Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Surf Casting

In certe parti del mondo ed in determinati periodi dell'anno le correnti marine favoriscono la concentrazione di plancton vicino alla costa. Si creano pertanto zone di incredibile ricchezza biologica a tutti i livelli della catena alimentare. Questo fenomeno, per la presenza di grossi pesci in caccia, spinge i pescatori ad avventurarsi tra i flutti con le barche per la cattura di prede mirabolanti con esche trainate, naturali e artificiali. Talvolta, gli attacchi disordinati di questi grossi pesci e le conseguenti fughe delle malcapitate prede, avvengono cosi vicini alla costa da rendere superfluo l'uso della barca. Basta una semplice canna da pesca. E' così che, alla fine del secolo scorso, nell'America del Nord, è nato il surfcasting. Da allora molte cose sono cambiate, soprattutto tecnicamente, ma lo spettacolare fenomeno della mangianza, che vede squali e grossi predatori inseguire piccoli pesci, è immutato, in America, in Africa, in Australia e in tutti i Continenti. Nel Mediterraneo la situazione cambia un pochino ed assume aspetti molto più modesti e meno diffusi, tanto che le prede per noi insidiabili si riducono principalmente alla leccia, in minor misura alla ricciola e a prede occasionali, limitatamente, per quel che ci tocca, ad alcuni hot spot dell'Italia meridionale ed insulare. Sempre in America, si è sviluppata un'altra branca del surf che si basa su una mangianza non più di superficie ma di fondo, dunque invisibile dalla riva. La condizione necessaria perché tale mangianza si verifichi é il mare mosso. Infatti le onde interagendo col fondo, in prossimità della riva, modificano il substrato e liberano una gran quantità di organi. smi, sepolti in caso di quiete, che diventano, come il plancton in altre occasioni, la base della catena alimentare. 

Dove si pratica 

L'ambiente dove si pratica il surfcasting è la spiaggia. 11 substrato arenaceo, contrariamente a quanto si pensa, è infatti, ricco di vita. Molluschi, crostacei, vermi e tanti altri piccoli organismi, vivono in essa sommersi, protetti, e in questa trovano naturale sostentamento.nti Primaria e Secondaria. La prima esaurisce la sua energia sul gradino di risacca, la seconda all'altezza dell'ultimo fran Granchi, vongole, cannolicchi: gli stessi animali che noi utilizziamo da sempre come esche, vengono dissepolti dalle onde e messi in movimento, al pari degli altri materiali in sospensione, diventando cibo facile per le nostre prede. Non tutte le spiagge sono uguali, anzi ognuna è certamente caratteristica, per pendenza, lunghezza, esposizione ai venti, fertilità ecc.. Ma tutte hanno una dinamica comune, ben precisa, che assolutamente dobbiamo conoscere. Quando il vento soffia in direzione della costa si formano i frangenti e per conseguenza una corrente superficiale, bianca, che muove verso riva e che determina un aumento di livello dell'acqua rispetto alla zona, apparentemente tranquilla, che sta più al largo. Questa corrente inverte la rotta sul gradino di risacca, ritorna indietro sul fondo, compensa il dislivello creato dai frangenti e soprattutto mette in luce quei piccoli animali di cui si cibano le nostre prede. Si tratta delle corrente. In questi due punti (gradino di risacca e ultimo frangente) si ha la massima turbolenza e quindi la massima capacità di erosione.

Le stagioni migliori 

Il surfcasting si pratica con successo durante tutto l'anno con un sensibile calo in piena estate in relazione al bel tempo e quindi al mare calmo. In particolare la primavera e l'autunno sono stagioni molto favorevoli perché coincidono con l'avvicinarsi a riva di molte specie per l'espletamento delle principali attività riproduttive. Nelle 24 ore, la notte è il momento più indicato, soprattutto se l'acqua è particolarmente limpida.
Quando le onde non sono perpendicolari alla riva, cioè sempre, si creano due correnti molto importanti che scavando ad alta velocità sul fondo, producono un vero e proprio fiume d'acqua, ben delimitato, e guarda caso ricco di appetibili animaletti. Si tratta delle correnti litoranea e di risucchio. La prima scorre nel canale lungocosta parallelo alla riva, vicinissimo al gradino di risacca; la seconda invece scorre nei canaloni, più o meno perpendicolarmente alla costa. Questo fenomeno è un richiamo irresistibile per quelle specie di animali che si cibano frugando sul fondo ed allo stesso tempo rappresenta il fondamento di questa seconda branca del surfcasting. Questa specialità, detta surfcasting medio per distinguerla dalla prima (surfcasting pesante), ha trovato una grande applicazione nel Mediterraneo ed in particolare in Italia dove è stata sviluppata ai massimi livelli. 

