Write on Martedì, 07 Gennaio 2014 Pubblicato in Pesci

Il pagello può essere considerato la preda per eccellenza del bolentino, sia per la qualità delle carni, ma soprattutto per la vitalità che sprigiona quando è in canna.
La pesca al pagello viene praticata lungo tutto l’arco dell’anno, le catture, quelle con la “c” maiuscola, invece, si intensificano da fine ottobre sino a primavera inoltrata.
I branchi di pagelli nei periodi freddi pascolano prossimi alla costa, in aree dal fondale fangoso, a volte attorniate da costoni di roccia.
Il branco colonizza questi ambienti e difficilmente si sposterà, sempre che non vengano a mancare le sostanze nutritive. La ricerca del pesce va fatta esclusivamente con il supporto di un ecoscandaglio, a meno che non vi sia a bordo una persona che conosca bene la zona di pesca, o si abbiano dei punti di riferimento dove il pesce stazioni abitualmente.

Ancoraggio o scarroccio?

Sono due tecniche fortemente utilizzate per la pesca al pagello; se ci si trova in prossimità di fondali rocciosi, allora risulterà senz’altro idoneo l’ancoraggio al substrato, ma bisogna che la manovra sia precisa, al fine di sostare esattamente al di sopra del branco.
Se ci si trova su fondali fangosi o misti a fango e sabbia allora risulterà eccellente l’utilizzo dell’ancora a pallone, che rallenterà lo scarroccio della barca e permetterà di esaminare un tratto di mare più o meno ampio alla ricerca del mitico pesce rosa.
L’esca con la maggiore resa per insidiare il pagello è considerata, in molte zone d’Italia, il gambero di paranza; l’unico neo è che questa esca è molto costosa e di difficile reperimento. Altre ottime esche sono il muriddu, il verme coreano, il cappuccetto (piccolo mollusco simile a una seppia). Anche il paguro è annoverato tra le esche con una maggiore resa; per reperire questa esca ci si può rivolgere a un pescatore che utilizzi i tramagli e che può mettere da parte la nostra esca dopo la salpata delle reti. Il bolentino per i pagelli a prima vista può sembrare una pesca semplice, ma a volte la ricerca dei migliori strumenti di pesca può fare la differenza.

L'attrezzatura

Solitamente è rappresentata da una buona canna in carbonio, lunga dai 3 ai 4 metri, rigida, ma con il vettino molto sensibile, perché spesso il pagello aspira l’esca delicatamente e spesso è difficile accorgersi che il pesce attacca l’esca. Il mulinello deve avere invece una frizione morbida, in grado di reagire tempestivamente all’attacco del pesce. Per il calamento vi sono diverse scuole di pensiero, si può averne a due o a tre ami. Quello a due ami viene montato con il piombo appena sopra l’amo che tocca il fondo e a circa 60-70 centimetri il secondo amo. I braccioli sono lunghi dai 30 ai 40 centimetri.
Il calamento a tre ami, invece, viene montato con il piombo al di sotto del primo amo, i braccioli si distanzieranno di almeno 70 centimetri l’uno dall’altro. La lunghezza dei braccioli ci consentirà di presentare l’esca nel modo più naturale possibile. La dimensione del nylon invece sarà compresa tra 0,25 e 0,30 millimetri e la madre 0,35. La grammatura dei piombi può variare da 30 a 100 grammi, a seconda della forza della corrente. Il pagello si annuncia con una robusta testata che indica che l’amo è stato ingoiato e che si potrà procedere alla salpata. Il recupero deve essere fatto con delicatezza e decisione al fine di evitare che i pesci più grossi possano slamarsi o addirittura rompere il calamento.

Write on Martedì, 07 Gennaio 2014 Pubblicato in Traina

Il concetto di questa tecnica, usata già dagli antichi greci, è quello di "trascinare" un’esca calata a poppa dell'imbarcazione e conferirle il giusto movimento, così che possa sembrare, ai pesci, una loro abituale preda. Si racconta che questa pesca nacque nel 1800 a.C. in Mar Egeo, precisamente attorno all'odierna isola di Santorini.
I pescatori videro un enorme branco di pesci sostare sotto un tronco d'albero alla deriva e, con ami a cui avevano legato piume di gabbiano, riuscirono a issare a bordo decine e decine di lampughe. A seconda dell'imbarcazione, dell'attrezzatura e della preda insidiata, la traina si suddivide in piccola o costiera, media e grande traina ai grossi pelagici. Ci soffermeremo a descrivere la piccola traina, che nel periodo di fine inverno dà grandi risultati, specie se praticata in superficie. Basta andare per mare con un cucchiaino o una piumetta trainata per capire che a volte la piccola traina non è poi tanto "piccola".

