Sarago pizzuto

 A maggio e a giugno l'attività diviene frenetica, moli e scogliere si popolano di numerosi pescasportivi in attesa di misurarsi con uno degli spandi più furbi: il Puntazzo puntazzo, universalmente conosciuto come sarago pizzuto. E' proprio il caratteristico muso a punta che gli dà il nome e lo differenzia dagli altri saraghi. La bocca piuttosto piccola e dal profilo convesso nasconde denti incisivi stretti e molto inclinati in avanti come quelli dei cavalli. Con questo potente scalpello naturale il nostro "grattarocce" frequenta le pareti dei moli rimuovendo piccoli organismi animali di cui si nutre, ma sembra sia capace persino di staccare le resistenti patelle dalla loro sede con la sola forza delle mandibole ! Nell'età adltuna, non ama vivere in oralico e durante la primavera grossi esemplari si avvicinano alla costa. Si tratta di una migrazione che gli studiosi definiscono' trofica" ovvero legata alla ricerca di cibo, a differenza di quella che avviene per la riproduzione nei mesi di settembre ed ottobre quando, nascoste tra le alghe, depone migliaia di piccole uova pelagiche galleggianti. Di solito, i pizzuti, a meno che le condizioni ambientali non siano mutate, scendono sottocosta seguendo le medesime rotte ogni anno, cominciando a muoversi alla ricerca di acque con una temperatura e salinità adeguate, cioè più ricche di cibo. Parliamo di un animale euralino che ben si adatta a diversi gradi di salinità, per questo si può trovarlo anche all'imboccatura di laghi salm4stri, fiumi e scarichi di acque dolci. Frequenta fondali rocciosi misti ad alghe e vive dai 40/50 metri di profondità sino a pochi centimetri; naturalmente quando non viene disturbato. Anche le alghe fanno parte della sua dieta alimentare, le preferite sono le "lattughe verdi" (ulva) e quando il fondale ne è ricco, sceglie una zona e non se ne allontana; in questi frangenti difficilmente si farà tentare da qualsiasi esca. Inizia a muoversi solo dopo una violenta mareggiata quando la maggior parte del pascolo di alghe è stato scaraventato sul bagnasciuga. E' questo il momento di calare lenze.

Abitudini diurne

A differenza di saraghi notturni come il testanera, il puntazzo ha abitudini alimentari prevalentemente diurne e mangia coni! sole pieno: le ore migliori vanno dalle dieci del mattino alle quattro del pomeriggio. Le giornate più adatte sono quelle in cui soffia un leggero vento di maestrale o quelle estive di calma assoluta di mare e vento, con acque chiare e trasparenti. Spesso l'attacco nelle afose e piatte giornate primaverili, dopo ore di attesa, arriva verso mezzogiorno con l'inizio della consueta brezza che spinge il pesce a muoversi. Abita tutto il Mediterraneo, compreso il Mar Nero, l'Oceano Atlantico e le Canarie. Lungo le coste italiane la distribuzione è abbastanza uniforme. In Puglia il tratto migliore per la pesca va da Brindisi (particolarmente indicata la scogliera tra Polignano e Monopoli e quella a sud di Savelletri) a Barletta, poi prosegue, superato il Gargano, dopo Vieste. Nel suo cammino entra volentieri nei bacini portuali, specialmente a Brindisi, dove viene pescato sia direttamente sotto le banchine che al lancio. Nei porti sopravvive la pesca tradizionale con lenze a mano: si rivela ancora valida perché consente un contatto diretto con il pesce ed un incoccio rapidissimo. Il filo va calato rasente il molo e per mimetizzarsi meglio sarà di colore simile alle alghe ed alle altre formazioni presenti, ad esempio quando le banchinesono coperte di cozze useremo un filo nero. La lenza dello 0.22 / 0.25 terminerà con un unico amo e quando possibile non verrà piombata per presentare l'esca in modo naturale. Per appesantire la lenza ed ovviare a problemi di corrente si può aggiungere una piccola spirale di piombo direttamente sul gambo dell'amo. Il semplice terminale non cambia anche se adoperiamo mulinelli e canne, queste saranno di media lunghezza dotate di una cima molto sensibile.

 Esche e tecnica

L'esca principale è la cozza che potremo procurarci direttamente dalle banchine; va sgusciata in modo da lasciarla integra e innescata dalla parte superiore più dura, facendo poi girare e scomparire l'amo all'interno. Pescando dalla scogliera la tecnica e le esche cambiano: all'inizio della primavera alcuni adoperano piccoli calamari innescati interi, ma l'esca principe rimane la poliedrica ed efficace vermara (verme di Rimini). Esistono anche inganni insoliti: alcuni sportivi siciliani giurano di usare il fico d'India tagliato a tocchetti ! L'attrezzatura deve essere piuttosto robusta perché i pizzuti primaverili possono superare il chilo ed alcuni esemplari arrivano sino a 60 cm di lunghezza e 2 kg di peso. Sarà formata da una canna da lancio sui 4 metri ed un mulinello veloce capace almeno di 200 metri di filo dello 0.30 0.35. Sono utilizzabili vari tipi di terminali, ma per vincere la naturale diffidenza della preda preferiremo lenze pulite ad un unico amo montato su un bracciolo dello 0.30, lungo 30/40 cm. L'amo sarà del n. 8/6 (non conviene adoperare misure più grandi perché l'apertura boccale è piuttosto piccola) e forgiato per penetrare rapidamente le labbra spesse e dure. Il bracciolo dell'amo va montato 50 cm sopra il piombo in modo che lavori sollevato dal fondo perché i saraghi pizzuti hanno l'abitudine di nuotare quasi a mezz'acqua. Come recuperarlo La lenza termina con un piombo ad oliva o simile senza occhiello, il cui peso varia secondo le condizioni del mare, non va legato, ma semplicemente stretto con una pinza al filo in modo da sfilarsi rapidamente se dovesse incagliarsi durante il recupero della preda. Quando è ferrato, la reazione del puntazzo è decisa, stretta la frizione del mulinello, dobbiamo tirarlo di prepotenza senza dargli respiro non lasciandogli la possibilità di intanarsi. A volte, quando sottocosta vengono disturbati, i saraghi non si avvicinano a terra, in quel caso l'unica soluzione è munirsi di una piccola imbarcazione ed insidiarli a bolentino. In Puglia, una volta ricchissima, negli ultimi anni si assiste ad una contrazionedi questa specie per l'eccessivo sforzo di pesca, specialmente nel barese, ad attendere i pizzuti ci sono chilometri di reti di sbarramento lasciate in divieto alle leggi a pochi metri dalla costa. Andrebbero puniti soprattutto i pescatori che usano acidi e veleni per spingere i pesci nelle reti.