Write on Domenica, 16 Giugno 2013 Pubblicato in Surf Casting

Esca segreta? Spiaggia sconosciuta? No! Niente di tutto questo. Personalmente non ho un solo segreto. Salvo nei periodi in cui amo sperimentare qualcosa di nuovo. Il mio segreto, ma è meglio parlare di convinzione, sta nell'approntare la battuta di pesca col massimo equilibrio e razionalità. Dalla scelta della spiaggia alla scelta della postazione, fino all'uso della canna e dell'esca. Per far ciò non esiste nessun segreto anzi, si tratta di una procedura che è tra le più conosciute. E' sufficiente comportarsi scolasticamente per non sbagliare e per questo vi devo rimandare a tutto quanto scritto su queste pagine da sempre. Una cosa non ancora ben sviscerata, che ho notato e che forse fa la differenza certamente nello stile di pesca e poi forse anche sul risultato, ma molto importante secondo me è il tempo di permanenza In acqua delle esche. E' mia abitudine alternarle in tempi molto ridotti rispetto a quanto normalmente succede nelle spiagge d'Italia. Questo perché le esche tradizionali, salvo rarissime eccezioni, come ad esempio la sardina, non hanno la capacità di attirare i pesci se non da distanze insignificanti. La reazione del pesce, in seguito allo stimolo visivo o olfattivo, è immediata e dura il tempo necessario per raggiungere l'esca: pochissimo, visto che risponde soltanto se questa gli cade vicino. 

L'importanza delle esche

Per farla breve un bibi che giace sulla sabbia da un tempo superiore a pochi minuti rappresenta, in caso di successiva abboccata, il frutto di un incontro casuale, pilotato solo dalla capacità del pescatore di individuare precisamente la rotta di pascolo. L'esca quindi gioca un ruolo determinante in senso spaziale ma è purtroppo impotente dal punto di vista temporale. Ammesso quindi che la nostra capacità di individuare la rotta di pascolo sia indiscussa, lanciare le esche in punti diversi e con elevata frequenza, significa giocare su entrambi i fronti, spaziale e temporale. Con questa tecnica si incentiva inoltre la capacità del piombo di attirare i pesci. Il rumore che questo fa cadendo in acqua è infatti anch'esso un indiscutibile e per niente trascurabile fattore di attrazione. L'azione di pesca risulta molto più dinamica, in netto contrasto con la vecchia e statica filosofia del surf prima maniera, oggi, è evidente, senza più riscontro nella realtà. Un'altra abitudine che ancora stenta ad assumere l'importanza che merita e che è in stretta relazione a quanto esposto sopra è la disposizione dell'attrezzatura sulla spiaggia. Okay per le due canne uguali con identico mulinello... ormai le usano tutti. 

Tutto a portata di mano

Ma su quanta superficie disponete i vostri bagagli? Per effettuare un gran numero di lanci è indispensabile avere tutto a portata di mano, nello spazio minimo indispensabile e sebbene a distanza di sicurezza, il più vicino possibile al bagnasciuga. Nel piccolo invece ritengo molto importante il corretto uso del filo elastico. Questo è diventato ormai parte fondamentale dell'esca ma in genere è utilizzato in maniera indiscriminata. Un verme che muove la coda e la testa è certamente più appetibile di uno legato come una salsiccia. Quindi perché il lycra sia un vantaggio e non uno svantaggio occorre dosarlo, con parsimonia. Evitate sistematicamente di bloccare l'esca per tutta la lunghezza, oltretutto, normalmente, non ce n'è bisogno. Meglio assicurarla, anche se di cannolicchio si tratta, soltanto per un'estremità, quella più lontana dalla punta dell'amo. I più attenti avranno notato che alcuni tipi di filo elastico sono acidi, sgradevoli al gusto per noi e probabilmente anche per i pesci.

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Pesca da terra

Questo pesce, risulta abbastanza comune in quasi tutte le acque che bagnano la nostra penisola, ad eccezione delle coste totalmente costituite da sabbia e fango. In effetti, il sarago, conosciuto come "pesce di tana" predilige i fondali misti, prevalentemente rocciosi, confinanti con sabbia e posidonia, proprio là dove trova il suo cibo preferito, che è costituito da crostacei, molluschi ed anellidi in generale. Si nutre anche di alimenti occasionali rappresentati da frammenti di pesci od altro materiale organico. Di questa specie è notorio che ne esistono cinque congeneri, con caratteristiche morfologiche quasi identiche, ma con toni cromatici spesso differenti e contrastanti tra loro. Di questi, almeno quattro su cinque, interessano il pescatore, in quanto più comuni e più abbondanti nell'immediato sottocosta.

Fra tutti i saraghi, il "maggiore" o reale, è quello che predomina numericamente ed è di conseguenza, il più insidiato. E' inoltre più pregiato dei suoi congeneri sotto il profilo gastronomico (le sue carni sono di una bontà straordinaria), da non sottovalutare per ultimo, l'aspetto sportivo quando rimane allamato a lenze di ridotto lib. braggio. Viene insidiato sia a bolentino, con canna da natante nel sottocosta in pre senza di mare calmo, sia dagli scogli con mare in scaduta o calmo, adottando tecniche più o meno diverse tra loro. Tratteremo adesso quest'ultima tipologia di pesca. che si pratica esclusivamente da riva e che è quella più sentita emotivamente, nonché la più seguita dai pescasportivi, in quanto. per praticarla, è sufficiente utilizzare poche attrezzature che dovranno costituire gli armamenti essenziali ed efficienti per ottenere dei risultati ottimali. 

