Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Surf Casting

Le regioni italiane dove il surfcasting è maggiormente praticato sono quelle che si affacciano al Tirreno. In questi ultimi anni però si è notevolmente sviluppato anche sullo Ionio e sul basso e medio Adriatico. Bisogna riconoscere alla Sardegna un ruolo centrale, storico se vogliamo, ma anche oggettivo grazie alle possibilità di pesca che offre. in questa regione, dove tutti i venti producono occasioni di pesca, è ancora possibile fare il surfcasting pesante insidiando lecce da capogiro o pesci serra, ma soprattutto pescare, ovunque, le orate, oppure i grossi saraghi, le ombrine, le spigole e così via.

La Liguria, spesso sferzata da venti settentrionali, è rinomata per la pesca alle mormore, col mare calmo, soprattutto nel savonese, nelle mezze stagioni e anche d'estate. D'inverno la preda più frequente è il grongo. Si pesca anche la spigola ma in minor misura. La Toscana presenta una situazione simile alla Liguria ma vanta in più chilometri di spiagge, alcune interdette, dove tutto è possibile. Lo svolgimento di diversi campionati italiani della specialità è però segno di fertilità e affidabilità delle sue spiagge, Marina di Bibbona in testa, dove la preda regina è ancora una volta la mormora. Le coste laziali alternano chilometri di sterilità ad altri di fertilità eccezionale. Segue senza soluzione di continuità la predominanza delle mormore che qui, spesso, sfiorano il chilo di peso. D'estate, nelle spiagge intorno a Lad i spoli è ressa per le orate. Nelle ore più calde del giorno con la scaduta da SE se ne catturano tante e grosse. D'inverno, a parte le prede occasionali, presenti un po' dovunque la continuità è data dal grongo che non si fatica a catturare con la trancia di sardina.

Più sud, in Campania, regione che fornisce di arenicola tutta l'Italia, la situazione è complessa. Si pesca dappertutto, anche sotto il Vesuvio, tra i frangiflutti di Miseno, nonostante l'incessante prelievo delle turbossoffianti. E ancora più a meridione, nel Cilento, compreso tutto il bellissimo Golfo di Policastro, fino alla stretta fascia costiera appartenente alla Basilicata. Le prede sono varie, soprattutto mormore, gronghi, spigole e qualche sarago.

La Calabria, bagnata dal Tirreno e dallo Ionio, presenta spiagge con pendenza elevata soprattutto a Ovest, un po' meno a Est. I suoi arenili non sono molto conosciuti ma offrono grandi possibilità di pesca. Le mormore, ancora presenti in gran numero di spiagge con tante altre prede tipo saraghi e spigole, ma anche pesci di fondale tipo pagelli e dentici e naturalmente gronghi.

Altra grande isola dove il surf dilaga è la Sicilia. Qui le mormore contendono il primato alle spigolette maculate, soprattutto nel Golfo di Gela. La stagione migliore è l'Autunno. In Estate le prede si diversificano comprendendo anche piccole ma combattive lecce che giungono a tiro di canna più che altro nella costa orientale. La Puglia, si affaccia anche lei su due mari, Ionio e Adriatico. E caratterizzata da spiagge per lo più a media e bassa pendenza che rientrano nella tipologia standard con prestazioni senza infamia e senza lode. Mormore, al solito, e spigole sono le prede più frequenti. Tra le località più conosciute: Riva degli Angeli nel golfo di Taranto e Margherita di Savoia sull'Adriatico. Ultime regioni interessate al surf sono il Molise e l'Abruzzo. Coste alte e basse che si alternano, lasciano spazio a piccole cale e litorali, spesso protetti da barriere frangiflutti. Il classico surf si adatta quindi a situazioni artificiali dalle quali spesso ricava buoni risultati. Mormore, gronghi, saraghi e spigole sono le prede più ricorrenti

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Pesca dalla barca

Come per qualsiasi altra tecnica di pesca, nella cassetta che porteremo con noi in barca oche useremo a casa, per coronare la nostra tecnica di bolentino, non dovranno mai mancare i mini accessori. Prima fra tutti, quella minutaglia che serve per la costruzione dei terminali e cioè perline di diversa grandezza (come foro interno), girella a barilotto, tubicini trasparenti in silicone. A tale proposito, bisogna ricordare che in commercio esistono dei particolari attacchi che in un certo senso eliminano tutti i materiali sopra detti, ma soprattutto ci aiutano nella costruzione delle lenze; parlo delle clessidre e delle tecnosfere. Le prime sono state inventate da Giorgio Lazzini, e distribuite dalla Sigros di Gallipoli. Si tratta di un attacco con due perline a forma di clessidra. Al centro della clessidra viene fissato il bracciolo, e nel senso longitudinale della stessa, viene passata la lenza madre. La clessidra verrà poi fissata con due nodi sulla madre e due perline che serviranno da (Inc corsa (sul nodo). 

