L'alalunga

Non è impresa facile, ma si può tentare di battere un record per l'alalunga: la taglia media di questi velocissimi tunnidi in Mediterraneo è inferiore rispetto a quella dell'Atlantico, ma la buona presenza di pesce lungo le coste italiane dalla fine dell'estate all'inizio dell'autunno è sicuramente un punto a favore per gli angler di casa nostra. I branchi ch alalunghe compiono rapidi passaggi annuali nello Ionio e nel basso Adriatico spingendosi sino al promontorio del Gargano e alcune catture sono state segnalate più a nord al largo delle coste abruzzesi. E' preda comune anche nel Mar Ligure, in alcune zone del Tirreno centrale e settentrionale e nelle acque sarde e siciliane. Riconoscere il «Thunnus alalunga» è piuttosto semplice per la sporgente pinna pettorale da cui prende il nome. Preferisce acque temperate, difficilmente al di sotto dei 15 gradi, ha un peso medio di 8 10 kg ed una taglia massima di 30 kg; recentemente è stato pescato un bell'esemplare di 25 kg nel Golfo di Taranto.

La tecnica di pesca più redditizia è sicuramente la traina con gli artificiali, il drifting per le alalunghe ha dato scarsi risultati anche se, occasionalmente, con il pesce sottobordo si può tentare il jigging. L'attrezzatura ideale è formata da una standup 1220 abbinata ad un mulinello adeguato, anche se nel caso si voglia tentare un record il libbraggio della canna può scendere sensibilmente. In commercio esistono veri e propri gioielli da 4 e 6 libbre: si preferiranno quelli dotati di carrucole, che meglio aiutano l'esile monofilo a reggere lo stress del combattimento. Indispensabili anche una cintura da combattimento dotata di bretelle reggicanna, guanti da big game, ed un paio di raffi fissi. L'assetto di traina viene condizionato dalla tipologia della barca, ma se si possiede un equipaggio ben affiatato e pronto ad affrontare ferrate multiple, si possono calare contemporaneamente sette lenze. In condizioni meteomarine ottimali si può fare a meno dei divergenti (outrigger), con mare mosso conviene adoperarli anche se, oltre alla distanza tra le lenze, dovremo regolare e saper dosare la diversa lunghezza delle esche da poppa.

Con una discreta presenza di tonno in mangianza, il pesce attacca l'esca sin sotto la barca e le traine vanno tarate a breve distanza, altre volte è necessario concedere anche 60 metri di monofilo. Le prime catture della giornata indicheranno la giusta distanza di pesca, il tipo di artificiale e la velocità (compresa sempre tra i 5 e gli 8 nodi) sebbene queste variabili possano mutare durante le lunghe ore di traina. In caso di cattura, la velocità verrà diminuita per consentire il recupero delle prede che va fatto cominciando dal pesce ferrato più a corto; le lenze vanno rimesse in pesca prima di procedere ad altri recuperi perché nonostante l'andatura ridotta avranno molte possibilità di essere nuovamente attaccate dato che il branco solitamente segue i compagni allamati.  

In linea generale le migliori sono i minnow dai 9 ai 14 cm sia affondanti che galInalanti dalle tinte e tonalità cese: Testa rossa, bianco celeste, il tipo sgombro e l'aguglia da 13 cm, le non c'è mangianza conviene Insistere con i minnow che nuotano più in profondità, ma quando vi è una frenetica attidei predatori in superficie wenn° preferibili octopus e pitone. La difesa del pesce è sempre strenua, ma dipende modo in cui è stato ferrato, l'alalunga esercita una trazione formidabile, ma senza strappi o salti. Raramente affonda a distanza, ma tenta sempre di riguadagnare il fondo quando è in prossimità della barca. Uno dei segreti per mantenere il pesce in scia è calare una serie di teaser di varia misura al centro delle traine che generalmente si posizionano in pesca o con una pompa spruzzare acqua in modo che il pesce abbia l'impressione di trovarsi appena sotto un branco in mangianza.