Inoltre l'iper attività planctonica legata all'oscurità, favorisce lo scambio energetico col substrato e quindi con arselle, cannolicchi, arenicole ecc. ecc., che diventano così facile preda di orate & C.. Ma si pesca anche di giorno, a volte con pari opportunità rispetto alla notte. Di certo però con acqua torbida, soprattutto in spiagge di modesta pendenza. 

L'attrezzatura 

L'attrezzatura è composta da un sistema cannamulinello, per il lancio di esche e zavorra che può raggiungere anche due etti di peso totale. La situazione ambientale in cui si pesca determina la potenza degli attrezzi. Ad esempio, per vincere la resistenza di un vento frontale sostenuto è indispensabile che la zavorra abbia un certo peso, altrimenti non va avanti neanche se spinta dal miglior lanciatore. Lo stesso dicasi se l'esca è voluminosa. Anche in questo caso, se la situazione suggerisce un lancio potente, è necessario che la 

zavorra sia pesante. Se invece il vento è di modesta entità, sarà sufficiente una zavorra leggera, magari aiutata da un filo sottile nel mulinello che non faccia attrito in aria. Inutile però sperare di risolvere ogni situazione con una sola canna. Una semplice e azzeccata suddivisione di questo attrezzo in base alla potenza di lancio è la seguente: fino a 2 once (50 grammi ca.); da 1 a3 once (g 30 80 ca.); da 2 a 4 once (g 50 115 ca.): da 3 a 5 once (g 80 140 ca.); da 4 a 6 once (g 140 170 ca.); da 6 a 8 once (g 170 220 ca.). Una rastrelliera ben fornita dovrebbe quindi contenere 12 canne, 2 per tipo. Nella realtà ci si destreggia egregiamente con un parco canne più modesto che fa a meno della più leggera, utilizzata esclusivamente nel beachledgering, e delle due più potenti che solo pochi fortunati hanno ragione di utilizzare razionalmente. Il range ottimale si restringe ouind i alle potenze comprese tra le 5 once. Normalmente costruite in carbonio con tecnologie all'avanguardia, le canne moderne hanno tutte una struttura sottile, telescopica o in due elementi, con un'azione di punta che le rende sensibili e veloci, ma anche delicate e impegnative da manovrare nel lancio. La lunghezza varia dai m 3,5 ai m 4,20. Oggi le canne da pesca sono fortunatamente ben concepite e realizzate con precisione e professionalità incredibili. Anche la produzione nazionale risponde a questi requisiti, anzi direi che proprio in Italia vengono realizzati i modelli migliori. Infatti, la produzione orientale che ha monopolizzato il mercato mondiale segue indicazioni di mercati ben più importanti del nostro e anche se alla fine la produzione è quantitativamente immensa, il risultato è qualcosa che si avvicina alle nostre esigenze ma di fatto non è stato studiato appositamente per noi, come invece succede col prodotto italiano. Il mulinello può essere a tamburo fisso o a tamburo rotante. Il primo, risulta molto più pratico e semplice nell'uso e viene abbinato alle canne più leggere, con piombi non più pesanti di g 130. Il secondo è concettualmente molto più semplice ma anche complicato e impegnativo nell'uso. Si utilizza con le canne più potenti e le zavorre più pesanti perché nel lancio, ammortizzando lo shock dello stacco, non danneggia l'esca e soprattutto non provoca traumi al dito del lanciatore. Il mulinello rotante monta sopra la canna e non sotto, da qui una diversa e complessa anellatura della canna. 