Attrezzatura e azione di pesca

Innanzitutto, occorrerà procurarsi l'elemento base che è rappresentato naturalmente dalla canna. Questa, avrà una lunghezza variabile dai 6 agli 8 metri e la sua scelta dipenderà dalle condizioni del mare nei punti in cui dovremo pescare e dagli orari, ma questo lo vedremo in seguito. Questo tipo di canna è la classica bolognese telescopica, abbastanza rigida, possibilmente in carbonio e ad azione di punta, per neutralizzare al meglio le fughe di questo resistente pesce. Un ottimo compromesso sarebbe quello di possederne un paio, una della misura minima indicata e l'altra della massima. Queste lunghezze si rendono necessarie per tenere la lenza sufficientemente distanziata dai frangenti e dalle onde di una scaduta di una mareggiata, perché quello è il momento magico per pescare i saraghi dagli in orari diurni. Durante la notte, invece, in presenza di mare calmo, i nostri amici pinnuti saranno meno sospettosi, e arriveranno al tiro di lenza proprio nelle vicinanze degli scogli semisommersi e nelle buche adiacenti. In quest'ultimo caso, potendo pescare più vicino, sarà più che sufficiente una canna di 4 o 5 metri e la tecnica migliore risulterà quella all'inglese; ma andiamo per gradi. Peri mulinelli, la nostra scelta sarà tassativa: di taglia media (300/350 grammi), prodotti di qualità, con frizione dolce, progressiva e... assolutamente affidabile! Insomma, pochi attrezzi, ma buoni, per ottenere efficienza e funzionalità nel tempo. Per quanto riguarda le lenze da imbobinare sui mulinelli, che dovranno assolvere la funzione di lenza madre o trave, sceglieremo due soluzioni: un monofilo super dello 0,28/0,30 mm indicato con mare torbido in scaduta; oppure uno 0,16/0,18 da utilizzare in presenza di mare calmo. Con quest'ultime sezioni, sl avranno maggiori profitti nelle ore notturne. 

La pesca al sarago con mare calmo

Prendendo in considerazione questo tipo di pesca in condizioni di mare calmo, è bene, innanzitutto, conoscere i periodi migliori, che vanno dalla primavera inoltrata fino all'autunno e gli orari più favorevoli, cioè dal tramonto fino al sorgere del sole. Le poste migliori sono quelle situate lungo le scogliere naturali più o meno alte e quelle corrispondenti alle protezioni delle dighe portuali. Proprio nelle vicinanze di questi scogli, davanti ai quali ci deve essere un discreto fondale (dai 4 agli 8 metri), dovremo localizzare quegli avvallamenti con rocce che presentino naturalmente buche e rifugi che, come sappiamo, sono l'habitat ideale del sarago. A questo punto dovremo scegliere due varianti tecniche di pesca, che sono la pesca all'inglese e quella con la bolognese. La prima si pratica con una canna lunga circa 4 o 5 metri, possibilmente telescopica, rigida e ad azione di punta, utilizzando come esca essenzialmente il bigattino; l'altra, con la classica bolognese, lunga circa 6 metri ed anche in questo caso è consigliabile l'uso del bigattino. Ricordandoci sempre che si deve pescare con mare calmo, imbobineremo un'ottima lenza madre dello 0,16 mm di sezione. E' possibile ridurre ancora il diametro scendendo allo 0,14, raramente salendo, solo in presenza di prede di buona taglia, ad un buon 0,18. A prescindere dalle sezioni usate, tutto il monofilo deve essere affondante: in modo tassativo per la pesca all'inglese, per evitare che, quando tira un forte vento di traverso, il galleggiante vada velocemente fuori della zona pasturata. I galleggianti che dovremo usare potranno essere del tipo all'inglese, piombati, con pesi oscillanti tra i 3 + 1 o 4 + 1 grammi, oppure sferici ordinari, sempre piombati, dai 4 ai 10 grammi. Con la bolognese, a seconda delle esigenze, si possono utilizzare altri tipi di galleggianti sia sferici che fusiformi da 2, 3 e 4 grammi. La grammatura supplementare del più 1 dei galleggianti piombati all'inglese, sta a significare che per ottenere la perfetta taratura del galleggiante in pesca, occorre un grammo di pallini spaccati così distribuiti: due di 0,20 grammi fissati come punto di fermo del galleggiante, e gli altri tre sempre da 0,20 grammi, uniformemente distribuiti lungo il corpo di lenza comprendendo anche il finale. Quest'ultimo, avrà una sezione dello 0,14/0,16 mm, proporzionatamente ridotta a quella della lenza madre. Cioè se avremo uno 0,18 in bobina, sceglieremo uno 0,16 come finale e così via. La distanza del primo pallino di piombo dall'amo, varierà dai 60 agli 80 centimetri. Il finale, sarà congiunto alla lenza madre tramite doppio cappio fisso. L'amo avrà una numerazione variabile dal 14 al 16 tenendo sempre presente che l'esca da usare è il bigattino. 

La lenza per la bolognese

Scelta la grammatura del galleggiante, dopo averlo inserito sul filo, al capo finale della madre lenza piazzeremo una torpille del peso di circa mezzo grammo inferiore alla portata del galleggiante stesso. Alla torpille seguirà il finale .Se, invece del bigattino, useremo come esca la polpa di sarda, sostituiremo gli ami con il n'l O o 12. Naturalmente, se il fondale interessato alla pesca supererà abbondantemente la lunghezza della canna, renderemo il galleggiante scorrevole facendolo fermare all'altezza voluta tramite uno stopper. Per quanto riguarda la pastura, fionderemo i bigattini in ridottissime quantità, ma cercheremo di essere abbastanza costanti, per tenere i saraghi sempre impegnati nel punto di caduta delle larve. Se pastureremo a sarda, alcuni frammenti della medesima gettati saltuariamente, dovrebbero tenere a tiro di lenza, anche il più esigente dei saraghi. Talvolta, oltre a questi, capiterà di allamare anche boghe e qualche cefalo.

