Write on Domenica, 16 Giugno 2013 Pubblicato in Pesca da terra

Ci sono due aspetti importanti della pesca da terra: quella dei fondali con posidonia e quelli sabbiosi. E' arrivato ora il momento di parlare dei fon dali rocciosi quelli che forse creano maggiori problemi di ordine tecnico al pescatore. Bisogna innanzitutto sottolineare che la pesca da terra ci offre due tipi di fondali rocciosi: quelli con scogli lisci tipo ciottoli, classici delle scogliere naturali alte e gli scogli bugnati, ricoperti di formazioni algali ed erbose tipici delle sco gliere naturali basse e di quelle artificiali. Dobbiamo in primis sottolineare il fatto che difficilmente un pescatore da terra immergerà le proprie lenze direttamente su fondali come questi proprio per la difficoltà di pesca che essi presentano. Può capitare però che le prede più pregiate, in determinate stagioni o comunque, in particolari situazioni, si trovino appunto in questi posti. I tipi di pesca praticabili sui fondali rocciosi che possono in qualche modo creare problemi al pescatore sono tre: la pesca di fondo in buca, quella di fondo normale e quella a lancio. Esiste anche un quarto tipo di pesca, quella di superficie che, effettuata con il galleggiante, non costituisce mai un problema, in quanto regoleremo a piacere la profondità su cui pescare aiutandoci appunto con il sughero. I problemi fondamentali che il pescatore può trovare in un fondale roccioso sono diversi come l'incagliamento, oppure quando l'esca si nasconde tra gli scogli uscendo così dalla vista del riesce. Su di un fondale roccioso come detto possiamo effettuare quattro tipi di pesca, ma solo tre sono quelli da analizzare.

La pesca di buca

La pesca di buca è una tecnica classica che si effettua dalle scogliere artificiali per catturare scorfani, ghiozzi, mustelle e labridi. Può a prima vista sembrare una pesca primitiva e priva di emozioni, ma vi assicuro che riserva gradite sorprese anche per la taglia delle prede e per la tecnica in sé e per sé che richiede astuzia nell'individuare le buche più redditizie. Una canna universale adatta al caso è una per mulinello di lunghezza attorno ai 3 metri con possibilità di teleregolazione a due ed un metro per pescare nei buchi più difficili. Alla canna viene abbinato un piccolo mulinello imbobinato con del monofilo di diametro dello 0,25 millimetri. Il terminale classico è costruito con del monofilo di diametro dello 0,20 millimetri con piombo scorrevole da 5 a 30 grammi fermato con un pallino di piombo spaccato e sotto un bracciolo di circa centimetri. L'amo sarà robusto, a gambo lungo, di numerazione variabile tra 18 ed 12. L'utilizzo di un solo amo (ne potremmo applicare uno anche sopra al piombo volendo) è dovuto al fatto che in questo modo, una volta allamata la preda, nel 90% dei casi verrà salpata, cosa di difficile attuazione con un secondo amo flottante che potrebbe impigliarsi al fondale. Inutile sottolineare che dovremmo possedere diversi terminali di scorta con piombatura differenziata ed ami di varia misura. La piombatura, più o meno pesante, dipenderà in relazione alla lunghezza del terminale che dovrà sempre stare il più fermo possibile sul fondo (sempre per i problemi di incaglio). Sarà quindi molto utile iniziare a pescare sempre con piombature da 15/20 grammi per poi magari aumentare in caso di risacca o presso buche particolarmente profonde. Una volta giunti sulla nostra scogliera, dovremo scandagliare con cura e precisione tutte le buche senza sottovalutarne nessuna, anche quelle magari situate alla base del molo o quelle che a prima vista possono sembrare poco profonde o prive di vita.Le esche da impiegare in tale tecnica sono varie: ottime la sarda ed il granchio per prede di stazza; buone la polpa del gambero ed il cannolicchio oppure tutti i vermi di mare in genere. La pasturazione delle buche viene effettuata pestando ricci di mare e cozze immettendo il brumeggio a piccole dosi. In tutti i casi, il pesce viene attirato dal profumo dei frutti mare, ma non avrà la possibilità di saziarsi.