Le esche e i calamenti 

Il capitolo delle esche ha una valenza locale. Quindi, la prima cosa da fare è quella di utilizzare le esche del posto, cioè animali che vivono nella spiaggia dove si va a pescare. In pratica bisogna infiltrare, tra i vermi o i cannolicchi che le onde mettono in gioco, anche quelli vigliacchi, con l'amo. Casomai il difficile è quello di presentare l'esca nel modo migliore. Questo è un problema legato alle condizioni del mare, allo stato di agitazione, alla trasparenza dell'acqua. Insomma una signora esca deve sapersi muovere e confondere in mezzo alla pastura, sia alla vista che al tatto. Ognuna di esse va quindi trattata diversamente a seconda delle occasioni. 

Arenicola 

E' un verme che si trova dappertutto e che ovunque funziona, egregiamente. Si innesca con un apposito tubicino che permette di vestire anche parte del bracciolo. Questo innesco su un amo n. 8, super leggero, a gambo lungo, e un finale lungo un metro è quanto di più classico e collaudato possa esistere. Di notte, col mare poco mosso, con le mormore non ha rivali. Ma se non di sole mormore si tratta, allora può essere 

prono tutte le esigenze. In ogni caso tutti i mulinelli devono essere provvisti di uno speciale parastrappi per il lancio, costituito da un grosso spezzone di nylon lungo due volte la canna, che ammortizza lo strappo iniziale salvaguardando l'integrità del sottile filo della bobina, l diametro del parastrappi (shock leader) varia dai mm 0,30 ai mm 0,60. 
A volte per l'orata basta abbondare nell'innesco, oppure proporla in un amo alto, legato ad un bracciolo meno lungo, ma su un amo a gambo corto, magari diminuendo la distanza di lancio. E' sempre valido anche il raddoppio dell'esca, ossia un altro verme, naturalmente legato, che ha il solo scopo di aumentare il volume dell'innesco e quindi di puntare sull'ingordigia e sulla capacità alimentare della preda. 

Cannolicchio 

Il cannolicchio è un'esca generica che trova impiego in qualsiasi condizione di mare ed alle spese di tutte le prede. Per gli usi più leggeri (mormore) viene privato delle valve ed innescato col solito tubicino, magari fermato da due giri di filo elastico, Se le mire sono ambiziose (saraghi) allora la parte del cannolicchio vicina alla punta dell'amo sarà il piede del mollusco oppure, se il gioco si fa duro (orate), si lasciano addirittura le valve celando tra le carni due ami in tandem e richiudendo il tutto con filo elastico. E' un'idea sensata quella di danneggiare la conchiglia, anche se la durata dell'esca risulta poi inferiore. 

Bibi 

Si tratta di un verme particolare pieno d'acqua ma con una pelle abbastanza consistente. Non è un anellide ma è gradito a tutti i grufolatori, saraghi e orate in primis. Le mormore sono ugualmente attratte da questa esca sempre ché le dimensioni siano compatibili. In caso contrario è necessario tagliare il verme a striscioline e innescarle in modo che il tessuto abbondi anche fuori dall'amo. Si tratta di un'esca tipicamente invernale che difficilmente fa cilecca. 

Sardina 

La sardina è un'esca molto utilizzata perché pesca di tutto, è facilmente reperibile e costa pochi soldi. Si innesca normalmente a trance piccole, legate col filo elastico sull'amo. oppure intera, magari priva della sola testa, nella speranza che ad abboccare sia qual che grossa preda. E un'esca che funziona anche alla lunga perché la carne perde in acqua parte dell'abbondante quantità di grasso, creando una specie di brumeggio. 

Calamaro 

Si tratta dell'esca bianca per eccellenza. Adatta soprattutto per i pezzi più grossi, saraghi e spigole. Si utilizza praticamente tutto, dai tentacoli al mantello e pure la testa. Si innesca addirittura intero se non è molto grande. Di norma si usa a piccole trance per cui il risultato è un bocconcino abbastanza consistente che crea problemi al bracciolo durante il recupero. Per evitare i conseguenti grovigli è quindi indispensabile recuperare piuttosto lentamente. Il calamaro funziona benissimo in primavera, ma anche durante il resto della stagione se il mare è sufficientemente mosso. 

