Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Pesca da terra

E' luogo comune pensar re che le specie cantirabili sulla sabbia siano limitate e spesso inducano i pescatori a rinunciare alla battuta o addirittura a decidere di cambiare radicalmente zona per cercare gli scogli. Esistono però delle particolari tratte con fondali sabbiosi dove determinate tecniche di pesca sono facilmente attuabili e che, talvolta, si rivelano col tempo più proficue di altre, classicamente più ricercate. 

La zona di pesca

Non dobbiamo scoraggiarci mai di fronte a situazioni di pesca particolari, tutt'altro; dobbiamo cercare di individuare il luogo adatto per praticare la tecnica idonea. Fra tutti i fondali sabbiosi ne esistono alcuni che sono da preferire ad altri. I migliori sono senza dubbio gli arenili che presentano alti fondali nelle immediate vicinanze della riva. Ottimi anche i luoghi dove la zona sabbiosa del sottoriva lascia, ad alcune centinaia di metri dalla battigia, il posto a zone scogliose o miste a posidonia. Perfetti i fondali misti, 

dove oltre alla sabbia troviamo sparsi qua e là degli scoglietti o qualcos'altro (relitti), da sempre abituali zone di pascolo per il pesce. Molto validi anche quelli situati nelle strette vicinanze delle foci dei fiumi. dove il pesce viene attirato dalla mangianza creata dallo scarico in mare. Non dimentichiamoci anche che i fondali sabbiosi non sono solo classici degli arenili, ma possono essere trovati anche pescando dalle scogliere artificiali e spesso anche quelle naturali. Cerchiamo quindi di non scartare a priori tali zone, ma proviamo invece a capire quali sono le tecniche applicabili e i pesci da insidiare. Sottolineiamo, terminando, che il fondale sabbioso elimina o quasi le difficoltà di pesca e quindi, bene o male, anche un neofita può trovare nella sabbia quelle piccole soddisfazioni che riserva la pesca da terra . 

I pesci delle zone sabbiose

Partiamo dal presupposto che sulla sabbia è possibile trovare quasi tutte le specie di pesci, a parte naturalmente i classici pinnuti da scoglio quali donzelle, sciarrani e labridi e naturalmente quelli di buca, come ghiozzi, tordi e bavose. Pescando sulla sabbia cerceremo di insidiare maggiormente le mormore, le triglie, i pesci piatti, le orate, gli sparlotti e tutti i pesci che spesso si allontanano dagli scogli e dalla posidonia per pascolare sulla sabbia. La tecnica di pesca Esistono diverse tecniche di pesca per operare sui fondali sabbiosi, ma certamente quella che dà maggiori soddisfazioni è la pesca a fondo. Si tratta di una pesca spesso di attesa che il classico beachlegering è riuscito negli ultimi tempi a rimpiazzare o sostituire tutti quei tipi di pesca che cercavano bene o male di alleggerire come attrezzature e finali la pesca a surfcasting. La pesca a fondo viene effettuata con una o due canne, di lunghezza variabile tra i 4 ed i 5 metri. A queste abbineremo due mulinelli imbobinati con monofilo di diametro massimo dello 0,20 millimetri. Il finale rappresenta la cosa più significativa di tutta l'attrezzatura. Oggigiorno siamo purtroppo condizionati dal trantran giornaliero e difficilmente riusciremo a recarci a pesca nei migliori momenti della giornata oppure in condizioni meteomarine ottimali. Per tali motivi dovremo cercare un po' in tutte le situazioni e specialmente con mare calmo; quando il pesce è più diffidente ad abboccare useremo finali particolari, adatti alla situazione.Partiamo dal fatto che purtroppo non sempre saranno i pesci grossi ad abboccare e quindi, nostro malgrado, dovremo cercare di usare una lenza universale che ci faccia divertire ed allo stesso tempo ci permetta di portare a casa almeno un pesce da mettere in padella o meglio nel forno. 