La pesca di fondo

E' una tecnica molto similare a quella precedentemente descritta, ma con la sola differenza che anziché praticarla tra i buchi, essa si effettuata lontano dagli scogli. La canna ideale per tale pesca è una teleregolabile (con mulinello) di lunghezza variabile tra i 7 ed i 10 metri. Infatti, con una canna simile possiamo sondare tutto il fondale che ci si presenta di fronte. In questo caso useremo sempre un finale ad un solo amo per il motivo sopra esposto. In alternativa potremo impiegare un terminale a bolentino con piombo terminale a perdere. Su uno spezzone di monofilo di diametro dello 0.18/0.20 mm legheremo due braccioli di circa 10/15 centimetri, distanziati l'uno dall'altro di circa 20 centimetri. Il piombo del terminale sarà di grammatura dai 10 a 30 grammi, sistemato a circa 30 centimetri dall'amo inferiore. Nel fondale roccioso, troveremo un nemico inesorabile e per tale motivo creeremo un piombo a perdere. Per fare ciò ci occorreranno i micro agganci della ditta Stonfo, degli stuzzicadenti, del monofilo di diametro dello 0,12 mm e della colla tipo Attack. Legheremo innanzitutto ad uno spezzone del monofilo sottile un micro aggancio e lo faremo passare nel piombo in modo che l'aggancio vada a fermarsi nella parte superiore del piombo (in questo caso a goccia). Tenendo ben tirato il monofilo nella parte inferiore del piombo inseriremo la punta dello stuzzicadenti e fermeremo il tutto con una goccia di colla. Una volta essiccata taglieremo lo stuzzicadenti al pari del piombo ed il gioco è fatto. A questo punto al micro aggancio attaccheremo la parte finale del terminale e lo fermeremo con un pezzetto di tubicino in silicone. Il nostro piombo così costruito avrà un doppio vantaggio: quello di farci recuperare la lenza in caso di incaglio (rompendosi il monofilo dello 0,12 mm interno), ed allo stesso tempo di essere intercambiabile. Per tale tecnica sono senza dubbio da preferire esche come la polpa di gambero o meglio ancora i vermi di mare, essendo le nostre prede rappresentate in maggioranza da labridi e sparli.

La pesca a lancio

E' sicuramente la tecnica più difficile da praticare sui fondali rocciosi. Infatti non è semplice evitare gli incagli in quanto la lenza al 90% dei casi pesca sempre parallela al fondo per cui oltre al piombo anche gli ami saranno sottoposti ad impigliarsi sul fondo.Pescando a lancio si usano quasi esclusivamente finali con piombo terminale con ami ionati nella parte superiore.
Il finale con piombo a perdere descritto per la pesca di fondo potrà essere benissimo impiegato anche per la pesca lancio con risultati soddisfacenti. Una alternativa concerne l'utilizzo dei piombi detti "ballerina" o temolini e cioè quelli con il tubetto di plastica. Detti piombi, pescando verticali rispetto al piombo, riducono al minimo gli incagli e spesso sono l'unico modo per operare sulla roccia. Con la pesca a lancio possiamo cercare di insidiare molte più specie di pesci rispetto agli altri sistemi. A parte i classici labridi, nicchi di re e sciarrani, potremo effettuare catture di sparlotti e soprattutto saraghi. Sarà infatti molto facile trovare prede di rispetto su fondali poco battuti come quelli rocciosi. Le esche da impiegare sono in genere i vermi: da preferire il muriddu, l'americano o verme di Rimini e, da non sottovalutare, l'innesco effettuato con il cannolicchio, il paguro e col tocchetto di sarda. 

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Pesca da terra

Questo pesce, risulta abbastanza comune in quasi tutte le acque che bagnano la nostra penisola, ad eccezione delle coste totalmente costituite da sabbia e fango. In effetti, il sarago, conosciuto come "pesce di tana" predilige i fondali misti, prevalentemente rocciosi, confinanti con sabbia e posidonia, proprio là dove trova il suo cibo preferito, che è costituito da crostacei, molluschi ed anellidi in generale. Si nutre anche di alimenti occasionali rappresentati da frammenti di pesci od altro materiale organico. Di questa specie è notorio che ne esistono cinque congeneri, con caratteristiche morfologiche quasi identiche, ma con toni cromatici spesso differenti e contrastanti tra loro. Di questi, almeno quattro su cinque, interessano il pescatore, in quanto più comuni e più abbondanti nell'immediato sottocosta.

Fra tutti i saraghi, il "maggiore" o reale, è quello che predomina numericamente ed è di conseguenza, il più insidiato. E' inoltre più pregiato dei suoi congeneri sotto il profilo gastronomico (le sue carni sono di una bontà straordinaria), da non sottovalutare per ultimo, l'aspetto sportivo quando rimane allamato a lenze di ridotto lib. braggio. Viene insidiato sia a bolentino, con canna da natante nel sottocosta in pre senza di mare calmo, sia dagli scogli con mare in scaduta o calmo, adottando tecniche più o meno diverse tra loro. Tratteremo adesso quest'ultima tipologia di pesca. che si pratica esclusivamente da riva e che è quella più sentita emotivamente, nonché la più seguita dai pescasportivi, in quanto. per praticarla, è sufficiente utilizzare poche attrezzature che dovranno costituire gli armamenti essenziali ed efficienti per ottenere dei risultati ottimali. 