Calamenti 

Il calamento altro non è che il complesso pescante, cioè 

quella parte della lenza costituita da braccioli, ami e piombo. Partendo da tre calamenti base esiste tutta una serie di possibilità che trova applicazione a seconda delle situazioni, sulla base di valutazioni che spesso diventano soggettive. La prima scelta riguarda la lunghezza del bracciolo che col mare calmo sarà massima, mentre sarà minima col mare mosso. L'eventuale necessità di lanciare lontano comporta l'uso di un solo amo, naturalmente legato al trave perché voli composto e non faccia attrito con l'aria. Più ami sono invece consigliati quando l'attività è sostenuta e la possibilità di fare due catture contemporaneamente è reale. Re di tutti i calamenti, per capacità di cattura, è il long arm, un lunghissimo spezzone di nylon lungo un metro e mezzo circa. Il diametro varia dai mm 0,18 ai mm 0,40 a seconda del mare. Più questo e mosso più il nylon è grosso. Divide il titolo di re dei calamenti il pater noster, un calamento a due ami che funziona sul gradino di risacca, in mezzo ai frangenti e quando ci sono molti pesci. Più o meno i diametri del filo sono uguali a quelli del long arm ma la lunghezza dei braccioli è decisamente inferiore, max 50 centimetri. Infine il faster, un calamento monoamo con spiccate doti aerodinamiche. Si tratta di un bracciolo lungo poco meno di 100 centimetri, con attacco lontano dal piombo (un metro circa), il cui amo e relativa esca sono solidali al trave perché trattenuti da un ferma esca (bait clip) che si sgancia quando il piombo tocca il fondo. Si tratta della soluzione ideale per pescare lontano dalla riva. 

La tattica 

La tattica di pesca parte dalla conoscenza dei fenomeni di base, cioè dall'interpretazione della mareggiata. In parole povere occorre individuare i punti propizi (per questo è bene giungere sulla spiaggia quando ancora è giorno) dove probabilmente ci sarà la maggior concentrazione di pesci. Quindi, ultimo frangente, canaloni e canale lungo costa: gli ultimi due si riconoscono perché, in mezzo alle turbolenza, appaiono come zone di relativa calma, dove le onde non si infrangono. In seguito si sistemano le canne sul limitare del bagnasciuga, lanciando le esche possibilmente a distanze diverse così da sondare l'area più vasta. La frizione del mulinello va aperta così da evitare che una grossa preda rompa la lenza prima che noi si possa fare qualcosa. Se le esche sono fragili i controlli saranno frequenti, meno se queste sono resistenti oppure hanno anche un'efficacia tardiva come appunto la sardina.

Attenzione ai lanci. Questi devono essere obliqui rispetto alla corrente in modo tale che i braccioli non ricadano sulla lenza madre ingarbugliandosi. In caso di "tocca", cioè un movimento leggero del cimino sicuramente da riferire ad un pesce, è bene aspettare qualche secondo per una conferma. Magari si può cedere un po' di lenza per non far sentire troppa resistenza al pesce, estrarre la canna dal picchetto, e verificare se la preda dà ancora segni della sua presenza. In caso affermativo siamo autorizzati a credere che il pesce abbia abboccato per bene. Segue quindi un'energica ferrata, con la mano sul mulinello per frenare la bobina, ed il recupero. L'entità della tocca è sempre in relazione alla specie che abbocca, alla mole di quest'ultima e soprattutto alla distanza operativa. La velocità del nostro intervento invece è legata alla lunghezza del bracciolo. Più questo è lungo e più tempestiva sarà la nostra reazione. 

Le prede 

Dividiamo le prede abituali del surfcasting in due categorie: predatori e grufolatori. Alla prima appartengono la spigola, il grongo, la leccia, il serra, il palombo. Alla seconda invece la mormora, il sarago, l'orata, l'ombrina. 

Spigola

Tutto si è detto e scritto a proposito di questo bellissimo pesce. Vorace e ubiquitario. Imprevedibile e poco combattivo. Di certo in cucina fa la sua gran figura per cui è sempre una preda piuttosto ambita. Si pesca in tutta la stagione del surf, ad iniziare da settembre per finire in primavera inoltrata. Mangia di tutto ma l'esca regina è il muggine, naturalmente vivo. E' indispensabile comunque una certa turbolenza, sia sui banchi di sabbia, anche distanti dalla riva, che più sotto dove normalmente scorrazza spinta dalla corrente litoranea. Al tramonto e all'alba sembra particolarmente attratta dal verme americano, innescato con generosa abbondanza ma appena pizzicato dall'amo. 