Pesca con mare calmo

E' purtroppo una situazione che capita spesso quando ci rechiamo a pescare. Come tutti sappiamo il mare calmo e le acque trasparenti ostacolano molto le condizioni di pesca e soprattutto non favoriscono le catture dei pesci di taglia. In tali situazioni sarà d'obbligo pescare con una lenza molto sottile. La madre dovrà essere preparata con uno spezzone di monofilo di diametro dello 0,20 millimetri. Alla stessa verranno applicati due braccioli di lunghezza di circa un metro costruiti con monofilo fluoro carbon.
Anche i saraghi, in particolari zone con presenza di posidonia e rocce, sono prede comuni della pesca sulla sabbia. Filo di diametro oscillante tra lo 0,18 e lo 0,14 millimetri. L'attacco alla madre verrà fatto con il metodo delle perline. In tale maniera il bracciolo avrà la possibilità di girare su se stesso ed evitare i continui ingarbugliamenti. Gli ami varieranno a seconda del tipo di esca usata e comunque si manterranno sempre tra un 6 ed un 10. Vi ricordo che è inutile usare ami più piccoli, in quanto è davvero assurdo portare a casa dei pescetti che non farebbero bella figura nel nostro carniere e sicuramente ancora meno nella nostra cucina. 

Pesca con mare mosso o in scaduta

Con mare mosso ed acque torbide la situazione di pesca cambia radicalmente, in quanto il pesce, in tali condizioni, accosta alla riva per mangiare ed è sicuramente meno diffidente ad abboccare che con mare calmo. Il finale, in questo caso, può mantenersi su livelli di diametro maggiore anche se spesso usando fili più sottili avremo maggiori soddisfazioni. Penso che costruire il terminale con tutto uno 0,20 sia più che sufficiente e difficilmente troveremo pesci che possano spezzarlo. Per la piombatura dovremo aprire un paragrafo a parte, in quanto questa può variare a seconda del tipo di canna in nostro possesso e soprattutto dalle nostre intenzioni di gittata. Cerchiamo di capire innanzitutto che più grande è la piombatura usata (solitamente non supererà mai i 150 grammi) maggiore dovrà essere il diametro del monofilo in bobina e quindi anche quello usato per il trave del nostro finale. Ad esempio, usando uno 0,25 millimetri in bobina ed uno 0,20 come trave di canna non dovremo mai adoperare una piombatura maggiore di 50 grammi. Tutto questo per evitare di rompere continuamente il trave o il terminale in fase di lancio. Attenzione quindi alla piombatura usata, che andrà bilanciata con il monofilo usato. Per evitare detti problemi si è soliti usare uno shock leader sulla lenza del mulinello e possedere diversi terminali di riserva con madri di diametro da usare.

Esistono poi 'altri sistemi di pesca più sofisticati, che sinceramente hanno un po' rivoluzionato la pesca in mare, specialmente dagli arenili, negli ultimi anni. Non è certo un caso che molti pescatori operino da una spiaggia con fondali sabbiosi pescando con una bolognese con galleggiante oppure a legering a fondo. I risultati sono più che soddisfacenti considerate anche le possibilità di utilizzo di terminali ultrasottili (0,08/0,12) su canne bolognesi di 5/6 metri oppure su cortissime canne da legering di 3 metri. E' una pesca del tutto particolare che però permette di effettuare delle catture inaspettate anche in condizioni molto spesso proibitive con altre tecniche. 

Esche e pasture

Le esche classiche per la pesca sui fondali sabbiosi sono tutti i tipi di vermi con in testa l'arenicola, seguita da canadese, americano, muriddu ecc. Tra le altre esche buono il bibi, la sarda , il filetto di calamaro. Per quanto riguarda la pesca a legering e con la bolognese è senza dubbio da preferire il bigattino, che risulta rante in tutte le situazioni di mare. La pastu razione nelld pesca sulle zone sabbiose oc cupa un posto non di rilievo, fatta eccezione per la pesca con il pasturatore, nel quale solitamente vengono inseriti i bigattini stessi. E' infatti un problema riuscire a pasturare nelle zone di gittata delle esche. E' comunque da non sottovalutare nessun esperimento da effettuare con una fionda gettando piccole quantità di pastura in una determinata zona ad una distanza adeguata dove successivamente avremo intenzione di lanciare le nostre esche.