Pescando di notte, con l'aiuto dello starlite posizionato sull'apice del galleggiante, può capitare di allamare qualche spigola anche di buona taglia. Pesca al sarago con mare in scaduta Pescando con mare torbido, nella scaduta di mare seguente ad una mareggiata, il discorso cambia. Vediamo come dovremo procedere. Prenderemo subito in esame le canne da usare, che, per ovvie ragioni, dovranno essere di lunghezza superiore ai 6 metri, sempre di tipo telescopico, abbastanza rigide e potenti e ad azione decisamente di punta. Per i mulinelli, ci orienteremo ancora verso quelli di taglia media, dei quali raccomandiamo l'affidabilità della frizione, sia del tipo anteriore che posteriore, magari dotati anche dei più moderni sistemi quali la leva di combattimento. Anche i fili saranno necessariamente maggiorati, in quanto non visibili quando sono immersi nelle acque scure ed anche perché è possibilissimo che capitino prede di taglia superiore a quelle ordinarie: talvolta intorno al chilogrammo di peso o addirittura di taglia ancora maggiore. In questi casi, senza mezzi termini, useremo come madre lenza uno 0,26 oppure uno 0,28/0,30 mm. Come finale, invece, sceglieremo uno 0,20/0,22, o, al massimo, uno 0,25 mm. Per quanto riguarda i galleggianti da usare, dovranno essere di tipo sferico, piombati oppure ordinari, variabili nel peso, dai 4 ai 15 grammi. Le lenze che realizzeremo per la pesca al sarago con mare in scaduta, seguiranno procedure identiche a quelle indicate per la bolognese In pesca con mare calmo, ma maggiorando i diametri come è già stato descritto sopra. Gli ami, invece, cambieranno nella misura, poiché dovranno ben sostenere i tocchetti di sarda (per questa situazione cambierà anche l'esca), abbastanza sostanziosi e di conseguenza gli eventuali "saragoni" allamati e recuperati di peso tra le rocce ed i frangenti. Spesso e volentieri, in certe circostanze, il guadino serve a ben poco. Pertanto, consiglierei ami del numero 23 di tipo robusto e forgiato a gambo lungo, altrimenti i numeri 8 e 5 per i saraghi di media taglia. La pastura sarà ovviamente a base di sarde frammentate, che andranno gettate immediatamente sotto alla posizione di pesca, per permettere al riflusso di portarla rapidamente a largo. In aggiunta, è buona norma ancorare un sacchetto a maglie fitte, semisommerso, ripieno di sarde macinate o a pezzi. Col mare in scaduta, si possono usare anche i bigattini, utilizzando lenze a sezione leggermente ridotta e con ami del n' 1412. Le indicazioni tecniche che abbiamo dato in questo articolo, devono essere integrate con l'esperienza che dovrebbe far parte del bagaglio di tutti i pescatori. In particolare suggeriamo di fare molta attenzione alle fasi di marea (ottima quella ascendente) che, talvolta, risultano determinanti ai fini della cattura di questo meraviglioso abitante della scogliera. 

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Surf Casting

In Italia, per la pesca da terra, si possono sfruttare chilometri e chilometri di costa. I vari ambienti marini possono avere conformazione morfologica diversa: scogliere naturali, scogliere artificiali, arenili, banchine portuali, foci. Da ognuna di esse è possibile praticare tecniche diverse, da quelle a fondo a quelle di superficie, con le varianti dettate dalle necessità delle varie caratteristiche locali. Anche queste possono mutare da luogo a luogo e variare sia in funzione delle particolari abitudini alimentari dei pesci, sia per le particolari situazioni geologiche. Volendo citare degli esempi potremmo parlare dei cefali di Ravenna, che si pescano innescando la polpa della cozza (ci risulta essere praticamente l'unico posto in Italia dove ciò accade), oppure della tecnica di pesca praticata dall'alto dei terrazzamenti pugliesi e che «castiga, ovviamente, di attrezzature particolari. Da tutte queste situazioni deriva una grande diversificazione nell'impiego delle attrezzature destinate alle stesse tecniche di pesca, che comunque non deve spaventarci se siamo dotati di un minimo di spirito di adattamento.

All'interno dei moli, vi sono diverse specie che possono essere considerate classiche: le spigole, i cefali, le orate, gli sparlotti, le salpe. Tutti questi pesci sembrano gradire particolarmente le acque tranquille dell'interno dei porti, mentre altre specie preferiscono stazionare sulle punte, dove si possono trovare zone di corrente che favoriscono l'ammassarsi di specie come le occhiate, le boghe, i sugarelli, le aguglie.

Per la pesca in aree portuali sarà opportuno interessarsi presso le varie Capitanerie per poter conoscere quali sonoie zone in cui è consentita la pesca, onde non incappare nelle sanzioni pecuniarie previste per legge. Il lato rivolto verso il mare aperto amplia il numero delle specie pescabili: dai saraghi a molti altri pesciotti di fondo e a prede occasionali. Naturalmente molto dipenderà dalla conformazione dell'e< sterno dei moli (tripodi, ammasso di sassi, a parete liscia ecc.)e dai fondali. E' assai difficile, comunque, generalizzare un discorso. Per le scogliere naturali il discorso deve essere ricondotto alla stagionalità della fauna ittica presente in loco. Le stesse specie ittiche non accostano 

però nello stesso periodo e soltanto alcune saranno presenti durante tutto l'arco dell'anno; si tratterà quasi sempre di pesci di fondo e dei cefali che, in quantità maggiore o minore, saranno sempre presenti nelle acque delle scogliere naturali. Se le spiagge non sono una novità per le tecniche di pesca a fondo, possono essere considerate tali per la pesca di superficie; quella, per intenderci, praticata con il galleggiante. Sembra che i pescatori abbiano saputo sfruttare anche gli arenili per tale tecnica e dai risultati conosciuti pare che il nuovo indirizzo dia i risultati sperati con occhiate, sugarelli, mormore, saraghi, spigole ed orate. 