Le clessidre permettono al terminale di girare intorno alla madre evitando i soventi i ngarbugliamenti. Le tecnosfere, distribuite dalla Tecnofish e collaudate dal campione del mondo Paolo Volpini sono delle perline con doppio foro nei quali viene rispettivamente passata la madre in uno ed uno spillo ricurvo (fornito in kit) nell'altro. Allo spillo, verrà poi fissato il bracciolo che sarà fermato con un pezzetto di tubicino in silicone. Nelle tecnosfere vi è anche la possibilità di eliminare lo spillo ed inserire il bracciolo direttamente nel foro della perlina fermandolo poi dalla parte opposta con un corallino da collana. Con l'uso della tecnosfera, il bracciolo, oltre che girare sulla madre ha la possibilità di girare su se stesso. Costruiti i nostri finali sarà ora la volta di decidere dove avvolgerli. Fino a poco tempo fa, i classici sugheri contenevano più terminali, ma spesso risultavano poco pratici in opera. Oggi, tutti i garisti e pian piano tutti i pescatori, stanno adottando i rulli. 

L'amico Salvatori Domenico di Riccione, esperto garista di pesca dalla barca e componente della Nazionale italiana del 1991 in Irlanda, ha inventato i rulli portalenze che sinceramente hanno aiutato non poco i pescatori. Si tratta di ricavare dei dischetti da una lastra di sughero sintetico, con l'aiuto di un trapano e di una punta a tazza. I dischetti potranno essere costruiti di diverse misure, ma solitamente e visto che il sughero sintetico si trova in commercio con spessore da 1,0/1,2/1,5/2,0 si e soliti costruirli con una via di mezzo e cioè 1,5 misura che consente, con i 5 centimetri di diame . iro, di avere dischetti pronti per ogni tipo di lenza dalla più corta alla più lunga. Questi, risultano comodissimi per diverse ragioni. Innanzi tutto ogni rullo contiene un terminale destinato ad una specifica preda; vengono eliminati molti problemi di spazio in quanto basta una scatola dove riporre i nostri finali ed infine basterà prendere un finale per volta evitando di bagnare i manenti terminali. Nella stra cassetta non dovrà mancare gli accessori di corre do, come un tagliaunghie ed una forbice a punta per rifinire i finali.

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Pesca da terra

E' luogo comune pensar re che le specie cantirabili sulla sabbia siano limitate e spesso inducano i pescatori a rinunciare alla battuta o addirittura a decidere di cambiare radicalmente zona per cercare gli scogli. Esistono però delle particolari tratte con fondali sabbiosi dove determinate tecniche di pesca sono facilmente attuabili e che, talvolta, si rivelano col tempo più proficue di altre, classicamente più ricercate. 

La zona di pesca

Non dobbiamo scoraggiarci mai di fronte a situazioni di pesca particolari, tutt'altro; dobbiamo cercare di individuare il luogo adatto per praticare la tecnica idonea. Fra tutti i fondali sabbiosi ne esistono alcuni che sono da preferire ad altri. I migliori sono senza dubbio gli arenili che presentano alti fondali nelle immediate vicinanze della riva. Ottimi anche i luoghi dove la zona sabbiosa del sottoriva lascia, ad alcune centinaia di metri dalla battigia, il posto a zone scogliose o miste a posidonia. Perfetti i fondali misti, 

dove oltre alla sabbia troviamo sparsi qua e là degli scoglietti o qualcos'altro (relitti), da sempre abituali zone di pascolo per il pesce. Molto validi anche quelli situati nelle strette vicinanze delle foci dei fiumi. dove il pesce viene attirato dalla mangianza creata dallo scarico in mare. Non dimentichiamoci anche che i fondali sabbiosi non sono solo classici degli arenili, ma possono essere trovati anche pescando dalle scogliere artificiali e spesso anche quelle naturali. Cerchiamo quindi di non scartare a priori tali zone, ma proviamo invece a capire quali sono le tecniche applicabili e i pesci da insidiare. Sottolineiamo, terminando, che il fondale sabbioso elimina o quasi le difficoltà di pesca e quindi, bene o male, anche un neofita può trovare nella sabbia quelle piccole soddisfazioni che riserva la pesca da terra . 