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Pesca da terra

La nostra scuola di pesca ci porta oggi a parlare di un argomento abbastanza vasto e di importanza primaria: le esche. Come abbiamo sempre sostenuto e avuto modo di verificare la pesca da terra comprende un incredibile numero di espressioni, partendo dalla pesca con i galleggianti per finire con quella a fondo, passando attraverso moltissime sfaccettature tecniche e particolari situazioni locali. Tralasceremo volutamente di parlare delle esche espressamente destinate alle tecniche di fondo, poiché tale argomento verrà trattato dall'amico Belfiori nello spazio a lui dedicato. E allora parliamo di esche destinate alla pesca di superficie, quella tecnica praticata con l'uso del galleggiante.  
Le esche possono avere due origini, quella animale e quella vegetale. Al primo gruppo appartengono i vermi, larve, crostacei, pesci; alla seconda il pane, gli impasti e tutti i materiali prodotti in laboratorio, ma rigorosamente a base di sostanze vegetali naturali.

Vermi

Nella pesca di superficie vi è un anellide molto usato, specialmente per la pesca in acque salmastre, per la pesca dei cefali e sparli o, da moli e scogliere, per scopi non specifici:la trernolina.
Moltissimi altri vermi sono impiegati nelle tecniche di fondo.

Larve

Tra le larve impiegate per la pesca in mare, il bigattino è diventato di uso comune un po' dovunque. Il suo potere catturante si allarga a moltissime specie: saraghi, spigole, occhiate e tante altre, meno pregiate, ma ha il difetto di non essere un'esca selettiva. Infatti, dovendo usare ami piccoli e fili sottili, molti piccoli pesci vengono catturati e per molti di essi non vi è possibilità di scampo dato che spesso le allamate avvengono in profondità.

Crostacei

Nella tecnica di superficie il gambero vivo risulta essere ancora molto catturante nei confronti di spigole e saraghi, nella pesca notturna. La polpa di scampi e gamberi viene molto impiegata, anche a livello agonistico, per la pesca alle boghe, menole, occhiate. Altri crostacei vengono impiegati per le tecniche di fondo.

Pesci

La polpa di alcuni pesci come sardine, alacce, tonnetti, viene molto impiegata per la pesca al cefalo, alle boghe, alle menole.
Alcuni pescetti, come i latterini, occhiatine, cefaletti, piccoli sparli possono essere innescati vivi per la pesca alle spigole.

Pane 

La tendenza comune è quella di usare il pane dovunque ci siano assembramenti di pesci. Essi ne sono ghiotti e, addirittura, in certe località sembra essere un'esca di primaria importanza. All'interno di porti ed attracchi turistici si potranno vedere spessissimo branchi di pesci che lo attaccano a galla ed in pochi attimi, lo vedremo sparire. E' ottimo per la pesca dei cefali, delle occhiate, delle salpe. Gli impasti a base di pane e formaggio hanno ancora un largo numero di estimatori e consumatori. Con questa esca si possono catturare le occhiate, i saraghi, i muggini, le salpe, le orate. Oggi, poi, sono presenti sul mercato dei validissimi prodotti realizzati da aziende specializzate del settore; sono per lo più di provenienza orientale e, anche se alcuni sono ancora scettici sulla loro resa, vi è da dire che da alcune prove che abbiamo effettuato, la loro efficacia è addirittura superiore alle esche naturali. Tra questi possiamo trovare dei cubetti di glutine di riso (eccezionali per il cefa lo), vermi sintetici e addirittura, delle larve sintetiche insaporite con aromi vari. Sono tutti a base di sostanze naturali, totalmente biodegradabili, perfettamente commestibili per i pesci e assolutamente non nocivi per l'uomo che si ciba delle catture. 

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Bolognese

Una pescata, di solito, dura diverse ore; durante questo periodo di tempo alcuni fattori possono influenzarne l'andamento e i primari sono la marea ed il vento. Se la nostra pescata, poi, si svolmin notturna un altro fattore ancora può arrecare mutamenti: la luna.
Generalizzare la nostra azione di pesca in notturna per l'arco dell'intero anno è impossibile, poiché temperatura e ore di luce differenti alterano ogni possibile tentativo di schema. Visto che adesso siamo in estate e che passare alcune nottate su una scogliera può essere anche un simpatico modo per combattere il caldo diurno o comunque essere una ragione valida od un banale pretesto verso i familiari quando questi si rifiutano di accompagnarci, parliamo un po' di come si può presentare una nottata di pesca estiva sulla scogliera.