Surf Casting 

Il segreto della pesca, come per tanti altri aspetti della vita, è essere al posto giusto nel momento giusto. Il luogo quindi è alla base del successo, più che mai in tema di surfcasting. Perché non ci siano malintesi, una cosa deve essere chiara: per fare il surfcasting ci deve essere una spiaggia di sabbia. Questa può essere diversa da un'altra, sia per morfologia che per grandezza, ma tutte sono adatte al surf, anche se ognuna avrà le sue caratteristiche. Ad esempio le spiagge profonde che tanto attraggono i neofiti, sono certamente da scegliere se il mare è mosso ma se le onde sono poche allora è preferibile pescare in una spiaggia bassa. Nell'ambito della spiaggia ci sono poi le postazioni più favorevoli, quali centro spiaggia, estremità, punte, anse, foci e secche. 

Centro spiaggia

Si riferisce naturalmente a spiagge non troppo estese nelle quali per individuare il centro è sufficiente un colpo d'occhio, ma anche a quelle piccolissime, le cosiddette pocket beach, dove, a volte, gioco forzala postazione è obbligatoriamente centrale. Di solito risulta una scelta azzeccata, soprattutto se il vento è frontale. 

Estremità 

Questa postazione che è prossima ad uno dei due promontori che delimitano la spiaggia ha il gran vantaggio di acchiappare anche i pesci che vivono nelle rocce vicine. La scelta tra le due, destra o sinistra, dipende esclusivamente dall'angolazione delle onde. Se queste si muovono verso destra allora la postazione più fortunata sarà vicina al promontorio che delimita a destra; a sinistra, ovviamente, nell'altro caso. 

Punta 

Per punta si intende la lingua di sabbia che si insinua in mare, rompendo il profilo regolare della battigia. E' una formazione caratteristica delle spiagge di una certa lunghezza e risulta un'ottima scelta se il moto ondoso e modesto. Infatti, di solito, di fronte alla punta corrisponde un innalzamento del fondo nel quale anche le onde più piccole si rompono creando così quel minimo di turbolenza che attirai pesci. 

Ansa 

L'ansa è l'esatto contrario della punta. Il profilo della batti gia segna appunto una rientranza, in corrispondenza della quale il fondo si abbassa. 

Foce 

Per foce si intende si lo sbocco di un fiume ma più in generale di qualsiasi corso d'acqua. La pesca si effettua nelle zone circostanti, dove è certa l'influenza dell'acqua a minor salinità o, a seconda della natura del corso, a diversa temperatura. Di solito si tratta di una zona favorevole perché biologicamente varia e comunque caratteristica. In pratica funziona come un grande magnete, concentrando in uno spazio ridotto una gran quantità di pesci, operando anche una certa selezione. 

Purtroppo il gran movimento che si crea in queste zone, soprattutto col mare mosso, complica moltissimo la pesca ma, con un po' di fortuna, riusciremo a posizionarci sottovento, là dove gli elementi spingono, oltre le prede, anche materiali di ogni genere. Fortunatamente, se fosse impossibile ogni tentativo da manuale, si può ripiegare anche sull'altro lato con buone probabilità di successo. Le migliori performance di questo spot si ottengono con mare poco mosso, soprattutto alle spese delle spigole che vengono catturate in quantità anche rilevanti. Risulta comunque una scelta ragionata anche con mare calmo poiché un'altra spiaggia sicuramente non darebbe migliori chance. 

Secca 

Se in qualunque parte di una spiaggia si avesse la fortuna di individuare una secca a distanza ragionevole, cioè nello spazio di poche centinaia di metri, sarebbe opportuno cercare di lanciare le esche il più vicino possibile così da insidiare anche quei pesci che normalmente non pascolano sulla sabbia, Oltre ai saraghi, alle mormore, alle orate ecc. ecc. potremo catturare cernie, corvine, triglie ecc. ecc.

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Surf Casting

Le regioni italiane dove il surfcasting è maggiormente praticato sono quelle che si affacciano al Tirreno. In questi ultimi anni però si è notevolmente sviluppato anche sullo Ionio e sul basso e medio Adriatico. Bisogna riconoscere alla Sardegna un ruolo centrale, storico se vogliamo, ma anche oggettivo grazie alle possibilità di pesca che offre. in questa regione, dove tutti i venti producono occasioni di pesca, è ancora possibile fare il surfcasting pesante insidiando lecce da capogiro o pesci serra, ma soprattutto pescare, ovunque, le orate, oppure i grossi saraghi, le ombrine, le spigole e così via.

La Liguria, spesso sferzata da venti settentrionali, è rinomata per la pesca alle mormore, col mare calmo, soprattutto nel savonese, nelle mezze stagioni e anche d'estate. D'inverno la preda più frequente è il grongo. Si pesca anche la spigola ma in minor misura. La Toscana presenta una situazione simile alla Liguria ma vanta in più chilometri di spiagge, alcune interdette, dove tutto è possibile. Lo svolgimento di diversi campionati italiani della specialità è però segno di fertilità e affidabilità delle sue spiagge, Marina di Bibbona in testa, dove la preda regina è ancora una volta la mormora. Le coste laziali alternano chilometri di sterilità ad altri di fertilità eccezionale. Segue senza soluzione di continuità la predominanza delle mormore che qui, spesso, sfiorano il chilo di peso. D'estate, nelle spiagge intorno a Lad i spoli è ressa per le orate. Nelle ore più calde del giorno con la scaduta da SE se ne catturano tante e grosse. D'inverno, a parte le prede occasionali, presenti un po' dovunque la continuità è data dal grongo che non si fatica a catturare con la trancia di sardina.