Grongo

Altra preda invernale è il grongo. Si tratta di un predatore molto vorace e combattivo, essenzialmente notturno. E' una facile e non attesa preda finché le dimensioni sono modeste, ma diventa difficile e soddisfacente avversario quando il peso supera i due chili. li palato di questo pesce è infatti molto duro e difficilmente si riesce a trafiggerlo con l'amo. Inoltre oppone una strenua resistenza che spesso riesce a rompere la lenza. Si cattura prevalentemente su spiagge "miste" dove la sabbia lascia spazio ad alghe e roccia. 

Leccia

La leccia è il predatore più combattivo che possa capitare sull'amo. Arriva sulle spiagge in primavera e lo si cattura solo vicino alle punte estreme che delimitano la spiaggia, quando il mare è un po' mosso. E' una tipica preda del surfcasting pesante ma giunge spesso sulle nostre esche anche se le mire sono altre. L'alba, soprattutto, ma anche il tramonto, rappresentano i momenti in cui preferisce avvicinarsi a riva. 

Serra 

Il pesce serra è un predatore atipico. Si dice che la sua aggressività sia tale da indurlo ad attaccare altri pesci per il solo gusto di ammazzare. E' un pesce dotato di una dentizione molto tagliente per cui il normale filo di nylon non è sufficiente ad assicurare la cattura. Un grosso amo, una bella trancia di muggine, quando non è possibile utilizzare il vivo, ed una bella treccia d'acciaio sono quindi indispensabili. Durante l'autunno e anche in primavera, si avvicina in branchi numerosi quando il mare è quasi calmo e staziona sulla stessa spiaggia anche per diverso tempo. Lo si cattura sia di giorno che di notte. 

Palombo 

Ecco il nostro squalo! Scientificamente, Mustelus mustelus. Certo tra gli squaloidei è una specie piuttosto modesta, ma sei o otto chili di questo animale che tirano dall'altra parte danno un bel daffare. Si cattura nelle spiagge con pendenza elevata, naturalmente di notte, soprattutto in primavera. Per insidiarlo è sufficiente un esca generica come il calamaro, qualunque anellide, oppure la sardina. 

Mormora 

La mormora è la preda più frequente in Italia. Si pesca praticamente tutto l'anno, sia di giorno che di notte. E' un animale che vive quasi esclusivamente sulla sabbia quindi non è raro catturarne molti esemplari in una sola battuta. Si ciba di piccoli organismi e vermi che risucchia dalla sabbia stando instancabilmente con la coda all'insù. Per insidiarla sportivamente occorre un attrezzatura da beach legering e cioè una canna di potenza intorno ai 50 grammi, un muli nello con filo dello 0,16, ami n. 10 e vermi per esca, arenicola in primis. Il calamento più efficace è il long arm: un metro e mezzo di filo del diametro di mm 0,18 0,22 a seconda del mare. 

Sarago

Anche questo è un pesce che riempie spesso i nostri carnieri, soprattutto nei mesi invernali e primaverili. Al contrario della mormora però lo si cattura prevalentemente col mare mosso. E un energico combattente che sfrutta la corrente per aumentare la resistenza. Mangia vermi, cannolicchio, calamaro, cozze e sardina. In genere la paratura è composta di braccioli abbastanza robusti (anche 0,40 millimetri), piuttosto corti e ami n. 4, storti, a gambo corto. 

Orafa 

Contrariamente a quanto avviene d'estate, periodo in cui l'orata viene pescata col mare calmo e di giorno, nella stagione del surf e col mare mosso, la si cattura prevalentemente di notte. Nonostante l'oscurità la si riconosce subito. Infatti la sua reazione è inconfondibile. Basta tenere la canna in mano e sentire una delle sue testate per rendersi conto che di altro non può trattarsi, Dotata di denti e mascelle robuste, mastica qualunque cosa, compresi i durissimi murici. Altrettanto volentieri assaggia il cannolicchio ed il bibi. 