Attrezzatura e azione di pesca

Innanzitutto, occorrerà procurarsi l'elemento base che è rappresentato naturalmente dalla canna. Questa, avrà una lunghezza variabile dai 6 agli 8 metri e la sua scelta dipenderà dalle condizioni del mare nei punti in cui dovremo pescare e dagli orari, ma questo lo vedremo in seguito. Questo tipo di canna è la classica bolognese telescopica, abbastanza rigida, possibilmente in carbonio e ad azione di punta, per neutralizzare al meglio le fughe di questo resistente pesce. Un ottimo compromesso sarebbe quello di possederne un paio, una della misura minima indicata e l'altra della massima. Queste lunghezze si rendono necessarie per tenere la lenza sufficientemente distanziata dai frangenti e dalle onde di una scaduta di una mareggiata, perché quello è il momento magico per pescare i saraghi dagli in orari diurni. Durante la notte, invece, in presenza di mare calmo, i nostri amici pinnuti saranno meno sospettosi, e arriveranno al tiro di lenza proprio nelle vicinanze degli scogli semisommersi e nelle buche adiacenti. In quest'ultimo caso, potendo pescare più vicino, sarà più che sufficiente una canna di 4 o 5 metri e la tecnica migliore risulterà quella all'inglese; ma andiamo per gradi. Peri mulinelli, la nostra scelta sarà tassativa: di taglia media (300/350 grammi), prodotti di qualità, con frizione dolce, progressiva e... assolutamente affidabile! Insomma, pochi attrezzi, ma buoni, per ottenere efficienza e funzionalità nel tempo. Per quanto riguarda le lenze da imbobinare sui mulinelli, che dovranno assolvere la funzione di lenza madre o trave, sceglieremo due soluzioni: un monofilo super dello 0,28/0,30 mm indicato con mare torbido in scaduta; oppure uno 0,16/0,18 da utilizzare in presenza di mare calmo. Con quest'ultime sezioni, sl avranno maggiori profitti nelle ore notturne. 

La pesca al sarago con mare calmo

Prendendo in considerazione questo tipo di pesca in condizioni di mare calmo, è bene, innanzitutto, conoscere i periodi migliori, che vanno dalla primavera inoltrata fino all'autunno e gli orari più favorevoli, cioè dal tramonto fino al sorgere del sole. Le poste migliori sono quelle situate lungo le scogliere naturali più o meno alte e quelle corrispondenti alle protezioni delle dighe portuali. Proprio nelle vicinanze di questi scogli, davanti ai quali ci deve essere un discreto fondale (dai 4 agli 8 metri), dovremo localizzare quegli avvallamenti con rocce che presentino naturalmente buche e rifugi che, come sappiamo, sono l'habitat ideale del sarago. A questo punto dovremo scegliere due varianti tecniche di pesca, che sono la pesca all'inglese e quella con la bolognese. La prima si pratica con una canna lunga circa 4 o 5 metri, possibilmente telescopica, rigida e ad azione di punta, utilizzando come esca essenzialmente il bigattino; l'altra, con la classica bolognese, lunga circa 6 metri ed anche in questo caso è consigliabile l'uso del bigattino. Ricordandoci sempre che si deve pescare con mare calmo, imbobineremo un'ottima lenza madre dello 0,16 mm di sezione. E' possibile ridurre ancora il diametro scendendo allo 0,14, raramente salendo, solo in presenza di prede di buona taglia, ad un buon 0,18. A prescindere dalle sezioni usate, tutto il monofilo deve essere affondante: in modo tassativo per la pesca all'inglese, per evitare che, quando tira un forte vento di traverso, il galleggiante vada velocemente fuori della zona pasturata. I galleggianti che dovremo usare potranno essere del tipo all'inglese, piombati, con pesi oscillanti tra i 3 + 1 o 4 + 1 grammi, oppure sferici ordinari, sempre piombati, dai 4 ai 10 grammi. Con la bolognese, a seconda delle esigenze, si possono utilizzare altri tipi di galleggianti sia sferici che fusiformi da 2, 3 e 4 grammi. La grammatura supplementare del più 1 dei galleggianti piombati all'inglese, sta a significare che per ottenere la perfetta taratura del galleggiante in pesca, occorre un grammo di pallini spaccati così distribuiti: due di 0,20 grammi fissati come punto di fermo del galleggiante, e gli altri tre sempre da 0,20 grammi, uniformemente distribuiti lungo il corpo di lenza comprendendo anche il finale. Quest'ultimo, avrà una sezione dello 0,14/0,16 mm, proporzionatamente ridotta a quella della lenza madre. Cioè se avremo uno 0,18 in bobina, sceglieremo uno 0,16 come finale e così via. La distanza del primo pallino di piombo dall'amo, varierà dai 60 agli 80 centimetri. Il finale, sarà congiunto alla lenza madre tramite doppio cappio fisso. L'amo avrà una numerazione variabile dal 14 al 16 tenendo sempre presente che l'esca da usare è il bigattino. 

