamente tutti i dislivelli del fondo. Richiede però bassissime velocità per ragioni di attrito della lenza con l'acqua, costringe a un continuo controllo della cana e a interventi sul freno e sulla manovella per alzare o abbassare la profondità d'azione e, una volta allamato il pesce, c'è sempre un peso interposto tra pescatore e preda. 

L'attrezzo americano

Gli statunitensi, sportivi fino alla paranoia, hanno sempre usato un sistema d'affondamento più pulito, l'affondatore o downrigger. Tale strumento permette di avere la lenza in pesca ad una profondità prefissata e, dopo l'allamata, di combattere la preda senza zavorre intermedie. La pesca con le esche vive e l'affondatore è consigliata su fondali abbastanza omogenei e consente di portare le esche anche a profondità considerevoli. Al contrario del piombo guardiano tale sistema d'affondamento non è condizionato dalle bassissime velocità, permette quindi di usare anche motori sovralimentati che al minimo non riescono a mantenere velocità intorno al nodo. Permette inoltre di ispezionare zone più ampie, mantenendo velocità di traina leggermente più elevate. L'affondatore può essere manuale o elettrico, il risultato non cambia, mentre è importante la forma della zavorra a seconda della profondità che si vuole raggiungere e della velocità di traina. E' naturale che maggiore è l'idrodinamicita della "palla" e minore sarà l'attrito con l'acqua. Parlando di esche vive mireremo a pescare dentici e ricciole, ma non ci prolungheremo sulle abitudini di questi pesci, per dedicare maggiore attenzione alla tecnica di pesca vera e propria. 

Gli attrezzi 

In genere si impiegano attrezzi dalle 30 alle 12 libbre, a seconda dell'esperienza personale, tenendo sempre presente che le ricciole grandi vanno trattenute dopo la ferrata per evitare che si buttino sul fondo nel disperato tentativo di recidere la lenza sulle rocce. Sono da preferire canne lunghe con azione parabolica, ma anche le standup a ripartizione assolvono benissimo lo scopo, specialmente con prede "qualificate". Non avendo necessità di calamenti particolari per l'aggancio della zavorra, si può usare una lenza classica, rimanendo entro le misure convenzionali dell'Igfa. Si farà quindi una doppiatura di 2/2,5 metri con alla fine legata una girella con moschettone da almeno 50 lbs. Questa consentirà di intercambiare facilmente il terminale, che in genere è lungo un paio di metri e composto da nylon dello 0,60/0,70 con al termine i due classici ami per l'innesco del vivo. Ci possono essere varianti con l'ultima parte usando kevlar o acciaio in presenza di pesci serra, comunque, a mio avviso, è sem pre meglio doppiare gli ultimi 40 centimetri, per combattimenti prolungati con ricciole grandi. Gli ami variano a seconda della grandezza dell'esca, così come varia la distanza tra loro; a questo proposito è opportuno avere già pronta una larga scelta di terminali con ami e misure diverse, o comunque avere l'amo trainante scorrevole sul trave o su un braccioletto di nylon. 

Una tecnica innovativa 

Pescando con l'affondatore si possono mettere in azione due lenze sullo stesso cavo, affondandole con la solita palla. Si cala la prima lenza a circa 50/60 metri da poppa e, dopo averla agganciata alla pinza di sgancio sulla palla, si calano da 6 a 10 metri di cavetto dell'affondatore; si filano in acqua poi 40/50 metri della seconda lenza e la si aggancia ad una seconda pinza sul cavetto. A questo punto si manda in pesca la palla dell'affondatore alla profondità prefissata. In questa maniera si avranno due esche che pescano a profondità diverse, coprendo una vasta fascia d'acqua ed interessando sia i predatori che cacciano prevalentemente a contatto del fondo, che quelli che vagano a mezz'acqua. Un altro vantaggio di pescare con due esche a profondità diverse è quello di poter usare due diversi tipi di esca. Un esempio classico si ha quando si insidiano i dentici a fondo e le ricciole di branco e le lecce a mezz'acqua. Sulla lenza sollevata s'innesca un'aguglia, mentre su quella a fondo una boga di generose dimensioni o un'occhiata. In genere si tende a mettere a mezz'acqua esche più grandi, come l'aguglia, il calamaro o le grandi occhiate, mentre a fondo esche più adatte al dentice come la boga, il cefaletto o il sugherello. 