Ombrina 

L'ombrina è un grande grufolatore e anche un grande pesce. Può arrivare tranquillamente ai 10 chili di peso. Le catture di esemplari così grandi non sono un fatto raro, soprattutto nella tarda primavea. In certe parti del Mediterraneo infatti, da maggio in poi, i pescatori di spiaggia si dedicano esclusivamente alla cattura di questo bellissimo pesce. L'esca più adatta è il cannolicchio privo di valve oppure il bibi di grossa taglia. 

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Surf Casting

Il surfcasting è una particolare tecnica di pesca a fondo dove il galleggiante, tradizionalmente inteso, non trova applicazione, così come del resto non trova applicazione nelle altre tecniche di pesca al lancio dalla spiaggia. Infatti il surfcasting presuppone che le esche siano depositate in prossimità del fondo mentre il galleggiante si propone appunto di tenerle sollevate ad altezza variabile a seconda della situazione, appoggiandosi sulla superficie del mare. Il surf mediterraneo però è spesso boicottato dalla clemenza del tempo così le tanto attese mareggiate spesso si fanno aspettare troppo e il surfista è costretto ad escogitare sistemi e trucchi per far muovere le esche anche senza le grosse onde. Un sistema, utilizzabile soltanto per le esche che si prestano, è quello di sistemare un galleggiante, una striscia di polistirolo o meglioancora di sughero, aderente all'amo o subito seguente, nascosto tra le carni dell'esca.

logo Si tratta del ciao ciao, un trucco che al suo collaudo ufficiale ha valso al sottoscritto un primo posto (ex equo) alla famosa Mitchell Cup, la gara internazionale che si disputava ogni anno nelle pescosissime acque di Baie de l'Etoile, in Mauritania. La dimensione del galeggiante è proporzionata all'esca e solo l'esperienza può guidare verso le giuste misure. Una chiara indicazione si può ottenere immergendo l'esca col ciao ciao in pochi palmi d'acqua chiara. Sfiorando il fondo, questa dovrà muoversi, anche se la sollecitazione (una piccola onda oppure uno spostamento artificiale dell'acqua) non è energica. La sardina, il muggine ed il calamaro sono le esche più utilizzate poiché nascondono con facilità la striscia di polistirolo o sughero che costituisce il ciao ciao. Si procede in questo modo: su un filetto di sardina, ad esempio, si incide leggermente la carne in corrispondenza della linea laterale. Sull'altro fianco, quello ricoperto dalla pelle, si appoggia un ferretto lungo e sottile (va bene un ago da innesco per vermi), una striscia di polistirolo o meglio ancora sughero, e l'amo già unito al bracciolo.

Si ripiega il tutto in modo da nascondere amo e compagnia e si fissa con un bell'avvolgimento di filo elastico. Il ferretto risulta utile nella fase finale della legatura, poi lo si sfila ed il gioco è fatto. Il risultato è una specie di salsicciotto che se ben realizzato verrà mosso dalla minima correntucola e quindi reso evidente anche al pesce più distratto. Un altro di questi sistemi è il flotter ed è indicato per tutte quelle esche la cui carne non potrebbe celare il galleggiante, vedi ad esempio i vermi, il murice, il cannolicchio. In pratica si tratta di un galleggiante che sistemato in uno spezzone di nylon (bracciolo) alleggerisce l'esca e le consente di muoversi quasi come in assenza di gravità.

Montaggio delil flotter

Le dimensioni del flotter sono calcolate in funzione dell'esca ed anche la sua posizione sul bracciolo. Gli esempi più evoluti sono costituiti da un galleggiante in balsa in tutto simile a quelli adoperati nella canna da riva, sia che abbia una forma abbastanza affusolata per non opporre troppa resistenza nel lancio.

il flotter viene sistemato su un bracciolo lungo almeno un metro a circa tre quarti della sua lunghezza e quindi in prossimità dell'amo. Il montaggio avviene tramite una via preventivamente aperta nella balsa con un lungo e dritto ago che passa di parte in parte il galleggiante nel senso della lunghezza, nella quale poi si inserisce il bracciolo; naturalmente, facendo in modo che nel montaggio non venga tradito, una volta in acqua, il senso di galleggiamento delil flotter. Il bloccaggio del galleggiante sul nylon avviene tramite due perline e due nodi uni che consentono di posizionare il flotter all'altezza più idonea.