I pesci delle zone sabbiose

Partiamo dal presupposto che sulla sabbia è possibile trovare quasi tutte le specie di pesci, a parte naturalmente i classici pinnuti da scoglio quali donzelle, sciarrani e labridi e naturalmente quelli di buca, come ghiozzi, tordi e bavose. Pescando sulla sabbia cerceremo di insidiare maggiormente le mormore, le triglie, i pesci piatti, le orate, gli sparlotti e tutti i pesci che spesso si allontanano dagli scogli e dalla posidonia per pascolare sulla sabbia. La tecnica di pesca Esistono diverse tecniche di pesca per operare sui fondali sabbiosi, ma certamente quella che dà maggiori soddisfazioni è la pesca a fondo. Si tratta di una pesca spesso di attesa che il classico beachlegering è riuscito negli ultimi tempi a rimpiazzare o sostituire tutti quei tipi di pesca che cercavano bene o male di alleggerire come attrezzature e finali la pesca a surfcasting. La pesca a fondo viene effettuata con una o due canne, di lunghezza variabile tra i 4 ed i 5 metri. A queste abbineremo due mulinelli imbobinati con monofilo di diametro massimo dello 0,20 millimetri. Il finale rappresenta la cosa più significativa di tutta l'attrezzatura. Oggigiorno siamo purtroppo condizionati dal trantran giornaliero e difficilmente riusciremo a recarci a pesca nei migliori momenti della giornata oppure in condizioni meteomarine ottimali. Per tali motivi dovremo cercare un po' in tutte le situazioni e specialmente con mare calmo; quando il pesce è più diffidente ad abboccare useremo finali particolari, adatti alla situazione.Partiamo dal fatto che purtroppo non sempre saranno i pesci grossi ad abboccare e quindi, nostro malgrado, dovremo cercare di usare una lenza universale che ci faccia divertire ed allo stesso tempo ci permetta di portare a casa almeno un pesce da mettere in padella o meglio nel forno. 

Pesca con mare calmo

E' purtroppo una situazione che capita spesso quando ci rechiamo a pescare. Come tutti sappiamo il mare calmo e le acque trasparenti ostacolano molto le condizioni di pesca e soprattutto non favoriscono le catture dei pesci di taglia. In tali situazioni sarà d'obbligo pescare con una lenza molto sottile. La madre dovrà essere preparata con uno spezzone di monofilo di diametro dello 0,20 millimetri. Alla stessa verranno applicati due braccioli di lunghezza di circa un metro costruiti con monofilo fluoro carbon.
Anche i saraghi, in particolari zone con presenza di posidonia e rocce, sono prede comuni della pesca sulla sabbia. Filo di diametro oscillante tra lo 0,18 e lo 0,14 millimetri. L'attacco alla madre verrà fatto con il metodo delle perline. In tale maniera il bracciolo avrà la possibilità di girare su se stesso ed evitare i continui ingarbugliamenti. Gli ami varieranno a seconda del tipo di esca usata e comunque si manterranno sempre tra un 6 ed un 10. Vi ricordo che è inutile usare ami più piccoli, in quanto è davvero assurdo portare a casa dei pescetti che non farebbero bella figura nel nostro carniere e sicuramente ancora meno nella nostra cucina. 