Traina sui cigli

Pescando con l'affondatore, per avere dei buoni risultati, bisogna conoscere il fondale alla perfezione. I passaggi andranno eseguiti seguendo fe delmente le cigliate, in modo da far passare le esche nei punti dove i predatori sono soliti mettersi in agguato. Questa è la regola che si deve seguire per tutto l'arco dell'anno meno che in primavera, quando, soprattutto dentici, si portano sul pianoro della secca per la riproduzione. In questo periodo è preferibile far lavorare le esche internamente alla secca, ma sempre in prossimità delle cigliate. Come accennato tale sistema non richiede velocità bassissime, si può procedere da 1,5 a 2,5 nodi, salendo fino a 3 nel caso s'inneschino esche molto grandi come il cefalo o il maccarello. Il vantaggio di pescare senza zavorra permette di impiegare attrezzi leggeri rendendo la pesca veramente sportiva e consentendo di divertirsi anche con prede non eccessivamente grandi. 

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Surf Casting

Lesca è uno dei grandi segreti della pesca. Nel surfcasting però oltre la qualità risulta di fondamenta. le importanza anche il modo di presentarla. Tratteremo quindi delle principali esche che si usano nelle spiagge d'Italia, suggerendo anche il modo migliore di innescarle. Arenicola l'esca killer per le mormore. .11 definitiva la più usata, soprattutto in gara, nel periodo estivo e nella mezza stagione. Si tratta di un anellide che vive sotto costa, di colore rosso cupo con riflessi cangianti, molto attiranti soprattutto di notte. Si trova in vendita nei negozi di pesca ad un prezzo che oscilla tra le dieci e le tredicimila lire. Per innescarla è indispensabile il classico ago lungo circa 20 centimetri. Gli ami più adatti sono incredibilmente sottili, Con gambo lungo, anche con occhiello, nelle misure comprese tra 18 ed il 4. Cannolicchio Conosciuto anche col nome di coltello di mare, questo bivalve risulta una delle esche più generiche in assoluto. Trova buon impiego in tutte le stagioni, con qualsiasi condizione di mare e soprattutto alle spese di tutte le prede. La consistenza della carne è buona, soprattutto quando è fresco ma se occorre lanciarlo a tutta birra è meglio assicurarlo all'amo (n. 6 1) con il filo elastico. Viene venduto in gruppi di 10 12 pezzi tenuti insieme da un elastico, al prezzo

Americano

Verme sanguigno e vitale non teme la violenza del lancio. Di notte pesca saraghi e orate. Di giorno, col mare mosso, soprattutto nel tardo pomeriggio invernale e primaverile, spigole di tutte le grandezze. Sempre in primavera e ancora nel tardo pomeriggio, sembra piuttosto gradito alle oratelle che sistematicamente invadono i nostri litorali. Tra gli anel lidi non è certo il verme di punta però ha il vantaggio di essere vitale in tutte le situazioni. L'innesco, da effettuare sempre col solito ago, prevede che testa e coda rimangano liberi di muoversi e di attirare i pesci.

Bibi

E' un verme, un po' particolare, ma sempre di verme si tratta. Grossolanamente cilindrico, rivestito di una cuticola quadrettata di colore bruno chiaro, risulta anche parecchio voluminoso se cresciuto, pieno di liquido. Non è un anellide. L'innesco è molto delicato poiché si rischia di perdere il prezioso contenuto al quale si attribuisce lo straordinario potere catturante. Se dotati di buona manualità può essere trattato come un normale verme e passato all'ago prima di essere trasferito sull'amo. Questo si deve prestare all'innesco e quindi deve avere una curva piuttosto ampia e regolare come ad esempio quella degli Aberdeen. Risulta molto catturante, per saraghi, orate. La trancetta di bibi è invece speciale per le mormore. In quest'ultimo caso, l'amo viene ricoperto di una o più fettucce di tessuto ricavate da animali di non grosse dimensioni. Chiaramente, l'esca diventa più delicata ed aggredibile anche da granchi ed altri animali minori.

Calamaro

Il calamaro così come la seppia è un'esca polivalente. Può essere utilizzata intera o a trance, per i predatori o i grufolatori, rispettivamente. L'importante è metterla in acqua col mare mosso durante il periodo classico del surf, da settembre a maggio e naturalmente di notte. In questo periodo, infatti, la luminescenza caratteristica degli esemplari freschi, non congelati, rappresenta l'arma vincente, soprattutto in primavera, alle spese dei saraghi. Essendo in tutti i casi una carne piuttosto consistente non necessità di legature o inneschi particolari.

Oloturia

Tra tutte le esche questa, pur essendo eccezionale per durata resistenza e potere catturante, è certamente la meno utilizzata. Non è un animale di interesse commerciale e quindi la reperibilità è scarsa. Il sistema di approvvigionamento attuale è diretto, cioè bisogna buttarsi in acqua e pescarle personalmente. La parte utilizzata come esca è la membrana che riveste internamente le viscere. Si stacca dal corpo grattandola con un cucchiaio o qualcosa di simile, quando l'oloturia è ancora viva. Ottima per l'orata ed il sarago. Ha il grande pregio di non essere attaccata dai pescetti e di non perdere le sue qualità dopo il congelamento.

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