L'alba ed il tramonto sono da sempre considerati come i momenti magici per la pesca da terra. Tante specie, infatti, si avvicinano alla costa e la loro attività alimentare sembra aumentare; o meglio, sembra che alcune di esse perdano un po della loro diffidenza e si decidano ad abboccare alle esche con buona lena.

Una scogliera in notturna, offre la possibilità di sondare il territorio marino sottostante, con diverse tecniche fra cui, quella a fondo con il pasturatore.
Come possiamo ben vedere ci troviamo di fronte a condizioni assai mutevoli da luogo a luogo, ma con il tempo abbiamo potuto verificare delle situazioni abbastanza similari un po' dovunque. La notte, come sappiamo, inizia con il calare del sole e in tali momenti, se ci troviamo su una scogliera in condizioni di mare piatto e vento debole, potremo notare che la superficie liscia comincerà ad animarsi: bollate di pesci più o meno piccoli saranno visibili dappertutto. Generalmente si tratta di novellame quale latterini, acciughine, boghette ma non di rado ad essi si accomunano pesci interessanti per la pesca come ad esempio le occhiate, le boghe, i sugarelli. Sul calare del sole la nostra tecnica sarà rivolta ad una pesca prettamente di superficie; le nostre esche, infatti, dovranno essere fatte lavorare sino ad un massimo di due o tre metri sotto il pelo dell'acqua, anche su fondali profondi. Avremo bisogno di attrezzature abbastanza leggere, capaci di lanciare anche a distanza galleggianti di piccole dimensioni; in queste condizioni possono essere ideali gli inglesi. 

Sulla scia della pastura

<

Generalmente la tecnica di superficie viene accompagnata dalla pasturazione che, pur leggera che sia, tende a portare alcune particelle di richiamo anche verso il fondo; così, man mano che passa il tempo, i pesci che prima pescavamo in superficie potremo trovarli un poco più in profondità e tale fatto potremo notarlo, comunque, anche quando peschiamo senza pasturare; sembra cioè che dopo un po' che il sole è tramontato e si è fatto buio, i pesci tendano a ritornare più verso il fondo, e a noi non rimane altro che seguirli, facendo lavorare le nostre esche più profonde. In fondali piuttosto consistenti è evidente che l'impiego dei galleggianti scorrevoli diventa una soluzione assai pratica: con essi, infatti, avremo la Possibilità di seguire le varie fasi evolutive degli spostamenti dei pesci, dalla superficie sino a fondali molto superiori alla lunghezza della canna con cui peschiamo.

Appetito e inappetenza

La fase di mangianza del tramonto può avere durata più o meno lunga e generalmente si esaurisce nell'arco di un paio d'ore. Da tale momento, per ancora due o tre ore, avremo una fase di stanca, momenti cioè in cui i pesci mangiano più svogliatamente e dovranno essere stimolati, magari prolungando le passate se siamo in presenza di corrente, o allungando i tempi di pesca e quindi verificando lo stato delle esche ad intervalli più lunghi. Sulla mezzanotte riavremo un momento di mangianza abbastanza buono, dove anche i saraghi potranno essere partecipi del festino e con essi le spigole. Tale momento durerà circa un'ora e sarà seguito da una successiva fase di stanca che si trascinerà verso le tre o le quattro 

quando, in prossimità del sorgere del sole, noteremo che l'attività alimentare dei pesci tenderà ad aumentare di nuovo, sino quasi a giorno fatto. Questo potrebbe essere "l'attimo fuggente" quello, cioè, in cui anche i pesci di grossa taglia possono essersi avvicinati alla riva e potrebbero essere stati attirati dalle nostre pasture, poiché vi è da tener presente che un pesce grosso, in eguaglianza di specie, si muove più lentamente di uno di taglia minore e che la calma e il silenzio della notte ne favoriscono l'avvicinamento. E' così che avviene l'incontro con l'orata di grosse dimensioni o con la spigolona.

