Accessori per la pesca a surf casting

Sono pochi i grandi accessori che si utilizzano nel surf ed in generale nella pesca dalla spiaggia. Il primo è certamente la sedia, Questo elemento è legato al modo di pescare ed alle abitudini di ognuno di noi. In particolare la sedia sarà tanto più confortevole quanto più sono lunghe le nostre uscite. Passare una intera notte in spiaggia significa avere dei momenti in cui è necessario riprendersi un pochino e pertanto uno sgabello non sarà mai sufficiente. Ecco che la sedia sdraio diventa l'indispensabile strumento con cui magari dividere un'oretta di riposo. Nel caso di uscite semi lunghe, 8 ore circa, sarà sufficiente una sedia con spalliera, confortevole quindi, ma giusto per restare seduti. Se poi le uscite sono lampo, tipo "catturo un pesce e poi torno a casa", la sedia ce la possiamo anche  dimenticare o tuttalpiù useremo un piccolo seggiolino da campeggio.

In tutti i casi la sedia sarà leggera (alluminio), col fondo e lo schienale in materiale sintetico a trama larga, così da non raccogliere umidità, eventuale pioggia o vento che tira. Altro grande componente è l'ombrello. Dall'Inghilterra abbiamo recentemente importato l'uso di questo strumento. Un po' ingombrante, se vogliamo, ma incredibilmente efficace. Si pianta sulla sabbia, lo si piega e ci si ripara dall'acqua e soprattutto dal vento. Inoltre protegge dall'umidità. In Inghilterra lo possiedono tutti i pescatori, però di norma il vento, a loro, viene di spalle, per cui il lato aperto dell'ombrello, quello dove noi alloggiamo, è rivolto al mare e non impedisce di vedere le canne. Il problema nasce da noi, quando il vento è frontale: come posizionare l'ombrello? 

La tenda 

La tenda è un optional bivalente o meglio un'arma a doppio taglio. Da una parte infatti assicura un luogo asciutto per il proprietario, per la sua attrezzatura e volendo anche per la compagna; dall'altra è incredibilmente insidioso, soprattutto quando la stanchezza fa le prime avance. Infatti, come resistere alla possibilità di sdraiarsi quando le gambe sono molli e gli occhi non rimangono più aperti? Tra pescare e dormire il passo è breve. Occorre valutare le proprie capacità e preferire la tenda solo quando si è certi di superare almeno i primi attacchi di sonno. Oppure quando la "posta" è lontana e prima di raggiungerla bisogna percorrere diversa strada a piedi. E' infatti il ritorno che ci deve preoccupare. Meglio riposare, al sicuro, e prendere la strada di casa con calma e mente lucida. L'ultimissimo grande ritrovato è la "Diaphanus tretent". Si tratta di un'idea geniale by Eisherman's Paradise, proposta dal cagliaritano Nicola Cocco al pescatore europeo. La Diaphanus tretent, infatti, assicura protezione, visibilità e minimo ingombro nello stesso tempo. Il nome deriva dal fatto che si tratta di una tenda trasparente da applicare al treppiede portacanne.

E' estremamente leggera, impermeabile ma soprattutto trasparente. Consente quindi di vedere le canne con la tenda chiusa, superando tutte le difficoltà incontrate con i comuni ombrelli inglesi e con le stesse tende tradizionali. La Diaphanus tretent è costruita con tessuti derivati dalle competizioni veliche sfruttando la tecnologia "laser cut". Inoltre, non solo si adatta a tutti i treppiedi alti almeno 130 centimetri, ma viene fornita a richiesta di un treppiede telescopico con minimo ingombro e peso. Anche il treppiede è un grande accessorio. Si tratta appunto di un tripode, generalmente metallico, che sostituisce i comuni picchetti poggiacanna. Di particolare impone l'uso di due canne vicine con il beneficio di poterle controllare con un solo colpo d'occhio. Un altro grosso vantaggio di questo attrezzo è la possibilità di sollevare le canne dalla sabbia, così da resistere, ad esempio, agli attacchi delle alghe sotto riva. D'altra parte i meno precisi nel lancio possono incontrare qualche difficoltà a posizionare le canne così vicine. E' possibile infatti qualche accavallamento dei fili, ma è solo questione di pratica. Il treppiede ha il gran vantaggio di sistemarsi in qualsiasi terreno, comprese le spiagge di sassi. Un attrezzo robusto è quindi preferibile ad uno estremamente leggero.

Alberto Belfiori