Più sud, in Campania, regione che fornisce di arenicola tutta l'Italia, la situazione è complessa. Si pesca dappertutto, anche sotto il Vesuvio, tra i frangiflutti di Miseno, nonostante l'incessante prelievo delle turbossoffianti. E ancora più a meridione, nel Cilento, compreso tutto il bellissimo Golfo di Policastro, fino alla stretta fascia costiera appartenente alla Basilicata. Le prede sono varie, soprattutto mormore, gronghi, spigole e qualche sarago.

La Calabria, bagnata dal Tirreno e dallo Ionio, presenta spiagge con pendenza elevata soprattutto a Ovest, un po' meno a Est. I suoi arenili non sono molto conosciuti ma offrono grandi possibilità di pesca. Le mormore, ancora presenti in gran numero di spiagge con tante altre prede tipo saraghi e spigole, ma anche pesci di fondale tipo pagelli e dentici e naturalmente gronghi.

Altra grande isola dove il surf dilaga è la Sicilia. Qui le mormore contendono il primato alle spigolette maculate, soprattutto nel Golfo di Gela. La stagione migliore è l'Autunno. In Estate le prede si diversificano comprendendo anche piccole ma combattive lecce che giungono a tiro di canna più che altro nella costa orientale. La Puglia, si affaccia anche lei su due mari, Ionio e Adriatico. E caratterizzata da spiagge per lo più a media e bassa pendenza che rientrano nella tipologia standard con prestazioni senza infamia e senza lode. Mormore, al solito, e spigole sono le prede più frequenti. Tra le località più conosciute: Riva degli Angeli nel golfo di Taranto e Margherita di Savoia sull'Adriatico. Ultime regioni interessate al surf sono il Molise e l'Abruzzo. Coste alte e basse che si alternano, lasciano spazio a piccole cale e litorali, spesso protetti da barriere frangiflutti. Il classico surf si adatta quindi a situazioni artificiali dalle quali spesso ricava buoni risultati. Mormore, gronghi, saraghi e spigole sono le prede più ricorrenti

Write on Sabato, 15 Giugno 2013 Pubblicato in Surf Casting

In certe parti del mondo ed in determinati periodi dell'anno le correnti marine favoriscono la concentrazione di plancton vicino alla costa. Si creano pertanto zone di incredibile ricchezza biologica a tutti i livelli della catena alimentare. Questo fenomeno, per la presenza di grossi pesci in caccia, spinge i pescatori ad avventurarsi tra i flutti con le barche per la cattura di prede mirabolanti con esche trainate, naturali e artificiali. Talvolta, gli attacchi disordinati di questi grossi pesci e le conseguenti fughe delle malcapitate prede, avvengono cosi vicini alla costa da rendere superfluo l'uso della barca. Basta una semplice canna da pesca. E' così che, alla fine del secolo scorso, nell'America del Nord, è nato il surfcasting. Da allora molte cose sono cambiate, soprattutto tecnicamente, ma lo spettacolare fenomeno della mangianza, che vede squali e grossi predatori inseguire piccoli pesci, è immutato, in America, in Africa, in Australia e in tutti i Continenti. Nel Mediterraneo la situazione cambia un pochino ed assume aspetti molto più modesti e meno diffusi, tanto che le prede per noi insidiabili si riducono principalmente alla leccia, in minor misura alla ricciola e a prede occasionali, limitatamente, per quel che ci tocca, ad alcuni hot spot dell'Italia meridionale ed insulare. Sempre in America, si è sviluppata un'altra branca del surf che si basa su una mangianza non più di superficie ma di fondo, dunque invisibile dalla riva. La condizione necessaria perché tale mangianza si verifichi é il mare mosso. Infatti le onde interagendo col fondo, in prossimità della riva, modificano il substrato e liberano una gran quantità di organi. smi, sepolti in caso di quiete, che diventano, come il plancton in altre occasioni, la base della catena alimentare. 

Dove si pratica 

L'ambiente dove si pratica il surfcasting è la spiaggia. 11 substrato arenaceo, contrariamente a quanto si pensa, è infatti, ricco di vita. Molluschi, crostacei, vermi e tanti altri piccoli organismi, vivono in essa sommersi, protetti, e in questa trovano naturale sostentamento.nti Primaria e Secondaria. La prima esaurisce la sua energia sul gradino di risacca, la seconda all'altezza dell'ultimo fran Granchi, vongole, cannolicchi: gli stessi animali che noi utilizziamo da sempre come esche, vengono dissepolti dalle onde e messi in movimento, al pari degli altri materiali in sospensione, diventando cibo facile per le nostre prede. Non tutte le spiagge sono uguali, anzi ognuna è certamente caratteristica, per pendenza, lunghezza, esposizione ai venti, fertilità ecc.. Ma tutte hanno una dinamica comune, ben precisa, che assolutamente dobbiamo conoscere. Quando il vento soffia in direzione della costa si formano i frangenti e per conseguenza una corrente superficiale, bianca, che muove verso riva e che determina un aumento di livello dell'acqua rispetto alla zona, apparentemente tranquilla, che sta più al largo. Questa corrente inverte la rotta sul gradino di risacca, ritorna indietro sul fondo, compensa il dislivello creato dai frangenti e soprattutto mette in luce quei piccoli animali di cui si cibano le nostre prede. Si tratta delle corrente. In questi due punti (gradino di risacca e ultimo frangente) si ha la massima turbolenza e quindi la massima capacità di erosione.