La lenza per la bolognese

Scelta la grammatura del galleggiante, dopo averlo inserito sul filo, al capo finale della madre lenza piazzeremo una torpille del peso di circa mezzo grammo inferiore alla portata del galleggiante stesso. Alla torpille seguirà il finale .Se, invece del bigattino, useremo come esca la polpa di sarda, sostituiremo gli ami con il n'l O o 12. Naturalmente, se il fondale interessato alla pesca supererà abbondantemente la lunghezza della canna, renderemo il galleggiante scorrevole facendolo fermare all'altezza voluta tramite uno stopper. Per quanto riguarda la pastura, fionderemo i bigattini in ridottissime quantità, ma cercheremo di essere abbastanza costanti, per tenere i saraghi sempre impegnati nel punto di caduta delle larve. Se pastureremo a sarda, alcuni frammenti della medesima gettati saltuariamente, dovrebbero tenere a tiro di lenza, anche il più esigente dei saraghi. Talvolta, oltre a questi, capiterà di allamare anche boghe e qualche cefalo.

Pescando di notte, con l'aiuto dello starlite posizionato sull'apice del galleggiante, può capitare di allamare qualche spigola anche di buona taglia. Pesca al sarago con mare in scaduta Pescando con mare torbido, nella scaduta di mare seguente ad una mareggiata, il discorso cambia. Vediamo come dovremo procedere. Prenderemo subito in esame le canne da usare, che, per ovvie ragioni, dovranno essere di lunghezza superiore ai 6 metri, sempre di tipo telescopico, abbastanza rigide e potenti e ad azione decisamente di punta. Per i mulinelli, ci orienteremo ancora verso quelli di taglia media, dei quali raccomandiamo l'affidabilità della frizione, sia del tipo anteriore che posteriore, magari dotati anche dei più moderni sistemi quali la leva di combattimento. Anche i fili saranno necessariamente maggiorati, in quanto non visibili quando sono immersi nelle acque scure ed anche perché è possibilissimo che capitino prede di taglia superiore a quelle ordinarie: talvolta intorno al chilogrammo di peso o addirittura di taglia ancora maggiore. In questi casi, senza mezzi termini, useremo come madre lenza uno 0,26 oppure uno 0,28/0,30 mm. Come finale, invece, sceglieremo uno 0,20/0,22, o, al massimo, uno 0,25 mm. Per quanto riguarda i galleggianti da usare, dovranno essere di tipo sferico, piombati oppure ordinari, variabili nel peso, dai 4 ai 15 grammi. Le lenze che realizzeremo per la pesca al sarago con mare in scaduta, seguiranno procedure identiche a quelle indicate per la bolognese In pesca con mare calmo, ma maggiorando i diametri come è già stato descritto sopra. Gli ami, invece, cambieranno nella misura, poiché dovranno ben sostenere i tocchetti di sarda (per questa situazione cambierà anche l'esca), abbastanza sostanziosi e di conseguenza gli eventuali "saragoni" allamati e recuperati di peso tra le rocce ed i frangenti. Spesso e volentieri, in certe circostanze, il guadino serve a ben poco. Pertanto, consiglierei ami del numero 23 di tipo robusto e forgiato a gambo lungo, altrimenti i numeri 8 e 5 per i saraghi di media taglia. La pastura sarà ovviamente a base di sarde frammentate, che andranno gettate immediatamente sotto alla posizione di pesca, per permettere al riflusso di portarla rapidamente a largo. In aggiunta, è buona norma ancorare un sacchetto a maglie fitte, semisommerso, ripieno di sarde macinate o a pezzi. Col mare in scaduta, si possono usare anche i bigattini, utilizzando lenze a sezione leggermente ridotta e con ami del n' 1412. Le indicazioni tecniche che abbiamo dato in questo articolo, devono essere integrate con l'esperienza che dovrebbe far parte del bagaglio di tutti i pescatori. In particolare suggeriamo di fare molta attenzione alle fasi di marea (ottima quella ascendente) che, talvolta, risultano determinanti ai fini della cattura di questo meraviglioso abitante della scogliera.