La pesca a traina può essere praticata con imbarcazioni e attrezzature da migliaia di euro, come può andare benissimo un gozzo da 3 o 4 metri con motori da 4 cavalli. Tra settembre e febbraio lungo la costa transitano e accostano ricciole di branco, lampughe, palamite e tonnetti. La traina costiera è praticata spesso con attrezzature che hanno costi poco elevati.
Si può trainare con la lenza a mano o con canne da 12-18 libbre con mulinelli rotanti. Possono essere utilizzate esche vive, artificiali, piumette e cucchiaini. Le esche vive si utilizzano solitamente per prede di grosse dimensioni, quali ricciole o dentici, le artificiali, le piumette e i cucchiaini per specie ittiche pelagiche che ritroviamo prossime al sottocosta. Questa pesca è praticata in tutta l’Italia ma in particolar modo al Sud. Le ricciole di branco, i piccoli tonnetti e lampughe in questo periodo affollano le acque costiere, per cui c’è un viavai di imbarcazioni che vanno alla ricerca di questi pelagici color oro e argento.

Write on Martedì, 07 Gennaio 2014 Pubblicato in Bolentino

Il bolentino su medio fondale, si pratica a una profondità compresa tra i 25 e i 70-80 metri, in prossimità di rilievi o di secche. Le migliori poste sono le zone di sabbia o fango con scogli sparsi, nelle cui vicinanze si ancora la barca per pescare immediatamente sotto la caduta dello scoglio, provando anche a mezz’acqua e sulla sommità. Ricche zone di pesca sono sicuramente i relitti e in tutte le variazioni batimetriche.
Il protagonista di questo tipo di pesca è il pagello fragolino, preda presente in abbondanza da inizio autunno sino a fine primavera. Sgombri, orate, scorfani e tanute sono altre prede che si possono trovare all'amo se pratichiamo questa tecnica.
Per la pesca a bolentino di medio fondale viene utilizzata un'attrezzatura che va a cavallo tra il bolentino leggero e il bolentino di profondità;
possono essere utilizzati terminali con tre-cinque ami innescati con vermi, o meglio ancora un’esca bianca, tipo calamaro a strisce.  L'imbarcazione ha la sua importanza, deve essere spaziosa, con un pozzetto che consenta una buona agilità di manovra e un motore piuttosto potente considerando che le poste di pesca solitamente si trovano oltre le sei miglia dalla costa. La canna deve avere una lunghezza da 1,80 a 2,40 metri con una potenza di 80-160 Libbre.
Il piombo deve avere una grammatura tale da resistere alle forti correnti che spesso si agitano sotto l'imbarcazione.

Le esche più indicate sono il verme americano e il gambero o la seppia per l'amo che pesca più prossimo al terminale. Sulla barca non deve mancare un minimo di strumentazione, come una bussola, un GPS e un buon ecoscandaglio che raggiunga almeno la profondità di 150 metri. Una volta scelta la zona di pesca, se su fondale roccioso ci si ancorerà da prua in maniera da agevolare le azioni di pesca, se su fondale sabbioso lo scarroccio è sempre una delle alternative che possono regalare magnifiche prede.

Write on Mercoledì, 13 Novembre 2013 Pubblicato in I negozi

Ormai si parla sempre più spesso di Minitrave e dell'impiego dello stesso nel Surfcasting.
MG-Surfcasting
vuole presentarvi questo accessorio artigianale realizzato con i migliori materiali in commercio che sta riscuotendo forte interesse tra i surfcaster Italiani .

Gauarda la gallery

Minitrave Antigroviglio

La parola "MINI" si addice perfettamente all'accessorio in quanto la sua grandezza è di 4,5 cm le caratteristiche tecniche sono le seguenti :
Il travetto è realizzato con acciaio armonico trattato per resistere alla salsedine il suo spessore di 1,2 mm lo rende molto resistente il suo carico di rottura e di gran lunga superiore ai 200 gr , gli accessori utilizzati sono esclusivamente in acciaio e di produzione giapponese (girelle,rolling swivel Bz) le perline nelle varie colorazioni sono in vetro di murano,il conetto copri gancio e molto piccolo cosi l'accessorio assume un design diverso dagli altri ,ma la peculiarità che lo contraddistingue è la sua proprietà anti-groviglio studiata nei minimi dettagli. 

Il MINI TRAVE è un prodotto artigianale creato da mani esperte e per realizzarlo si utilizzano i migliori prodotti che ci sono sul mercato.

Il mini trave è prodotto da

michele girammaMichele Giramma puoi contattarlo tramite FACEBOOK o tramite E-MAIL

Write on Giovedì, 07 Novembre 2013 Pubblicato in Video

Gallery completa di video sulla pesca dalla spiaggia a Bolentino

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