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Surf Casting

Lesca è uno dei grandi segreti della pesca. Nel surfcasting però oltre la qualità risulta di fondamenta. le importanza anche il modo di presentarla. Tratteremo quindi delle principali esche che si usano nelle spiagge d'Italia, suggerendo anche il modo migliore di innescarle. Arenicola l'esca killer per le mormore. .11 definitiva la più usata, soprattutto in gara, nel periodo estivo e nella mezza stagione. Si tratta di un anellide che vive sotto costa, di colore rosso cupo con riflessi cangianti, molto attiranti soprattutto di notte. Si trova in vendita nei negozi di pesca ad un prezzo che oscilla tra le dieci e le tredicimila lire. Per innescarla è indispensabile il classico ago lungo circa 20 centimetri. Gli ami più adatti sono incredibilmente sottili, Con gambo lungo, anche con occhiello, nelle misure comprese tra 18 ed il 4. Cannolicchio Conosciuto anche col nome di coltello di mare, questo bivalve risulta una delle esche più generiche in assoluto. Trova buon impiego in tutte le stagioni, con qualsiasi condizione di mare e soprattutto alle spese di tutte le prede. La consistenza della carne è buona, soprattutto quando è fresco ma se occorre lanciarlo a tutta birra è meglio assicurarlo all'amo (n. 6 1) con il filo elastico. Viene venduto in gruppi di 10 12 pezzi tenuti insieme da un elastico, al prezzo

Americano

Verme sanguigno e vitale non teme la violenza del lancio. Di notte pesca saraghi e orate. Di giorno, col mare mosso, soprattutto nel tardo pomeriggio invernale e primaverile, spigole di tutte le grandezze. Sempre in primavera e ancora nel tardo pomeriggio, sembra piuttosto gradito alle oratelle che sistematicamente invadono i nostri litorali. Tra gli anel lidi non è certo il verme di punta però ha il vantaggio di essere vitale in tutte le situazioni. L'innesco, da effettuare sempre col solito ago, prevede che testa e coda rimangano liberi di muoversi e di attirare i pesci.

Bibi

E' un verme, un po' particolare, ma sempre di verme si tratta. Grossolanamente cilindrico, rivestito di una cuticola quadrettata di colore bruno chiaro, risulta anche parecchio voluminoso se cresciuto, pieno di liquido. Non è un anellide. L'innesco è molto delicato poiché si rischia di perdere il prezioso contenuto al quale si attribuisce lo straordinario potere catturante. Se dotati di buona manualità può essere trattato come un normale verme e passato all'ago prima di essere trasferito sull'amo. Questo si deve prestare all'innesco e quindi deve avere una curva piuttosto ampia e regolare come ad esempio quella degli Aberdeen. Risulta molto catturante, per saraghi, orate. La trancetta di bibi è invece speciale per le mormore. In quest'ultimo caso, l'amo viene ricoperto di una o più fettucce di tessuto ricavate da animali di non grosse dimensioni. Chiaramente, l'esca diventa più delicata ed aggredibile anche da granchi ed altri animali minori.

Calamaro

Il calamaro così come la seppia è un'esca polivalente. Può essere utilizzata intera o a trance, per i predatori o i grufolatori, rispettivamente. L'importante è metterla in acqua col mare mosso durante il periodo classico del surf, da settembre a maggio e naturalmente di notte. In questo periodo, infatti, la luminescenza caratteristica degli esemplari freschi, non congelati, rappresenta l'arma vincente, soprattutto in primavera, alle spese dei saraghi. Essendo in tutti i casi una carne piuttosto consistente non necessità di legature o inneschi particolari.

Oloturia

Tra tutte le esche questa, pur essendo eccezionale per durata resistenza e potere catturante, è certamente la meno utilizzata. Non è un animale di interesse commerciale e quindi la reperibilità è scarsa. Il sistema di approvvigionamento attuale è diretto, cioè bisogna buttarsi in acqua e pescarle personalmente. La parte utilizzata come esca è la membrana che riveste internamente le viscere. Si stacca dal corpo grattandola con un cucchiaio o qualcosa di simile, quando l'oloturia è ancora viva. Ottima per l'orata ed il sarago. Ha il grande pregio di non essere attaccata dai pescetti e di non perdere le sue qualità dopo il congelamento.

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