Le stagioni migliori 

Il surfcasting si pratica con successo durante tutto l'anno con un sensibile calo in piena estate in relazione al bel tempo e quindi al mare calmo. In particolare la primavera e l'autunno sono stagioni molto favorevoli perché coincidono con l'avvicinarsi a riva di molte specie per l'espletamento delle principali attività riproduttive. Nelle 24 ore, la notte è il momento più indicato, soprattutto se l'acqua è particolarmente limpida.
Quando le onde non sono perpendicolari alla riva, cioè sempre, si creano due correnti molto importanti che scavando ad alta velocità sul fondo, producono un vero e proprio fiume d'acqua, ben delimitato, e guarda caso ricco di appetibili animaletti. Si tratta delle correnti litoranea e di risucchio. La prima scorre nel canale lungocosta parallelo alla riva, vicinissimo al gradino di risacca; la seconda invece scorre nei canaloni, più o meno perpendicolarmente alla costa. Questo fenomeno è un richiamo irresistibile per quelle specie di animali che si cibano frugando sul fondo ed allo stesso tempo rappresenta il fondamento di questa seconda branca del surfcasting. Questa specialità, detta surfcasting medio per distinguerla dalla prima (surfcasting pesante), ha trovato una grande applicazione nel Mediterraneo ed in particolare in Italia dove è stata sviluppata ai massimi livelli. 

Inoltre l'iper attività planctonica legata all'oscurità, favorisce lo scambio energetico col substrato e quindi con arselle, cannolicchi, arenicole ecc. ecc., che diventano così facile preda di orate & C.. Ma si pesca anche di giorno, a volte con pari opportunità rispetto alla notte. Di certo però con acqua torbida, soprattutto in spiagge di modesta pendenza. 

L'attrezzatura 

L'attrezzatura è composta da un sistema cannamulinello, per il lancio di esche e zavorra che può raggiungere anche due etti di peso totale. La situazione ambientale in cui si pesca determina la potenza degli attrezzi. Ad esempio, per vincere la resistenza di un vento frontale sostenuto è indispensabile che la zavorra abbia un certo peso, altrimenti non va avanti neanche se spinta dal miglior lanciatore. Lo stesso dicasi se l'esca è voluminosa. Anche in questo caso, se la situazione suggerisce un lancio potente, è necessario che la 

zavorra sia pesante. Se invece il vento è di modesta entità, sarà sufficiente una zavorra leggera, magari aiutata da un filo sottile nel mulinello che non faccia attrito in aria. Inutile però sperare di risolvere ogni situazione con una sola canna. Una semplice e azzeccata suddivisione di questo attrezzo in base alla potenza di lancio è la seguente: fino a 2 once (50 grammi ca.); da 1 a3 once (g 30 80 ca.); da 2 a 4 once (g 50 115 ca.): da 3 a 5 once (g 80 140 ca.); da 4 a 6 once (g 140 170 ca.); da 6 a 8 once (g 170 220 ca.). Una rastrelliera ben fornita dovrebbe quindi contenere 12 canne, 2 per tipo. Nella realtà ci si destreggia egregiamente con un parco canne più modesto che fa a meno della più leggera, utilizzata esclusivamente nel beachledgering, e delle due più potenti che solo pochi fortunati hanno ragione di utilizzare razionalmente. Il range ottimale si restringe ouind i alle potenze comprese tra le 5 once. Normalmente costruite in carbonio con tecnologie all'avanguardia, le canne moderne hanno tutte una struttura sottile, telescopica o in due elementi, con un'azione di punta che le rende sensibili e veloci, ma anche delicate e impegnative da manovrare nel lancio. La lunghezza varia dai m 3,5 ai m 4,20. Oggi le canne da pesca sono fortunatamente ben concepite e realizzate con precisione e professionalità incredibili. Anche la produzione nazionale risponde a questi requisiti, anzi direi che proprio in Italia vengono realizzati i modelli migliori. Infatti, la produzione orientale che ha monopolizzato il mercato mondiale segue indicazioni di mercati ben più importanti del nostro e anche se alla fine la produzione è quantitativamente immensa, il risultato è qualcosa che si avvicina alle nostre esigenze ma di fatto non è stato studiato appositamente per noi, come invece succede col prodotto italiano. Il mulinello può essere a tamburo fisso o a tamburo rotante. Il primo, risulta molto più pratico e semplice nell'uso e viene abbinato alle canne più leggere, con piombi non più pesanti di g 130. Il secondo è concettualmente molto più semplice ma anche complicato e impegnativo nell'uso. Si utilizza con le canne più potenti e le zavorre più pesanti perché nel lancio, ammortizzando lo shock dello stacco, non danneggia l'esca e soprattutto non provoca traumi al dito del lanciatore. Il mulinello rotante monta sopra la canna e non sotto, da qui una diversa e complessa anellatura della canna. 

Le esche e i calamenti 

Il capitolo delle esche ha una valenza locale. Quindi, la prima cosa da fare è quella di utilizzare le esche del posto, cioè animali che vivono nella spiaggia dove si va a pescare. In pratica bisogna infiltrare, tra i vermi o i cannolicchi che le onde mettono in gioco, anche quelli vigliacchi, con l'amo. Casomai il difficile è quello di presentare l'esca nel modo migliore. Questo è un problema legato alle condizioni del mare, allo stato di agitazione, alla trasparenza dell'acqua. Insomma una signora esca deve sapersi muovere e confondere in mezzo alla pastura, sia alla vista che al tatto. Ognuna di esse va quindi trattata diversamente a seconda delle occasioni. 

Arenicola 

E' un verme che si trova dappertutto e che ovunque funziona, egregiamente. Si innesca con un apposito tubicino che permette di vestire anche parte del bracciolo. Questo innesco su un amo n. 8, super leggero, a gambo lungo, e un finale lungo un metro è quanto di più classico e collaudato possa esistere. Di notte, col mare poco mosso, con le mormore non ha rivali. Ma se non di sole mormore si tratta, allora può essere 

prono tutte le esigenze. In ogni caso tutti i mulinelli devono essere provvisti di uno speciale parastrappi per il lancio, costituito da un grosso spezzone di nylon lungo due volte la canna, che ammortizza lo strappo iniziale salvaguardando l'integrità del sottile filo della bobina, l diametro del parastrappi (shock leader) varia dai mm 0,30 ai mm 0,60. 
A volte per l'orata basta abbondare nell'innesco, oppure proporla in un amo alto, legato ad un bracciolo meno lungo, ma su un amo a gambo corto, magari diminuendo la distanza di lancio. E' sempre valido anche il raddoppio dell'esca, ossia un altro verme, naturalmente legato, che ha il solo scopo di aumentare il volume dell'innesco e quindi di puntare sull'ingordigia e sulla capacità alimentare della preda. 

