Il flotter nel surf casting

Il surfcasting è una particolare tecnica di pesca a fondo dove il galleggiante, tradizionalmente inteso, non trova applicazione, così come del resto non trova applicazione nelle altre tecniche di pesca al lancio dalla spiaggia. Infatti il surfcasting presuppone che le esche siano depositate in prossimità del fondo mentre il galleggiante si propone appunto di tenerle sollevate ad altezza variabile a seconda della situazione, appoggiandosi sulla superficie del mare. Il surf mediterraneo però è spesso boicottato dalla clemenza del tempo così le tanto attese mareggiate spesso si fanno aspettare troppo e il surfista è costretto ad escogitare sistemi e trucchi per far muovere le esche anche senza le grosse onde. Un sistema, utilizzabile soltanto per le esche che si prestano, è quello di sistemare un galleggiante, una striscia di polistirolo o meglioancora di sughero, aderente all'amo o subito seguente, nascosto tra le carni dell'esca.

logo Si tratta del ciao ciao, un trucco che al suo collaudo ufficiale ha valso al sottoscritto un primo posto (ex equo) alla famosa Mitchell Cup, la gara internazionale che si disputava ogni anno nelle pescosissime acque di Baie de l'Etoile, in Mauritania. La dimensione del galeggiante è proporzionata all'esca e solo l'esperienza può guidare verso le giuste misure. Una chiara indicazione si può ottenere immergendo l'esca col ciao ciao in pochi palmi d'acqua chiara. Sfiorando il fondo, questa dovrà muoversi, anche se la sollecitazione (una piccola onda oppure uno spostamento artificiale dell'acqua) non è energica. La sardina, il muggine ed il calamaro sono le esche più utilizzate poiché nascondono con facilità la striscia di polistirolo o sughero che costituisce il ciao ciao. Si procede in questo modo: su un filetto di sardina, ad esempio, si incide leggermente la carne in corrispondenza della linea laterale. Sull'altro fianco, quello ricoperto dalla pelle, si appoggia un ferretto lungo e sottile (va bene un ago da innesco per vermi), una striscia di polistirolo o meglio ancora sughero, e l'amo già unito al bracciolo.

Si ripiega il tutto in modo da nascondere amo e compagnia e si fissa con un bell'avvolgimento di filo elastico. Il ferretto risulta utile nella fase finale della legatura, poi lo si sfila ed il gioco è fatto. Il risultato è una specie di salsicciotto che se ben realizzato verrà mosso dalla minima correntucola e quindi reso evidente anche al pesce più distratto. Un altro di questi sistemi è il flotter ed è indicato per tutte quelle esche la cui carne non potrebbe celare il galleggiante, vedi ad esempio i vermi, il murice, il cannolicchio. In pratica si tratta di un galleggiante che sistemato in uno spezzone di nylon (bracciolo) alleggerisce l'esca e le consente di muoversi quasi come in assenza di gravità.

Montaggio delil flotter

Le dimensioni del flotter sono calcolate in funzione dell'esca ed anche la sua posizione sul bracciolo. Gli esempi più evoluti sono costituiti da un galleggiante in balsa in tutto simile a quelli adoperati nella canna da riva, sia che abbia una forma abbastanza affusolata per non opporre troppa resistenza nel lancio.

il flotter viene sistemato su un bracciolo lungo almeno un metro a circa tre quarti della sua lunghezza e quindi in prossimità dell'amo. Il montaggio avviene tramite una via preventivamente aperta nella balsa con un lungo e dritto ago che passa di parte in parte il galleggiante nel senso della lunghezza, nella quale poi si inserisce il bracciolo; naturalmente, facendo in modo che nel montaggio non venga tradito, una volta in acqua, il senso di galleggiamento delil flotter. Il bloccaggio del galleggiante sul nylon avviene tramite due perline e due nodi uni che consentono di posizionare il flotter all'altezza più idonea.