 Schemi teorici ed empirici

Tutto ciò che è stato descritto sino ad ora, e che sembra corrispondere ad uno schema preciso, può subire profonde modificazioni dovute ai fattori cui abbiamo accennato in apertura. Va comunque detto che questo tentativo di analisi, su come si può articolare una pescata in notturna, è il risultato di centinaia di notti trascorse "da sole a sole" sulle scogliere e non si basa soltanto su una o due prove. Naturalmente una levata di vento improvvisa e non prevedibile ha condizionato molte delle nostre pescate, così come le maree ne hanno influenzate altre, a volte positivamente in altri casi in modo negativo. Ad esempio un culmine di marea alle due di notte ha significato un incremento di mangianza almeno un'ora prima di tale orario, sballando quindi le nostre "regole non regole". Anche la luna, abbastanza spesso, ha fatto sballare i nostri schemi: più di una volta l'abbiamo trovata piena ed i predatori insistevano a lungo nella loro caccia in superficie, facendoci perseverare nella presentazione delle esche a galla; a volte invece abbiamo dovuto aspettare che l'astro notturno tramontasse per vedere qualche allamata alle esche calate più in profondità. Sembrava che la sua presenza in cielo disturbasse l'appetito dei nostri antagonisti; forse questo può essere interpretato come sofisma, ma se ci facciamo caso potremo accorgerci proprio di una certa ripetitività di certi avvenimenti, anche riferendosi ad una sola nottata di pesca.

Write on Giovedì, 13 Giugno 2013 Pubblicato in Pesca da terra

La pesca con canna dalla riva viene praticata dalle banchine portuali o dalle scogliere artificiali e naturali. Si tratta di una tecnica di pesca completa per via delle molteplici situazioni che il pescatore deve affrontare. Ad esempio la pesca di fondo, di superficie e a mezz'acqua. Inoltre, le prede, essendo di varie specie e dimensioni, costringono il pescatore ad una guerra su mille fronti e quindi ad un costante variare della tecnica, con l'uso di fili sottilissimi e canne super sensibili.

Il surf casting, in senso lato, è anch'esso una tecnica di pesca completa, almeno quanto la canna da riva, giacché pone il pescatore di fronte ad una enorme varietà di situazioni, legate alle prede, all'ambiente ed alle attrezzature. Infatti, dal primordiale surf casting di una volta, il solo ammesso dalla più antica e rigida scuola italiana, si è arrivati, sempre grazie ad intuizioni maturate in Sardegna, ad un tecnico e sportivo light casting, per approdare, in seguito alle più spinte esigenze agonistiche, al beach ledgering. Surf casting, light casting e beach ledgering sono quindi materia di chi pesca dalla spiaggia. E siccome in Italia la pesca dalla spiaggia si identifica nel surf, il soggetto che maggiormente interviene è appunto il surf caster. Alle canne potenti fino a 8 once si affiancano, quindi, invisibili fuscelli da 30 o 40 grammi. Ai grossi mulinelli con fili del diametro di mm 0,40, si affiancano piccolissimi "fixed spool" che contengono solo 200 metri dello 0,20.

<

Così agli ami n. 7/0 si aggiungono quelli n. 12. E soprattutto, alle zavorre di 200 grammi si affiancano quelle di 20/30 grammi. Per quanto riguarda le prede il discorso si fa un po' più complesso. Infatti, ad un'analisi superficiale i più sarebbero tentati di associare le grosse prede alle attrezzature pesanti e quelle piccole alle attrezature leggere. Ma l'amo piccolo o il filo sottile non sottintendono automaticamente il ridimensionamento delle prede, tuttalpiù una marcata predisposizione a qualsiasi tipo di cattura lasciando spazio al più sportivo dei combattimenti. Sulla base delle più recenti evoluzioni tecniche che rappresentano la realtà in tutti i nostri litorali ed a cui si deve la completezza del surfcaster, sarebbe opportuno riclassificare la pesca al lancio dalla spiaggia ma per questo vi dobbiamo rimandare ad una prossima volta. Quel che ci preme per adesso è evidenziare che il surfcaster, in funzione delle diverse tecniche di pesca a lui congeniali (surf casting, light casting, beach ledgering), rappresenta un pescatore completo come quello che pratica la canna da riva.

