A traina col vivo

p>E'  la tecnica di pesca in mare che richiede più attenzione ed esperienza è quella con le esche vive. Non per niente è anche quella che in alcune situazioni risulta più efficace e che consente di aver ragione di pesci come la ricciola, il dentice e il pesce serra, notoriamente più ricercati e più difficili da far abboccare ad esche morte o artificiali. La traina con il vivo nasce come tecnica professionale principalmente in Sicilia e a Ponza, naturalmente praticata a mano con attrezzi sovradimensionati e con un piombo detto guardiano per far affondare le esche. Il piombo guardiano ha forma affusolata e viene attaccato a una quindicina di metri dall'esca con uno spezzone di lenza lungo circa due metri, in modo da avvertire l'urto sul fondo prima dell'esca. E' un sistema che permette sia di far raggiungere grandi profondità alle esche, sia di ispezionare comodamente tutti i dislivelli del fondo. Richiede però bassissime velocità per ragioni di attrito della lenza con l'acqua, costringe a un continuo controllo della cana e a interventi sul freno e sulla manovella per alzare o abbassare la profondità d'azione e, una volta allamato il pesce, c'è sempre un peso interposto tra pescatore e preda. 

L'attrezzo americano

Gli statunitensi, sportivi fino alla paranoia, hanno sempre usato un sistema d'affondamento più pulito, l'affondatore o downrigger. Tale strumento permette di avere la lenza in pesca ad una profondità prefissata e, dopo l'allamata, di combattere la preda senza zavorre intermedie. La pesca con le esche vive e l'affondatore è consigliata su fondali abbastanza omogenei e consente di portare le esche anche a profondità considerevoli. Al contrario del piombo guardiano tale sistema d'affondamento non è condizionato dalle bassissime velocità, permette quindi di usare anche motori sovralimentati che al minimo non riescono a mantenere velocità intorno al nodo. Permette inoltre di ispezionare zone più ampie, mantenendo velocità di traina leggermente più elevate. L'affondatore può essere manuale o elettrico, il risultato non cambia, mentre è importante la forma della zavorra a seconda della profondità che si vuole raggiungere e della velocità di traina. E' naturale che maggiore è l'idrodinamicita della "palla" e minore sarà l'attrito con l'acqua. Parlando di esche vive mireremo a pescare dentici e ricciole, ma non ci prolungheremo sulle abitudini di questi pesci, per dedicare maggiore attenzione alla tecnica di pesca vera e propria. 

Gli attrezzi 

In genere si impiegano attrezzi dalle 30 alle 12 libbre, a seconda dell'esperienza personale, tenendo sempre presente che le ricciole grandi vanno trattenute dopo la ferrata per evitare che si buttino sul fondo nel disperato tentativo di recidere la lenza sulle rocce. Sono da preferire canne lunghe con azione parabolica, ma anche le standup a ripartizione assolvono benissimo lo scopo, specialmente con prede "qualificate". Non avendo necessità di calamenti particolari per l'aggancio della zavorra, si può usare una lenza classica, rimanendo entro le misure convenzionali dell'Igfa. Si farà quindi una doppiatura di 2/2,5 metri con alla fine legata una girella con moschettone da almeno 50 lbs. Questa consentirà di intercambiare facilmente il terminale, che in genere è lungo un paio di metri e composto da nylon dello 0,60/0,70 con al termine i due classici ami per l'innesco del vivo. Ci possono essere varianti con l'ultima parte usando kevlar o acciaio in presenza di pesci serra, comunque, a mio avviso, è sem pre meglio doppiare gli ultimi 40 centimetri, per combattimenti prolungati con ricciole grandi. Gli ami variano a seconda della grandezza dell'esca, così come varia la distanza tra loro; a questo proposito è opportuno avere già pronta una larga scelta di terminali con ami e misure diverse, o comunque avere l'amo trainante scorrevole sul trave o su un braccioletto di nylon. 

Una tecnica innovativa 

Pescando con l'affondatore si possono mettere in azione due lenze sullo stesso cavo, affondandole con la solita palla. Si cala la prima lenza a circa 50/60 metri da poppa e, dopo averla agganciata alla pinza di sgancio sulla palla, si calano da 6 a 10 metri di cavetto dell'affondatore; si filano in acqua poi 40/50 metri della seconda lenza e la si aggancia ad una seconda pinza sul cavetto. A questo punto si manda in pesca la palla dell'affondatore alla profondità prefissata. In questa maniera si avranno due esche che pescano a profondità diverse, coprendo una vasta fascia d'acqua ed interessando sia i predatori che cacciano prevalentemente a contatto del fondo, che quelli che vagano a mezz'acqua. Un altro vantaggio di pescare con due esche a profondità diverse è quello di poter usare due diversi tipi di esca. Un esempio classico si ha quando si insidiano i dentici a fondo e le ricciole di branco e le lecce a mezz'acqua. Sulla lenza sollevata s'innesca un'aguglia, mentre su quella a fondo una boga di generose dimensioni o un'occhiata. In genere si tende a mettere a mezz'acqua esche più grandi, come l'aguglia, il calamaro o le grandi occhiate, mentre a fondo esche più adatte al dentice come la boga, il cefaletto o il sugherello. 

Traina sui cigli

Pescando con l'affondatore, per avere dei buoni risultati, bisogna conoscere il fondale alla perfezione. I passaggi andranno eseguiti seguendo fe delmente le cigliate, in modo da far passare le esche nei punti dove i predatori sono soliti mettersi in agguato. Questa è la regola che si deve seguire per tutto l'arco dell'anno meno che in primavera, quando, soprattutto dentici, si portano sul pianoro della secca per la riproduzione. In questo periodo è preferibile far lavorare le esche internamente alla secca, ma sempre in prossimità delle cigliate. Come accennato tale sistema non richiede velocità bassissime, si può procedere da 1,5 a 2,5 nodi, salendo fino a 3 nel caso s'inneschino esche molto grandi come il cefalo o il maccarello. Il vantaggio di pescare senza zavorra permette di impiegare attrezzi leggeri rendendo la pesca veramente sportiva e consentendo di divertirsi anche con prede non eccessivamente grandi.