Pesca con mare mosso o in scaduta

Con mare mosso ed acque torbide la situazione di pesca cambia radicalmente, in quanto il pesce, in tali condizioni, accosta alla riva per mangiare ed è sicuramente meno diffidente ad abboccare che con mare calmo. Il finale, in questo caso, può mantenersi su livelli di diametro maggiore anche se spesso usando fili più sottili avremo maggiori soddisfazioni. Penso che costruire il terminale con tutto uno 0,20 sia più che sufficiente e difficilmente troveremo pesci che possano spezzarlo. Per la piombatura dovremo aprire un paragrafo a parte, in quanto questa può variare a seconda del tipo di canna in nostro possesso e soprattutto dalle nostre intenzioni di gittata. Cerchiamo di capire innanzitutto che più grande è la piombatura usata (solitamente non supererà mai i 150 grammi) maggiore dovrà essere il diametro del monofilo in bobina e quindi anche quello usato per il trave del nostro finale. Ad esempio, usando uno 0,25 millimetri in bobina ed uno 0,20 come trave di canna non dovremo mai adoperare una piombatura maggiore di 50 grammi. Tutto questo per evitare di rompere continuamente il trave o il terminale in fase di lancio. Attenzione quindi alla piombatura usata, che andrà bilanciata con il monofilo usato. Per evitare detti problemi si è soliti usare uno shock leader sulla lenza del mulinello e possedere diversi terminali di riserva con madri di diametro da usare.

Esistono poi 'altri sistemi di pesca più sofisticati, che sinceramente hanno un po' rivoluzionato la pesca in mare, specialmente dagli arenili, negli ultimi anni. Non è certo un caso che molti pescatori operino da una spiaggia con fondali sabbiosi pescando con una bolognese con galleggiante oppure a legering a fondo. I risultati sono più che soddisfacenti considerate anche le possibilità di utilizzo di terminali ultrasottili (0,08/0,12) su canne bolognesi di 5/6 metri oppure su cortissime canne da legering di 3 metri. E' una pesca del tutto particolare che però permette di effettuare delle catture inaspettate anche in condizioni molto spesso proibitive con altre tecniche. 

Esche e pasture

Le esche classiche per la pesca sui fondali sabbiosi sono tutti i tipi di vermi con in testa l'arenicola, seguita da canadese, americano, muriddu ecc. Tra le altre esche buono il bibi, la sarda , il filetto di calamaro. Per quanto riguarda la pesca a legering e con la bolognese è senza dubbio da preferire il bigattino, che risulta rante in tutte le situazioni di mare. La pastu razione nelld pesca sulle zone sabbiose oc cupa un posto non di rilievo, fatta eccezione per la pesca con il pasturatore, nel quale solitamente vengono inseriti i bigattini stessi. E' infatti un problema riuscire a pasturare nelle zone di gittata delle esche. E' comunque da non sottovalutare nessun esperimento da effettuare con una fionda gettando piccole quantità di pastura in una determinata zona ad una distanza adeguata dove successivamente avremo intenzione di lanciare le nostre esche.

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Tecniche di pesca

Può capitare la necessita di dover sostituire un anello della propria canna senza ricorrere al negoziante o ad un amico esperto. Per fare ciO bisogna avere una certa esperienza e il materiale necessario. A volte capita di voler rinnovare la propria canna e sostituire completamente il «kit» degli anelli. Qualcuno, me compreso, si diletta a camblame completamente il «look» e sbizzarrirsi in fantasie originali, cambiando colori e disegni. La si può personalizzare con il nome e cognome con qualsiasi penna o vernice. Gli anelli si possono far cromare o dorare a piacere.Tutto sta nella fantasia che ognuno di noi riesce a scatenare. Per fare ciò bisogna acquistare prima il necessario presso vostro negoziante di fiducia.


Gli occorrenti

  • Filo per legature del colore che ritenete adatto
  • Vernice «al» — special mixer
  • Nastro adesivo decorativo micro roll»
  • Pennello dadisegno

A questo punto preparate la canna togliendo be vecchie legature aiutandovi con un temperino taglia carta, facendo attenzione a non incidere la stessa.
Con la carta abrasiva fine levigate l'incrostazione della vernice rimasta senza fuoriuscire dal dominio del vecchio anello.

Posizionate l'anello nuovo.prestando attenzione di metterlo nel verso giusto, e fissatelo da una parte con un giro di «scotch» o nastro isolante.
Ora con l'aiuto del disegni fate il resto. Una volta terminata la legatura (da un lato dell'anello) ripetete la stessa operazione al lato opposto.
Prestate attenzione nel congiungere bene le spire del filo o senza fare sovrapporre alle altre. Aiutatevi con le dita e le unghie per far aderire bene spira per spira.
Terminata l'operazione legatura, decorate con il nastrino «Micro Roll le parti esterne delle legature. Come avrete notato e preso conoscenza. la confezione della vernice «KK1» e dotata delta descrizione inerente alla verniciatura. Attenersi scrupolosamente alle modalita d'uso per una buona riuscita del vostro lavoro.

