San Pietro a bolentino

La pesca a bolentino effettuata su fondali molto consistenti, come tutti sappiamo, può riservare sorprese a non finire. Infatti, esercitando la nostra tecnica a partire da 100 metri, quasi sempre non sapremo cosa ci aspetta all'altro capo del filo, specialmente se avremo calato esche di dimensioni voluminose. Per tutti questi motivi chi si reca a pesca di profondità non parte con l'idea di catturare una specifica specie: una volta individuata la posta giusta, cerca in qualche modo di catturare quello che "passa il convento". Questo discorso vale per un classico calamento a tre ami, con piombo terminale, usando gli inneschi del gambero di paranza, del trancio di calamaro o del filetto di sarda. Contrariamente, quando invece caliamo un terminale con uno o due braccioli di nylon o di cavetto di acciaio che recano uno o due ami del 6/0 innescati con una sarda intera, siamo coscienti che qualcosa di grosso prima o poi dovrà abboccare: una gallinella, un San Pietro oppure un grongo. Mai e poi mai capiterà invece di catturare un pesce piccolo. Se questa è la teoria, la pratica come sappiamo è del tutto diversa e ciò che poi è capitato al sottoscritto in una recente battuta di pesca lo dimostra ampiamente. 

Cronaca di pesca

Calamenti appropriati per pesce grosso, esca voluminosa e alla prima cala... una castagnola rossa, alla seconda una boga; senza considerare che tutte le volte che l'esca arrivava sul fondo (105 metri) veniva letteralmente presa d'assalto da questi pesciuzzi. Le soluzioni a questo punto erano davvero poche, come pochi, o quasi erano i pesci belli portati a bordo. Fatto sta che, nella noia di vedere attaccate le nostre esche in maniera inesorabile, un componente della battuta ha lasciato la canna in mare con una boga allamata.Il San Pietro si è rivelalo un predatore formidabile e le sue preferenze sono rivolte solo all'esca viva.  La canna si piegò di colpo lasciando di stucco tutti i pescatori a bordo. Una resistenza iniziale al recupero e poi un peso morto che veniva dal profondo blu. Quella passività dava però adito a scarse speranze. Poteva essere un polpo, un'aragosta (ci è capitato diverse volte), oppure... un pesce buono. Cosi fu, infatti; circa venti metri sotto la barca incominciammo a vedere una massa scura che piano piano veniva a galla. Occorse poco tempo per capire che si trattava di un bellissimo pesce San Pietro. Di lì a poco, dopo i complimenti al pescatore, notammo che il nostro esemplare aveva letteralmente Ingoiato la boga rimasta allamata. la brillante idea iniziale si era rivelata vincente. Decidemmo allora di lasciare tutti la canna in pesca con l'eventuale piccola preda che sarebbe rimasta allamata... ma, come tradizione vuole, da quell'istante sia le boghe che le castagnola rosse decisero di mangiare a sbafo, senza pagare il pegno dell'amo.

 Primi tentativi

Cambiammo allora sistema.
Montammo una canna per catturare le esche e, preparata una lenza con ami piccoli e un pezzetto di totano, calammo sul fondo. Alla prima cala catturammo subito una boga ed una castagnola, che appena salpate furono innescate e rimandate sul fondo con una canna ed un finale adeguati ad ... una preda come il San Pietro. Passarono alcuni minuti, una decina circa, ma nessun segno veniva dalla canna calata con l'esca 'che credevamo viva. Contrariamente alle nostre aspettative, e come legge di natura vuole, le nostre esche salpate dalla profondità non avevano resistito alla velocità del recupero, per cui erano inesorabilmente morte e quindi poco appetibili. I tentativi successivi di innescare pesci vivi furono vani, per cui incominciarono a fioccare le idee destinate ad escogitare un qualcosa che potesse portare una boga o una castagnola rossa viva e guizzante sul fondo, A nulla servirono il recupero lento dell'esca, il suo mantenimento nella vasca del vivo e la reimmissione veloce in acqua. Dopo un po' di tempo ad un amico di pesca venne un'idea che ritenni inizialmente banale, ma che presto, invece, si rivelò un successo inaspettato.

 L'intuizione geniale

Avrebbe provato a pescare le carpe come nel lago, a carpfishing! Iniziammo a preparare un terminale da bolentino così distribuito: lenza madre dello 0,50, girella a barilotto fermata tra due perline e due nodi piani a quattro giri: a distanza di circa 60 centimetri un piombo da circa 200 grammi. Alla girella fissò un bracciolo di lunghezza di 40 centimetri al quale legò un amo del 4/0. E qui venne il bello. Sulla curvatura dell'amo legò un bracciolo di nylon di diametro dello 0.20 di lunghezza di circa 10 centimetri al quale fissò un amo del n. 10. Preparato un bocconcino di totano, lo mise sul piccolo amo e calò la lenza sul fondo con un piombo da circa 200 grammi. «State a vedere!», disse. Appena la lenza giunse sul fondo le boghe attaccarono l'esca e subito una rimase allamata. A questo punto appoggiò la canna alla battagliola della barca ed attese. 11 vettino della canna era tutto un sussultare continuo a causa della boga. Sussulto che improvvisamente si tramutò in una curvatura completa dell'attrezzo. Un enorme San Pietro era rimasto ingannato dal finale trabocchetto. Una volta in barca notammo che il pesce si era letteralmente ingoiato la boga, il bracciolino e tutto l'amo del 4/0. Con questo sistema quel giorno abbiamo continuato a catturare diversi esemplari: sinceramente il nostro amico dulciacquicolo ci aveva dato una bella lezione di pesca. Pensando ad una cosa abbastanza casuale, data dal momento e soprattutto dalla giornata, ho ripetuto il tentativo su altre secche in condizioni diverse ed ho potuto constatare un successo inaspettato. Tale sistema si rivela soprattutto positivo quando nella zona di pesca è presente la minutaglia che continuamente attacca le esche. Forse proprio per questo i pescetti creano sul fondo una situazione che attira i pesci predatori in zona. Da notare anche un fatto particolare: i nostri San Pietro abboccano quasi esclusivamente alla castagnol rossa ed alla boga, disdegnando gli altri pesci, anche se vivi.

Molti esperimenti sono seguiti a tale battuta di pesca, che ci hanno insegnato sempre cose nuove; addirittura adesso usiamo un finale con tre braccioli e il piombo terminale in modo da offrire sempre l'esca in pesca al predatore. Infatti con un solo amo poteva capitare che il boccone fosse mangiato, oppure che la boga si slamasse dopo poco. Con tre bocconi abbiamoquindi maggiori possibilità, ma soprattutto abbiamo il vantaggio di poter lasciare in pesca la canna un tempo nettamente superiore. In caso di assenza completa di minutaglia possiamo lo stesso tentare con il pesce vivo, catturato a terra e mantenuto in una apposita vasca. Abbiamo constatato che i pesci catturati in acqua bassa, soprattutto le boghe, vivono senza particolari problemi anche se calati a profondità. mentre è una cosa completamente diversa per quelli catturati sul posto, salpati e poi rimessi in acqua.