Cannolicchio 

Il cannolicchio è un'esca generica che trova impiego in qualsiasi condizione di mare ed alle spese di tutte le prede. Per gli usi più leggeri (mormore) viene privato delle valve ed innescato col solito tubicino, magari fermato da due giri di filo elastico, Se le mire sono ambiziose (saraghi) allora la parte del cannolicchio vicina alla punta dell'amo sarà il piede del mollusco oppure, se il gioco si fa duro (orate), si lasciano addirittura le valve celando tra le carni due ami in tandem e richiudendo il tutto con filo elastico. E' un'idea sensata quella di danneggiare la conchiglia, anche se la durata dell'esca risulta poi inferiore. 

Bibi 

Si tratta di un verme particolare pieno d'acqua ma con una pelle abbastanza consistente. Non è un anellide ma è gradito a tutti i grufolatori, saraghi e orate in primis. Le mormore sono ugualmente attratte da questa esca sempre ché le dimensioni siano compatibili. In caso contrario è necessario tagliare il verme a striscioline e innescarle in modo che il tessuto abbondi anche fuori dall'amo. Si tratta di un'esca tipicamente invernale che difficilmente fa cilecca. 

Sardina 

La sardina è un'esca molto utilizzata perché pesca di tutto, è facilmente reperibile e costa pochi soldi. Si innesca normalmente a trance piccole, legate col filo elastico sull'amo. oppure intera, magari priva della sola testa, nella speranza che ad abboccare sia qual che grossa preda. E un'esca che funziona anche alla lunga perché la carne perde in acqua parte dell'abbondante quantità di grasso, creando una specie di brumeggio. 

Calamaro 

Si tratta dell'esca bianca per eccellenza. Adatta soprattutto per i pezzi più grossi, saraghi e spigole. Si utilizza praticamente tutto, dai tentacoli al mantello e pure la testa. Si innesca addirittura intero se non è molto grande. Di norma si usa a piccole trance per cui il risultato è un bocconcino abbastanza consistente che crea problemi al bracciolo durante il recupero. Per evitare i conseguenti grovigli è quindi indispensabile recuperare piuttosto lentamente. Il calamaro funziona benissimo in primavera, ma anche durante il resto della stagione se il mare è sufficientemente mosso. 

Calamenti 

Il calamento altro non è che il complesso pescante, cioè 

quella parte della lenza costituita da braccioli, ami e piombo. Partendo da tre calamenti base esiste tutta una serie di possibilità che trova applicazione a seconda delle situazioni, sulla base di valutazioni che spesso diventano soggettive. La prima scelta riguarda la lunghezza del bracciolo che col mare calmo sarà massima, mentre sarà minima col mare mosso. L'eventuale necessità di lanciare lontano comporta l'uso di un solo amo, naturalmente legato al trave perché voli composto e non faccia attrito con l'aria. Più ami sono invece consigliati quando l'attività è sostenuta e la possibilità di fare due catture contemporaneamente è reale. Re di tutti i calamenti, per capacità di cattura, è il long arm, un lunghissimo spezzone di nylon lungo un metro e mezzo circa. Il diametro varia dai mm 0,18 ai mm 0,40 a seconda del mare. Più questo e mosso più il nylon è grosso. Divide il titolo di re dei calamenti il pater noster, un calamento a due ami che funziona sul gradino di risacca, in mezzo ai frangenti e quando ci sono molti pesci. Più o meno i diametri del filo sono uguali a quelli del long arm ma la lunghezza dei braccioli è decisamente inferiore, max 50 centimetri. Infine il faster, un calamento monoamo con spiccate doti aerodinamiche. Si tratta di un bracciolo lungo poco meno di 100 centimetri, con attacco lontano dal piombo (un metro circa), il cui amo e relativa esca sono solidali al trave perché trattenuti da un ferma esca (bait clip) che si sgancia quando il piombo tocca il fondo. Si tratta della soluzione ideale per pescare lontano dalla riva. 

La tattica 

La tattica di pesca parte dalla conoscenza dei fenomeni di base, cioè dall'interpretazione della mareggiata. In parole povere occorre individuare i punti propizi (per questo è bene giungere sulla spiaggia quando ancora è giorno) dove probabilmente ci sarà la maggior concentrazione di pesci. Quindi, ultimo frangente, canaloni e canale lungo costa: gli ultimi due si riconoscono perché, in mezzo alle turbolenza, appaiono come zone di relativa calma, dove le onde non si infrangono. In seguito si sistemano le canne sul limitare del bagnasciuga, lanciando le esche possibilmente a distanze diverse così da sondare l'area più vasta. La frizione del mulinello va aperta così da evitare che una grossa preda rompa la lenza prima che noi si possa fare qualcosa. Se le esche sono fragili i controlli saranno frequenti, meno se queste sono resistenti oppure hanno anche un'efficacia tardiva come appunto la sardina.

Attenzione ai lanci. Questi devono essere obliqui rispetto alla corrente in modo tale che i braccioli non ricadano sulla lenza madre ingarbugliandosi. In caso di "tocca", cioè un movimento leggero del cimino sicuramente da riferire ad un pesce, è bene aspettare qualche secondo per una conferma. Magari si può cedere un po' di lenza per non far sentire troppa resistenza al pesce, estrarre la canna dal picchetto, e verificare se la preda dà ancora segni della sua presenza. In caso affermativo siamo autorizzati a credere che il pesce abbia abboccato per bene. Segue quindi un'energica ferrata, con la mano sul mulinello per frenare la bobina, ed il recupero. L'entità della tocca è sempre in relazione alla specie che abbocca, alla mole di quest'ultima e soprattutto alla distanza operativa. La velocità del nostro intervento invece è legata alla lunghezza del bracciolo. Più questo è lungo e più tempestiva sarà la nostra reazione. 