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Surf Casting

Lesca è uno dei grandi segreti della pesca. Nel surfcasting però oltre la qualità risulta di fondamenta. le importanza anche il modo di presentarla. Tratteremo quindi delle principali esche che si usano nelle spiagge d'Italia, suggerendo anche il modo migliore di innescarle. Arenicola l'esca killer per le mormore. .11 definitiva la più usata, soprattutto in gara, nel periodo estivo e nella mezza stagione. Si tratta di un anellide che vive sotto costa, di colore rosso cupo con riflessi cangianti, molto attiranti soprattutto di notte. Si trova in vendita nei negozi di pesca ad un prezzo che oscilla tra le dieci e le tredicimila lire. Per innescarla è indispensabile il classico ago lungo circa 20 centimetri. Gli ami più adatti sono incredibilmente sottili, Con gambo lungo, anche con occhiello, nelle misure comprese tra 18 ed il 4. Cannolicchio Conosciuto anche col nome di coltello di mare, questo bivalve risulta una delle esche più generiche in assoluto. Trova buon impiego in tutte le stagioni, con qualsiasi condizione di mare e soprattutto alle spese di tutte le prede. La consistenza della carne è buona, soprattutto quando è fresco ma se occorre lanciarlo a tutta birra è meglio assicurarlo all'amo (n. 6 1) con il filo elastico. Viene venduto in gruppi di 10 12 pezzi tenuti insieme da un elastico, al prezzo

Americano

Verme sanguigno e vitale non teme la violenza del lancio. Di notte pesca saraghi e orate. Di giorno, col mare mosso, soprattutto nel tardo pomeriggio invernale e primaverile, spigole di tutte le grandezze. Sempre in primavera e ancora nel tardo pomeriggio, sembra piuttosto gradito alle oratelle che sistematicamente invadono i nostri litorali. Tra gli anel lidi non è certo il verme di punta però ha il vantaggio di essere vitale in tutte le situazioni. L'innesco, da effettuare sempre col solito ago, prevede che testa e coda rimangano liberi di muoversi e di attirare i pesci.

Bibi

E' un verme, un po' particolare, ma sempre di verme si tratta. Grossolanamente cilindrico, rivestito di una cuticola quadrettata di colore bruno chiaro, risulta anche parecchio voluminoso se cresciuto, pieno di liquido. Non è un anellide. L'innesco è molto delicato poiché si rischia di perdere il prezioso contenuto al quale si attribuisce lo straordinario potere catturante. Se dotati di buona manualità può essere trattato come un normale verme e passato all'ago prima di essere trasferito sull'amo. Questo si deve prestare all'innesco e quindi deve avere una curva piuttosto ampia e regolare come ad esempio quella degli Aberdeen. Risulta molto catturante, per saraghi, orate. La trancetta di bibi è invece speciale per le mormore. In quest'ultimo caso, l'amo viene ricoperto di una o più fettucce di tessuto ricavate da animali di non grosse dimensioni. Chiaramente, l'esca diventa più delicata ed aggredibile anche da granchi ed altri animali minori.

Calamaro

Il calamaro così come la seppia è un'esca polivalente. Può essere utilizzata intera o a trance, per i predatori o i grufolatori, rispettivamente. L'importante è metterla in acqua col mare mosso durante il periodo classico del surf, da settembre a maggio e naturalmente di notte. In questo periodo, infatti, la luminescenza caratteristica degli esemplari freschi, non congelati, rappresenta l'arma vincente, soprattutto in primavera, alle spese dei saraghi. Essendo in tutti i casi una carne piuttosto consistente non necessità di legature o inneschi particolari.

Oloturia

Tra tutte le esche questa, pur essendo eccezionale per durata resistenza e potere catturante, è certamente la meno utilizzata. Non è un animale di interesse commerciale e quindi la reperibilità è scarsa. Il sistema di approvvigionamento attuale è diretto, cioè bisogna buttarsi in acqua e pescarle personalmente. La parte utilizzata come esca è la membrana che riveste internamente le viscere. Si stacca dal corpo grattandola con un cucchiaio o qualcosa di simile, quando l'oloturia è ancora viva. Ottima per l'orata ed il sarago. Ha il grande pregio di non essere attaccata dai pescetti e di non perdere le sue qualità dopo il congelamento.

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