L'attrezzatura

Le canne da beach ledgering sono le più leggere in uso nella pesca dalla spiaggia ed hanno quindi una potenza di lancio limitata, generalmente non supera i 50 grammi. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di canne telescopiche il cui ultimo elemento, quello di punta, è però ad innesto.Questa caratteristica consente di montare cimini di diversa azione, aumentando notevolmente e spesso esageratamente il range d'azione della canna. Addirittura sono disponibili cimini con potenza di lancio intorno ai 100 grammi. Una valore incredibile che sconfina su un territorio che nulla ha a che fare con il beach ledgering e che spesso interrompe bruscamente la normale azione della canna. Utilizzando al meglio i vettini idonei, due o addirittura tre elementi ad innesto in fibra di vetro piena, si può coprire con molta precisione e diverse azioni la scala che va da pochi grammi fino a 50. Ciò, naturalmente, vale anche per le canne ad innesti. Altrettanto valide sono le telescopiche tradizionali che, in barba all'osannata intercambiabilità delle vette, presentano un solo cimino, sempre telescopico, dedicato il più delle volte ad una potenza universale, sicuramente capace di soddisfare il pescatore non perfezionista. D'altra parte i cimini intercambiabili hanno il pregio di presentare gli anelli guidafilo fissi, e non scorrevoli come succede nelle normali telescopiche.

Un aspetto questo da tener presente perché il diametro delle lenze che si usano normalmente difficilmente supera i mm 0,20.  La lunghezza delle canne è compresa, normalmente, tra m 4 e m 4.50, una misura che è ormai diventata uno standard in tutte le tecniche di pesca a fondo dalla spiaggia. Il mulinello, considerati i delicati equilibri è assolutamente affidabile, conico, con avvolgimento a spire incrociate e piccolo quanto basta per gestire 200 metri dello 0,16, 0,18, max 0,20. Lo shock leader a volte non è necessario tanto leggere sono le zavorre da lanciare. Al massimo comunque si utilizza uno 0,30. I calamenti sono quasi impalpabili. Tutto, è ridotto ai minimi termini, sia fisicamente che numericamente. Girelle, perline, braccioli ed anche gli ami, fanno parte solamente di questa tecnica, appunto ultraleggera. Un particolare snodo per bracciolo, ad esempio, contrariamente a quanto avviene nel solito schema "nodo perlina girella perlina nodo" viene realizzato senza girella e addirittura con una sola perlina. Il tutto in virtù della massima leggerezza. E i grovigli? Per i braccioli è quasi sempre sufficiente la treccina, un sistema che irrigidisce la parte iniziale del bracciolo e lo rende immune dai normali attorcigliamenti dovuti alla corrente o ad un ricupero impaziente. In breve un calamento tipo long arm è realizzato in questo modo. Attacco a 20 centimetri dal piombo, direttamente sullo shock leader. Lo snodo è costituito da una perlina fermata sullo shock da due nodi semplici, ovviamente uno sopra ed uno sotto. Il bracciolo si inserisce nel foro della perlina e ad essa viene legato con un nodo tipo uni. Per ottenere l'intercambiabilità dei braccioli, anziché legarli alla perlina è sufficiente praticare una gassa sull'estremità del bracciolo, inserire la gassa nel foro della perlina ed inserire infine l'amo e poi il bracciolo attraverso la gassa che spunta dalla perlina. I piombi più grossi, l'abbiamo già sottolineato, arrivano a pesare intorno a g 50. Ma i più leggeri ne pesano appena 5. Anche nel beach ledgering la gittata riveste un ruolo fondamentale. E' evidente, quindi, che le zavorre più leggere saranno usate nella pesca a breve distanza o nel sotto riva, mentre le più pesanti, per le quali è indispensabile una forma aerodinamica, serviranno per superare i 50 metri alla ricerca dei 100. Gli ami sono in sintonia col resto dell'attrezzatura. Piccoli, fini e leggeri. Del resto l'esca che meglio si adatta a questo tipo di pesca sono i vermi, principalmente l'arenicola. Ma anche tremolina o sardina, se le prede sono i muggini. Già, i muggini. Una specie che fino a ieri volava dalla spiaggia verso il mare camuffata da esca e adesso si ritrova, di punto in bianco, dall'altra parte a fare la vittima. Pensate, il muggine, la preda che ha dato il successo e reso completa la pesca con canna dalla riva.