Le prede 

Dividiamo le prede abituali del surfcasting in due categorie: predatori e grufolatori. Alla prima appartengono la spigola, il grongo, la leccia, il serra, il palombo. Alla seconda invece la mormora, il sarago, l'orata, l'ombrina. 

Spigola

Tutto si è detto e scritto a proposito di questo bellissimo pesce. Vorace e ubiquitario. Imprevedibile e poco combattivo. Di certo in cucina fa la sua gran figura per cui è sempre una preda piuttosto ambita. Si pesca in tutta la stagione del surf, ad iniziare da settembre per finire in primavera inoltrata. Mangia di tutto ma l'esca regina è il muggine, naturalmente vivo. E' indispensabile comunque una certa turbolenza, sia sui banchi di sabbia, anche distanti dalla riva, che più sotto dove normalmente scorrazza spinta dalla corrente litoranea. Al tramonto e all'alba sembra particolarmente attratta dal verme americano, innescato con generosa abbondanza ma appena pizzicato dall'amo. 

Grongo

Altra preda invernale è il grongo. Si tratta di un predatore molto vorace e combattivo, essenzialmente notturno. E' una facile e non attesa preda finché le dimensioni sono modeste, ma diventa difficile e soddisfacente avversario quando il peso supera i due chili. li palato di questo pesce è infatti molto duro e difficilmente si riesce a trafiggerlo con l'amo. Inoltre oppone una strenua resistenza che spesso riesce a rompere la lenza. Si cattura prevalentemente su spiagge "miste" dove la sabbia lascia spazio ad alghe e roccia. 

Leccia

La leccia è il predatore più combattivo che possa capitare sull'amo. Arriva sulle spiagge in primavera e lo si cattura solo vicino alle punte estreme che delimitano la spiaggia, quando il mare è un po' mosso. E' una tipica preda del surfcasting pesante ma giunge spesso sulle nostre esche anche se le mire sono altre. L'alba, soprattutto, ma anche il tramonto, rappresentano i momenti in cui preferisce avvicinarsi a riva. 

Serra 

Il pesce serra è un predatore atipico. Si dice che la sua aggressività sia tale da indurlo ad attaccare altri pesci per il solo gusto di ammazzare. E' un pesce dotato di una dentizione molto tagliente per cui il normale filo di nylon non è sufficiente ad assicurare la cattura. Un grosso amo, una bella trancia di muggine, quando non è possibile utilizzare il vivo, ed una bella treccia d'acciaio sono quindi indispensabili. Durante l'autunno e anche in primavera, si avvicina in branchi numerosi quando il mare è quasi calmo e staziona sulla stessa spiaggia anche per diverso tempo. Lo si cattura sia di giorno che di notte. 

Palombo 

Ecco il nostro squalo! Scientificamente, Mustelus mustelus. Certo tra gli squaloidei è una specie piuttosto modesta, ma sei o otto chili di questo animale che tirano dall'altra parte danno un bel daffare. Si cattura nelle spiagge con pendenza elevata, naturalmente di notte, soprattutto in primavera. Per insidiarlo è sufficiente un esca generica come il calamaro, qualunque anellide, oppure la sardina. 

Mormora 

La mormora è la preda più frequente in Italia. Si pesca praticamente tutto l'anno, sia di giorno che di notte. E' un animale che vive quasi esclusivamente sulla sabbia quindi non è raro catturarne molti esemplari in una sola battuta. Si ciba di piccoli organismi e vermi che risucchia dalla sabbia stando instancabilmente con la coda all'insù. Per insidiarla sportivamente occorre un attrezzatura da beach legering e cioè una canna di potenza intorno ai 50 grammi, un muli nello con filo dello 0,16, ami n. 10 e vermi per esca, arenicola in primis. Il calamento più efficace è il long arm: un metro e mezzo di filo del diametro di mm 0,18 0,22 a seconda del mare. 

Sarago

Anche questo è un pesce che riempie spesso i nostri carnieri, soprattutto nei mesi invernali e primaverili. Al contrario della mormora però lo si cattura prevalentemente col mare mosso. E un energico combattente che sfrutta la corrente per aumentare la resistenza. Mangia vermi, cannolicchio, calamaro, cozze e sardina. In genere la paratura è composta di braccioli abbastanza robusti (anche 0,40 millimetri), piuttosto corti e ami n. 4, storti, a gambo corto. 

Orafa 

Contrariamente a quanto avviene d'estate, periodo in cui l'orata viene pescata col mare calmo e di giorno, nella stagione del surf e col mare mosso, la si cattura prevalentemente di notte. Nonostante l'oscurità la si riconosce subito. Infatti la sua reazione è inconfondibile. Basta tenere la canna in mano e sentire una delle sue testate per rendersi conto che di altro non può trattarsi, Dotata di denti e mascelle robuste, mastica qualunque cosa, compresi i durissimi murici. Altrettanto volentieri assaggia il cannolicchio ed il bibi. 

Ombrina 

L'ombrina è un grande grufolatore e anche un grande pesce. Può arrivare tranquillamente ai 10 chili di peso. Le catture di esemplari così grandi non sono un fatto raro, soprattutto nella tarda primavea. In certe parti del Mediterraneo infatti, da maggio in poi, i pescatori di spiaggia si dedicano esclusivamente alla cattura di questo bellissimo pesce. L'esca più adatta è il cannolicchio privo di valve oppure il bibi di grossa taglia. 

Pagina 2 di 3