Write on Giovedì, 13 Giugno 2013 Pubblicato in Surf Casting

Le orate del mattino

Con la stagione estiva si chiude un lungo periodo per noi interamente dedicato al surfcasting. Ben nove mesi, da settembre a maggio, durante i quali molte energie sono andate consumandosi, sia a livello fisico che psichico, Le tantissime ore passate sulla spiaggia, di notte e col freddo, ma anche con tante belle pre1 hanno portato come ogni anno ad una stanchezza generale che, seppur compensata da una altrettanto generale soddisfazione, necessita di un periodo di relax. Basta con l'oscurità, il vento, il freddo e quant'altro caratteristico del surf. Ma come fare a star lontano dalla canna da pesca? Semplice: ... è impossibile! Del resto lo stress non è provocato dalla canna ma dall'ambiente e da tutta l'organizzazione invernale. Ciò che si va cercando è una battuta di pesca con la testa libera, anche fisicamente, senza la Petzl o il passamontagna, senza lo stress del mare che dovrebbe calare ma non si sa, senza la paura delle alghe in continuo movimento che minacciano le nostre lenze e così via. Ciò che si va cercando è una battuta di pesca al sole, magari al fresco del primo sole, vestiti senza impegno, senza la paura di bagnarsi i piedi e godendo nel seguire la traiettoria del piombo finché questo cade in acqua. Tutto ciò, naturalmente, con grande soddisfazione per le catture. Bene, una soluzione esiste: l'orata. 

 

Biologia dell'orata

Questo spande, insidiato in mille modi nelle lunghe notti invernali, rappresenta l'anello di congiunzione tra surf e periodo delle ferie, Il suo valore sportivo è indiscusso, anche se d'estate sembra cambiare abitudini: i luoghi dove staziona normalmente, gli orari, la reazione all'allamata. Infatti, non la si trova più sotto il gradino di risacca all'inizio di un canalone ma in fondo al mare, davanti a noi, il più lontano possibile. Durante l'inverno si avvicinava alla costa solo di notte o al tramonto.

Col bel tempo invece si muove all'alba e staziona sotto costa anche nelle ore più calde della giornata. Ma ciò che risulta più strano è che arriva sull'esca con un fare svogliato e superficiale. Infatti, di norma, reagisce con violenza solo se invitata da una vigorosa ferrata. Insomma, sempre di orata si tratta, ma in versione estiva. Siccome gli esemplari catturabili non hanno limite di peso, se non quello della specie, è cosa accorta organizzarsi di quel minimo per fare bella figura con i vicini di sdraio ed i compagni di tavola. Partiamo dall'inizio. Nel periodo che va da giugno ad agosto le orate si avvicinano alla riva quando le condizioni meteo marine sono stabili e soprattutto buone. Il mare calmo è quindi una condizione indispensabile, mentre l'assenza di vento è certamente auspicabile.

 

Le ore in cui muoversi sono quelle del mattino, a partire dall'alba fino al primo pomeriggio. Attenzione però, perché in questo lasso di tempo possiamo individuare due fasce di maggiore attività, cioè periodi in cui le catture sono più frequenti, corrispondenti alle ore meno calde e più calde. Probabilmente questo fenomeno è legato alla calma delle prime ore, condizione questa che rassicura i grossi spandi disinibendoli fino all'inizio delle quotidiane attività antropiche. E a fattori chimico fisici che intervengono quando la temperatura aumenta interessando non solo l'acqua ma anche il substrato e gli animali che in esso vivono sommersi, creando una situazione alimentare favorevole e irrinunciabile al punto da trascurare i pericoli che in altre occasioni hanno tenuto le orate lontane dai nostri ami. Tutto ciò, ancora non l'abbiamo detto (ma era intuibile), si verifica nella spiaggia, soprattutto in quelle poco profonde. Inoltre, e ciò risulta di grande importanza, tutto lo specchio d'acqua antistante è normalmente utile. Niente spot particolari che segnalano concentrazioni anomale di pinnuti, ma un vasto territorio dove ogni punto può essere quello buono. In pratica anche i meno esperti possono tranquillamente sistemare le canne sulla riva senza paura di sbagliare postazione e rimanere a bocca asciutta.

Caratteristiche estive

Una delle caratteristiche dell'arata estiva è quella di arrivare sulla canna in silenzio. Specialmente noi surfcaster siamo abituati a vedere il vettino che si piega all'inverosimile e ripetutamente, segno inequivocabile che la regina ha abboccato. Ma in queste situazioni le cose cambiano radicalmente. Infatti l'arata che mangia l'esca, a meno di essere stuzzicata da una energica ferrata, rimane quasi ferma senza dar segno della sua presenza. E' per questa ragione che un cimino super sensibile può esserci di grande aiuto. Infatti il minimo movimento o tremolio della parte alta della 

canna può essere il segnale giusto. Purtroppo questa sensibilità non è prerogativa di tutte le canne e tantomeno di quelle da lancio, soprattutto se di una certa potenza. Il problema allora può essere quello di arrivare in "zona orata". Questi pesci infatti stazionano a distanza di sicurezza e siccome abbiamo appena detto che le spiagge sono poco profonde questa distanza rischia di essere troppo elevata per le comuni capacità di lancio di una bass o tanto peggio di una beach legering. Il rimedio per guadagnare qualche metro ed avvicinarsi il più possibile alla preda è quello di sbilanciare al massimo il rapporto cannanylonpiombo, riducendo pericolosamente il diametro del filo. Esasperando gli equilibri si mantiene invariata la potenza della canna (ad es. 150 grammi) e il peso del piombo (g 150), e si riduce invece il diametro del filo fino allo spessore di mm 0,20.1n questo modo la capacità di lancio è massima e la resistenza al volo è minima. Insomma questo è il metodo più immediato per coprire distanze altrimenti impossibili. Ultimamente, anche per far fronte a queste necessità, sono riapparse le heavylight rad. Si tratta di canne ancora artigianali la cui caratteristica è quella di essere abbastanza potenti e incredibilmente sensibili, quindi compatibili con l'uso di fili sottilissimi.

Purtroppo questo genere di canna, benché utilizzato già da parecchio tempo ed in diverse parti d'Europa, ancora non ha trovato uno sfogo industriale. Si tratta quindi di normalissime canne, qui da noi vanno per la maggiore le bass 13,24 once, a cui è stato amputato il cimino per sostituirlo con un vettino in fibra di vetro piena, tipo quelli utilizzati nel beach legering. Essendo come già detto una soluzione "do it yourself", in giro si vede di tutto ma le solu zioni più intelligenti riescono perfettamente, garantendo robustezza, sensibilità e soprattutto gittata. Solo nei casi più fortunati è consentito l'uso di una canna da puro beach legering, dove comunque, per aumentare i metri, è necessario giocare un pochino con il già ridotto diametro del filo in bobina. In questo caso il livello sportivo del combattimento cresce vertiginosamente, ma è ovvio che solo i fortunati più esperti potranno godersi il ricupero di una grossa arata sul filo dello 0,12.

 

Che esche usare 

Risolto il problema della canna e della gittata interviene quello dell'esca. Ed è un problema che riguarda la durata, non la funzionalità. Come dire che esche tipo arenicola o cannolicchio andrebbero benissimo ma peccano di resistenza. I piccoli pescetti che per fortuna popolano ancora le nostre acque sarebbero certamente i primi ad aggredire una succulenta arenicola, rendendo vano in pochi secondi ogni nostro tentativo. Così il murice, che tante 

volte abbiamo usato durante l'inverno, torna alla ribalta prepotentemente, ma anche il bibi, l'oloturia e tutte le esche corpose, normalmente gradite dall'orata, capaci di rimanere in acqua anche delle ore.A1 tro particolare importante è l'amo. Questo tiene conto del

Resca utilizzata e del comportamento "estivo" dell'orata. Va bene quindi un amo robusto e appena più grosso del normale , legato ad un bracciolo lungo non meno di un metro del diametro di mm 0,25 0,35, tipo long arm. Le frequenti slamate dipendono infatti dal clima "disteso" che consente all'orata di rendersi conto dell'inganno. L'amo voluminoso, se ben celato all'acuta vista dell'orata, arriva immediatamente a contatto con la preda e la frega sul tempo. Ammesso che succeda sempre così, segue nel più breve tempo possibile una ferrata energica, ripetuta diverse volte. E' il momento in cui anche l'altra parte si rende conto della realtà. Stop improvvisi, fughe repentine, corse laterali. Man mano che la preda si avvicina il combattimento diventa entusiasmante, anche per quella figura argentea di grandezza indefinita che si avvicina e a tratti scompare. Sono momenti indimenticabili. I più belli, ma anche i momenti più pericolosi, dove nessuno sbaglio è concesso e per contro la voglia di prolungare l'emozione è tanta.

 

Pagina 3 di 3